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Walter Bonatti

Con gli sci dalle parti dei piani di Pezza
Una bella giornata di sole ed eccoci prendere gli sci per una gita scialpinistica nella zona dei piani di Pezza.
Le premesse ottime sono state in parte confermate ed in parte no. La stagione, in effetti, appare un po' strana: dopo il bel freddo di gennaio e le buone nevicate, febbraio risulta essere “balordo”, con pioggia fino in quota, successiva alta pressione monstre e, per non farsi mancare nulla, tanto e tanto vento. Morale: il terreno di gioco risulta di difficile interpretazione.
Infatti, dopo una bella e panoramica salita in direzione Costone della Cerasa partendo dal rifugio del Lupo, ci accorgiamo che i pendii sono un misto di tratti ghiacciati, ventati, accumoli di farina, crosta terribile e per finire un bel gesso anticurve. Insomma, il peggio che ci si poteva aspettare.
Raggiunta la cima del Costone, dopo un paio d’ore di salita con calma di vento ed un bel sole abbagliante, eccoci sulla cresta che passa prima per la Cimata della Cerasa e poi per la Costa della Tavola il cui ripido pendio, qualche annetto fa, ci aveva regalato belle emozioni.
QUEL CANALE CHE NON C’E’
Finalmente una bella giornata di sole dopo alcuni fine settimana all'insegna del maltempo (quello precedente con secchiate d’acqua fino a 2000 metri purtroppo…), nella quale riusciamo ad organizzarci per un bel canale sul Terminillo.
La “montagna dei romani” non delude mai, anche durante quegli inverni un po' strani come questo del 2019, in cui la neve caduta non è tanta e, quindi, il terreno d’avventura è senza fondo, privo di quel fondamentale strato di neve trasformata che garantisce oltre che sicurezza anche un maggiore divertimento.
Ci vediamo presto lungo la via Salaria, considerate le alte temperature previste (anomale per inizio febbraio), e una volta giunti nei pressi del rifugio Sebastiani troviamo un discreto affollamento. Complice una giornata di addestramento del Soccorso alpino, sono tanti gli alpinisti che si dirigono al canale Centrale, all’Orsacchiotta, qualcuno alla Brucchietti, molti altri al Pietrostefani o al canalino nord.
Noi, invece, andiamo verso la parte nascosta, lì dove il canale sembra non esserci: il “Canale che non c’è” per l’appunto, un ripido scivolo valutato AD-, sui 50°/55° con un paio di passaggi che arrivano anche a 75°.