Partiamo alle sette alla volta di Leonessa alla ricerca, neanche fosse estate, di un po’ di frescura in questa stagione balorda, dove il freddo raramente ha fatto visita. Sono le 7 di mattina del 3 aprile e fanno 15 gradi…. Sopra Leonessa dicevamo, perché da lì a dieci minuti vogliamo entrare in una delle valli più affascinanti del Monte Terminillo, la Vallonina, la cui strada, curva dopo curva e frana dopo frana, porta alla Sella di Leonessa per ricongiungersi al Rifugio Sebastiani. Un anello per intenderci, intorno alla montagna di Roma.
Ma queste sono solo le coordinate della zona, utili a far capire a chi legge dove una mattina di aprile abbiam deciso di “dare sfogo” alla nostra voglia di montagna. Presa la strada della Vallonina, l’idea è di fermarsi al “solito posto”, all’ex rifugio ristorante “da Mosè”, noto ai frequentatori di zona come punto di partenza per varie gite. L’obiettivo è il Monte di Cambio, un bel duemila che stavolta vorremmo fare passando per il Monte Porcini ed il rifugio Maiolica. Queste erano le intenzioni, altri saranno gli sviluppi.
Ottimisticamente, ma in fondo lo sapevano quanto fosse difficile l’utilizzo viste le sciroccate degli ultimi giorni, ci siamo portati le attrezzature da neve: ciaspole e sci da scialpinismo, nella speranza che qualche lingua di neve slanciata verso l’alto, ci facesse godere. Ma il versante del Cambio che sale dalla Vallonina, dopo un primo breve tratto, non è a nord e, quindi, il processo di fusione della neve, in queste giornate tipiche di maggio, non lascia scampo. Ed allora, l’alternativa va trovata, “cotta e mangiata”, direttamente sul campo, quando ancora lungo la strada stiamo per raggiungere il posto di partenza che, di fatto, è lo stesso.
Una classica dello scialpinismo: il Terminillo per la Vallonina, un’avventura in uno degli angoli più remoti ed affascinanti della zona. Ma, soprattutto, tutto esposto a nord, con la neve che, generalmente, si conserva. Ed infatti, dopo neanche 100 metri dal parcheggio, vai con la neve e vai con la progressione invernale, in una giornata di primavera inoltrata. Neve tanta sì, ma neve tanto marcia purtroppo, ma non si può avere tutto… ci accontentiamo e siamo felici. Come i bambini.
Si sale nel bosco e dinnanzi a noi si aprono i bastioni rocciosi del versante nord: per quasi tutti i partecipanti è la prima volta lungo questo itinerario e lo stupore e la meraviglia per un paesaggio invernale e severo è tale che la fatica, in particolare a causa del caldo, non si sente assolutamente.
Si sale e si suda, il sole cuoce e ce ne accorgeremo al ritorno, con le nostre guance rosse come peperoni. Anzi, rosse come quelle dei bambini. Siamo sotto la sella delle Scangive, una gara scialpinistica (il trofeo Bianchetti) ci precede. Dritti per dritti saliamo in direzione del canalone nord ed i ciaspolatori faticano a mantenere l’equilibrio su una neve talmente marcia che le stesse ciaspole non tengono. Ma non importa, stiamo vivendo una giornata inaspettata in cui l’effetto sorpresa non accenna a diminuire. Aggiriamo il canale nord e ci rimettiamo sulla via classica che sale dalla Vallonina (per la prima parte del nostro percorso abbiamo fatto una variante più diretta), tra un mare di neve che, nonostante qualche chiazza rossastra causo scirocco e caldo, riempie il cuore di forza e leggerezza allo stesso tempo.
Alla nostra destra, in cresta, ancora cornici in attesa di scaricare, dalle quali ci teniamo bene a distanza per evitare altri tipi di sorprese. La vetta del Terminillo si vede, dinanzi a noi il catino che negli ultimi 100 metri si impenna fino alla cima. Due le possibilità: prenderlo di petto o salire in cresta, sulla Sassetelli e da lì, verso sinistra, raggiungere la cima. Vada per la seconda, visto che la “pettata” che ci consentirà di prendere quota, in questa seconda ipotesi, è meno pronunciata, ma non per questo non faticosa. Eccoci in cresta. Non c’è vento, fa caldo, il viso rosso e la bocca aperta per i respiri affannati, non cancellano l’ennesima sorpresa davanti a noi: a 360 gradi, davanti, dietro ed a ai lati, il paesaggio si fa immenso. La cresta non è complessa, solo un paio di brevi tratti un po’ più affilati ed esposti richiedono attenzione. Una ventina di minuti ed eccoci al cippo dei 2217 metri del Monte Terminillo, preceduti, come sempre, dal cane Lucio che da buon esploratore ha nel frattempo macinato il triplo dei chilometri fin qui percorsi.
Che giornata, che faticaccia, che splendore dinnanzi a noi. La sorpresa raggiunge il suo culmine e c’è chi è euforico vista l’insperata possibilità di arrivare in cima… con le ciaspole. Ma la volontà e la determinazione sono fondamentali, in montagna come nella vita, anche se la pur semplice esortazione a “non mollare mai”, spesso non è facile da tradurre concretamente. Eppure, anche stavolta è andata, e dai più esperti ai neofiti, quella bella sintonia ed armonia che consente di vivere una grande giornata, aiutandosi, sostenendosi, emozionandosi, condividendo insieme la bellezza della montagna e l’importanza dei suoi insegnamenti, ha fatto breccia nelle nostre anime e nei nostri cuori. C’è chi, in religioso silenzio, lancia pensieri al vento perché possano prendere il volo ed arrivare fin lassù, dove più di qualcuno ci osserva. Il luogo si presta e, senza inutili sentimentalismi, la vicinanza col cielo è effettivamente percepibile.
Tempo di mangiare qualcosa e di stare ancora un po’ con la faccia al sole, che è tempo di scendere. Il primo tratto è ripido, qualcuno se lo ricordava anche ghiacciato (sig)… ma non certo oggi. Si parte: con gli sci, giù a godere tra una curva e l’altra… con le ciaspole o senza, giù con attenzione e qualche capitombolo… con il sedere giù a riscoprirsi, ancora una volta, eterni bambini.
Un’ora di discesa e ritroviamo il bosco per riprendere le tracce del sentiero. C’è tempo per una pausa, per una risata, per una cioccolata, per un po’ di tabacco e, per qualcuno, dell’ennesimo panino… ma c’è tempo, soprattutto, per guardarci alle spalle ed osservare la bellezza del luogo. Dentro di noi, come un pensiero all’unisono, si radica una certezza. Quanto è bello ancora sorprendersi, quanto aiuta a star bene sentirsi leggeri. Come i bambini che corrono sulla neve, sopra tutti gli affanni ed i pensieri della vita. Da questi ultimi non si scappa, certamente, ma è grazie a giornate così che lo spirito per affrontarli riceve una bella e, forse, inimitabile ricarica.
Alla prossima avventura.