06Mar 2021

ALLA RICERCA DEL SILENZIO PERDUTO
ASCESA E DISCESA DAL MONTE TERMINILLO
In fondo è stata una mattina come tante, una di quelle belle giornate di sole vissute all’aria aperta. Probabilmente no, non è stata una mattina come tante, perché mai, come in questa fase storica caratterizzata da profonde inquietudini, vivere il silenzio con la faccia al sole ed i capelli al vento, vale oro. Non abbiamo intenzioni bellicose, visto che è un anno e mezzo che, a causa delle chiusure forzate (della mente e del corpo), piccozza e ramponi sono ormai parte dell’arredo casalingo. Anzi, di recente le piccozze ci sono servite a piantare un paio di chiodi “sonanti” sul muro.... del corridoio.
Salire per un canale che incide il versante est della nostra montagna di casa e scendere con gli sci dove ci va per il versante opposto, o direzione Vallonina sotto il Sassetelli o direzione valle del Sole. Stiamo sul Monte Terminillo, da sempre “palestra” per un piacevole alpinismo invernale, disponibile per tutti i gusti: dalla ascesa in tranquillità, alla via più impegnativa di ghiaccio e misto.
La strada che porta al Rifugio Sebastiani è chiusa in prossimità del Conetto; poco male, sci e pelli ci garantiscono una progressione veloce assieme ad altri avventurieri (per lo più scialpInisti). La valle del Sole è solcata sulla sinistra orografica da un importante valanga, frutto del distacco della tanta neve accumulata in questo inverno paradossale: sul Terminillo non si vedevano tre metri di neve dai tempi del Duce, così come non si vedeva così tanta gente con ciaspole, bob, buste nere, gommoni, incidenti, traffico, etc., al punto che, come di incanto, si riparla nuovamente di importanti investimenti degli enti locali per lo sci sul Terminillo.
Mah, la proposta ci lascia perplessi, considerato che, a fronte di un notevole impatto ambientale, i benefici non sembrano così tanti. L’indotto economico della zona è da trent’anni in sofferenza, a maggior ragione in tempi di follia pandemica, semplicemente perché lo sci appenninico non funziona come invece promettono gli speculatori senza scrupoli della montagna. A parte quest’anno strano, c’è sempre meno neve e la conformazione del territorio, e le annesse (mancanti) infrastrutture, non suggeriscono la costruzione di futuri e nuovi ecomostri, parenti di quelle brutture ancora in piedi e mai smantellate che ogni tanto sbucano come ruderi nelle valli, nei boschi, negli altipiani dell’Appennino. Piuttosto che parlare di nuovi impianti di risalita, perché non valorizzare un turismo alternativo e sostenibile fatto di escursioni, ciaspolate, scialpinismo, alpinismo, parchi avventura, etc.?
Mentre queste considerazioni vanno e vengono nella mente, procediamo imboccando il pendio in salita che costeggia il Rifugio. La giornata è calda, ma la neve dimostra che il rigelo notturno è stato importante. Siamo emozionati nel rivivere sensazioni da un po' sopite, ed allo stesso tempo siamo un po' affaticati, visto il poco allenamento su questo tipo di terreno nell’ultimo anno. Pausa ristoratrice e gli sci sono agganciati allo zaino: piccozza e ramponi ci daranno quella sicurezza necessaria nella progressione del canale dell’Orsacchiotta, una classicissima dalla pendenza media del 50%, con punte verso la fine del 60% (o del 55, dipende dalla stagione). Si intravede una cornice all’uscita del canale, ma non sembra preoccupante.
Saliamo di buon ritmo in progressione incrociata, i polpacci un po' bruciano vista l’inattività, ma il respiro lo cerchiamo di rendere regolare, armonizzandosi ai movimenti del corpo: con il baricentro al centro, fluttuiamo a seconda del braccio destro/gamba sinistra e braccio sinistra/gamba destra. Incontriamo una cordata ferma, a quanto pare ci sono alcuni problemi da parte di uno dei componenti che non se la sente di proseguire. La neve è un po' strana, in effetti, ad un primo strato cedevole subentra un fondo duro: l’impressione è che il rampone non tenga, ma anche qui è solo un’impressione.
06Mar 2021
Manaslu - Simone Moro rinuncia
Prendiamo spunto dalla dichiarazione di Simone Moro che è stata pubblicata non solo su montagna TV, ma anche altri siti e portali dedicarti all'alpinismo.
Nonostante l'intervista sia più lunga (...comunque merita la lettura), e la frase utilizzata per il titolo dell'articolo è parziale rispetto ai concetti espressi da Moro, quella che apparentemente potrebbe sembrare un'umile e rispettosa presa di coscienza da parte di quest'ultimo nei confronti della montagna, rivela ciò che oggi, tra social e media, rischia di diventare l'alpinismo.
Un alpinismo ormai esasperato ad ogni livello e non solo nel caso delle super prestazioni (come la conquista del K2 o del Manaslu di inverno), dove ad affermarsi è lo sforzo titanico di sfida e di conquista, alimentato da un ego senza limiti, che offusca, pone in secondo piano, sbiadisce, l'imprescindibile e fondamentale ricerca di sintonia ed armonia con l'ambiente con cui si entra in contatto.
Concetti come capacità e limiti, infatti, sono attribuibili prettamente all'uomo e non di certo alla montagna, in riferimento alla quale hanno ben poco senso.
Recenti fatti di cronaca (vedi la tragedia sul Monte Velino) dimostrano, non che ce ne fosse bisogno, che anche se si è preparati non è necessario essere su un'ottomila per trovarsi in situazioni critiche.
20Gen 2021

Terminillo 2217 m.s.l.m - Canale dell'Orsacchiotta 20-12-2020
Tra un DPCM e l'altro (a palazzo madama si saranno distratti) e complici le abbondanti nevicate di metà dicembre, rimettiamo finalmente i ramponi per salire il Terminillo la montagna dei Romani.

Bastano pochi passi sui ramponi per capire che le condizioni sono perfette, neve abbondante e della giusta consistenza: ne cedevole e affaticante ne dura e insidiosa, insomma quella neve che mette a proprio agio anche sul ripido e che ormai chiamiamo scherzosamente “scrocchiarella” per il rumore sotto i nostri passi.
05Dic 2020
Walter Bonatti
06Mar 2021ALLA RICERCA DEL SILENZIO PERDUTO06 Mar 2021ArticoliG.E.O. (2)ASCESA E DISCESA DAL MONTE TERMINILLOIn fondo è stata una mattina come tante, una di quelle belle giornate di sole vissute all’aria aperta. Probabilmente no, non è stata una mattina come tante, perché mai, come in questa fase storica caratterizzata da profonde inquietudini, vivere il silenzio con […]