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14Apr 2011
Escursione sul Monte Giano - Recensione

Con gli ultimi aggiuntisi da Roma (un po’ più assonnati degli altri ma ben pronti e sorridenti), di buon mattino ci si trova tutti all’inizio del sentiero verso il monte Giano. Si prende una mulattiera che si snoda in mezzo ad un querceto ancora assonnato di inverno ma che già comincia a dare segnali di risveglio.
Un grifone volteggia su di noi prima di sparire nel cielo che ci sarà amico lungo tutta la giornata risparmiandoci tanto il caldo di un sole pieno quanto la pioggia che sarebbe stata una seccatura.
Il gruppo, ben nutrito ed eterogeneo anche anagraficamente, è all’inizio un po’ sfilacciato, non trovandosi un ritmo comune di camminata sicché chi ci guida dà l’ordine di ricompattarci tutti e cominciamo ad amalgamarci come un sol uomo. Usciti dal querceto ci troviamo su un pratone, sempre in discreta pendenza, che mette alla prova le giunture di tutti ma che non fa recedere dall’obiettivo prefissato. Si continua così fino alla capanna degli alpini ove una targa ricorda i caduti che questa parte di Italia ha dato in dono alla Patria nella Grande Guerra.
Un grifone volteggia su di noi prima di sparire nel cielo che ci sarà amico lungo tutta la giornata risparmiandoci tanto il caldo di un sole pieno quanto la pioggia che sarebbe stata una seccatura.
Il gruppo, ben nutrito ed eterogeneo anche anagraficamente, è all’inizio un po’ sfilacciato, non trovandosi un ritmo comune di camminata sicché chi ci guida dà l’ordine di ricompattarci tutti e cominciamo ad amalgamarci come un sol uomo. Usciti dal querceto ci troviamo su un pratone, sempre in discreta pendenza, che mette alla prova le giunture di tutti ma che non fa recedere dall’obiettivo prefissato. Si continua così fino alla capanna degli alpini ove una targa ricorda i caduti che questa parte di Italia ha dato in dono alla Patria nella Grande Guerra.
Ci fermiamo ad ammirare lo strapiombo di circa 400 metri e il paesaggio avanti a noi con Antrodoco ai nostri piedi, alla nostra sinistra il Monte Nuria e sulla destra il Terminillo ancora spruzzati di neve; non sono di certo vette imponenti e quindi forse snobbate in nome di un’idea estrema dell’escursionismo (come del resto oggi si ha di ogni cosa), ma questa non è la mentalità giusta per calarsi nella Natura e certamente non ci appartiene.
03Mar 2011
Le foto del campo invernale
22Feb 2011
Campo invernale 2011 - Recensione
Sono le cinque e trenta del mattino di sabato e sono già sveglio. Di solito mi capita di dormire “un po’ di più” in questo giorno della settimana. La sveglia che ho impostato la sera prima sul mio cellulare ancora deve suonare. Ho un appuntamento alle sette in un posto ad un quarto d’ora da casa. Mi guardo intorno in camera e vedo il mio zaino da montagna preparato la sera prima. L’escursione è iniziata ieri, andando a dormire presto e rinunciando alle solite piacevoli distrazioni che riempiono i soliti venerdì sera. Ma perché sono già sveglio? Non potevo aspettare la sveglia impostata sul mio Nokia? Mi alzo e vado a vedere l’ora sul telefono ancora in carica: mi aspettano due giorni in montagna, non posso assolutamente rischiare che mi si scarichi! Decido di anticipare l’alzataccia e mi inizio a preparare. Ho proprio bisogno di qualcosa di caldo da mettere sullo stomaco: come farei senza il mio caro forno a microonde! Riscaldo qualche cornetto, un caffè e dopo una bella doccia calda sono pronto per uscire. Sono le sei e quaranta, fuori fa un freddo cane e il sole ancora non è sorto. Mi metto in macchina e accendo subito i riscaldamenti, metto un po’ di musica e mi reco sul posto dell’appuntamento. Sono quasi le sette e in giro per Roma già c’è traffico, clacson che disturbano una calma tensione che cresce dentro. Ci ritroviamo lì, tutti quanti, e dagli sguardi assonati si percepisce già questa tensione – la stessa che mi ha fatto svegliare mezz’ora prima – per l’esperienza che stiamo per intraprendere: due giorni in montagna per l’atteso campo invernale comunitario. Un momento dell’anno nel quale una comunità militante che segue un percorso tradizionale decide di ritrovarsi forgiando con la neve e il fuoco il legame che la unisce, scindendo i propri lacci col mondo caotico della pianura, con le abitudini e i falsi bisogni creati artificialmente dalla modernità, che individualmente ciascuno di noi vive quotidianamente. Due giorni nei quali nessun cellulare sarà messo in carica, nessun forno a microonde riscalderà i nostri cornetti, nessuna doccia calda e nessun riscaldamento potranno intorpidirci, nessun lettore cd alienarci, nessun nervoso clacson destabilizzarci.