03Dic 2020

Escursione 08-12-2020

03Dic 2020Escursione 08-12-202003 Dic 2020ArticoliG.E.O. (2)03Dic 2020Escursione 08-12-202003 Dic 2020ArticoliG.E.O. (2)03Dic 2020Cima della Laghetta 4 Ottobre 202003 Dic 2020ArticoliG.E.O. (2)Ci ritroviamo domenica 4 Ottobre per la prima escursione d’Autunno, la prima di gruppo dopo la “pausa” estiva, dove comunque tanti di noi hanno scelto la montagna come meta delle ferie, frequentando Alpi o Dolomiti, mai […]

03Dic 2020

Cima della Laghetta 4 Ottobre 2020

Ci ritroviamo domenica 4 Ottobre per la prima escursione d’Autunno, la prima di gruppo dopo la “pausa” estiva, dove comunque tanti di noi hanno scelto la montagna come meta delle ferie, frequentando Alpi o Dolomiti, mai come quest’anno così affollate.
Questa volta la scelta cade sulla Cima della Laghetta, un itinerario non tra i più battuti ma non per questo meno affascinante e panoramico.
Il nostro sentiero parte poco prima il centro abitato di Campotosto, in prossimità del cimitero e della Chiesa di Santa Maria Apparente, la strada sterrata segue il torrente, inizialmente con pendenza dolce ma che man mano diventa più accentuata, nonostante la temperatura “frizzantina” ci dobbiamo infatti alleggerire per evitare di sudare troppo e rischiare di sentire freddo più avanti.
Questo tratto di salita, con buona pendenza e terreno compatto, anche se un po’ faticoso è l’ideale per guadagnare quota, basta infatti voltarsi indietro per vedere tutto il lago di Campotosto sotto di noi.
Usciti dal tratto di bosco proseguiamo lungo il costone della montagna attraversando anche piccoli corsi d’acqua. La cresta non si vede, totalmente avvolta dalle nubi
Incontriamo una coppia che sta tornando indietro, ci dicono che più su c’è tanto vento e nebbia e non vale la pena andare avanti.
In effetti con queste nuvole così basse anche la visibilità sta diminuendo, ma alla fonte Pane e Cacio (1976 mslm) riusciamo anche a vedere l’Adriatico sulla nostra destra.
Adesso dobbiamo salire sul pendio erboso, seguendo gli ometti di pietra che ci porteranno alla vetta, ma il vento, anche se non troppo freddo, è veramente forte, per questo ci teniamo leggermente più bassi della linea di cresta sperando in un minimo di protezione.

05Mag 2020

Narcisi di Montagna "dialogo per un alpinismo della rinuncia”

Questa volta non conoscevamo questo testo, lo troviamo quasi per caso, in un cesto tra quelli usati e lo prendiamo incuriositi dal titolo e dal tema trattato.Scopriamo con piacere una lettura davvero interessante, dove l’Autore, attraverso la forma del dialogo, quindi con risposte più o meno argomentate e articolate, talvolta volutamente provocatorie, ci espone la sua visione dell’alpinismo, da come è nato a cosa è diventato, che cosa veramente spinge l’uomo a dirigersi verso le vette, a confrontarsi con se stesso, a fare i conti con la paura, con il rischio e con la morte.


                    

Il testo non affronta solamente temi prettamente alpinistici ma è un viaggio interiore all’interno dell’animo umano, con tutte le paure, i desideri, dalle più alte intenzioni e aspirazioni verso il Sacro alle più infime meschinità e alle più gretto materialismo che a volte nascondiamo anche a noi stessi.
Uno sguardo critico e disincantato verso una pratica ormai sempre più alla rincorsa della prestazione sportiva, dei record del tempo, del grado di difficoltà, tutti fattori misurabili e comparabili (quantità) che accrescono la popolarità di chi compie l’ascesa.
La critica è diretta al mondo della montagna in generale, da quello di punta, atleti agonisti che vivono per primeggiare nella loro specifica disciplina, nel mondo degli sponsor, della spettacolarizzazione e di tutti gli eccessi, a quello dei fantomatici “guru” che professano la ricerca di una presunta pace interiore che in realtà nasconde una fuga, non solo dalla frenesia e dal frastuono della metropoli ma in primis da se stessi.

18Feb 2020

Una passeggiata solitaria sulle Dolomiti del Brenta

Prima di partire per Molveno, mi sono posto come obiettivo una sana passeggiata per qualche sentiero della zona.
Certamente in cuor mio speravo di trovare un compagno di viaggio, meglio se del posto, così da poter stare più sicuro e tranquillo. Arrivato in albergo, chiedo subito informazioni in merito, ma purtroppo durante la stagione invernale non organizzano nulla.
Senza perdermi d'animo, mi rivolgo presso l'ufficio turistico del paese per farmi dare una cartina dei sentieri, chiedendo anche informazioni su quali di questi siano più fattibili nel periodo invernale.
Decido di percorrere quello che da Molveno conduce al Rifugio Croz dell'Altissimo, a circa 1.500 metri, posto subito sotto l’omonima vetta. I tempi di percorrenza sono di circa 2 ore, con un dislivello non molto impegnativo di almeno 500 mt.
Passata la serata con un po’ di apprensione, perché è la prima volta che intraprendo un’escursione in solitaria, eccoci pronti a partire, di mattina presto, dopo una buona colazione.
Il cielo limpido e l'aria frizzante mi danno fiducia, mentre il sentiero, fin da subito, presenta una discreta salita nel bosco. L’apprensione della sera prima gradualmente lascia il posto al piacere di camminare in perfetta solitudine nel tipico bosco trentino, dagli inconfondibili colori e profumi di conifera, così come ad una maggiore attenzione e consapevolezza della strada che sto percorrendo.
Superato il bosco, il sentiero incastonato tra le forme rocciose della parete sud-ovest della Cima Croz (una parete di 900 metri, tra le più alte e impressionanti delle Dolomiti di Brenta, dove nel 900 si misero alla prova i più forti e impavidi scalatori del tempo…), diventa più dolce. Il panorama è mozzafiato: cime severe che formano un anello, incombono sulla valle al cui interno passa un ruscello dalle acque congelate.