Il lavoro su pista può sembrare noioso ma è fondamentale per capire che nello sci, come nell’arrampicata, gli automatismi debbono essere abbattuti in modo da acquisire con l’esercizio e l’applicazione, la giusta armonia mente-corpo, l’unica in grado di fare veramente migliorare l’atleta ma anche e soprattutto la persona. D’altronde la fortuna di avere da qualche anno conosciuto il “metodo Caruso” applicato all’arrampicata, ci ha permesso di scoprire il lato formativo della disciplina sportiva, quello per cui non sono importanti i record e le prestazioni ma prima di tutto la consapevolezza che un uomo ha quando si dedica ad un’attività, il grado di coscienza e di capacità di coordinamento motorio che riesce a sviluppare, frutto di un lavoro che passa necessariamente prima nella testa e poi nel corpo: come dovrebbe essere sempre nella vita, lucidi nel sapere scegliere quello che è giusto fare al momento opportuno. Ed ecco allora, anche nello sci impegnarci a trovare il giusto equilibrio nello spostamento del peso, esercitarci a sentire il proprio corpo ed a capire quale sia la posizione più corretta, provare e riprovare come quando a scuola, per imparare a scrivere, ci facevamo scrivere pagine intere di una stessa parola. Anche questo è importante, capire che se si vuole migliorare nella vita si deve sempre e comunque avere l’umiltà di imparare e di ascoltare, di mettersi in gioco, di catapultarsi in nuove esperienze con la volontà e l’entusiasmo di un bambino!
Le giornate passano intense e l’arrivo di due giorni di brutto tempo non ci scoraggia assolutamente, anzi segnano l’arrivo della neve fresca, l’occasione per provare una delle più belle sensazioni per uno sciatore: scendere pendii vergini, immacolati, lasciandosi carezzare, come se stessimo galleggiando, dalla candida neve, lasciando una scia come fosse una pennellata sulla tela. Ovviamente aggiungiamo, lasciando la descrizione romantica e prosaica per un momento, che il pennello alle volte si inceppa e le forme geometriche che assumono le scie sono tra le più curiose, viste le cadute che immancabili accompagnano la sperimentazione e l’apprendimento. Ma sempre col sorriso e col divertimento, magari ricoperti di neve e bagnati ma pronti a ripartire e riprovare, concentrati ed attenti ad applicare la tecnica. Altro importante aspetto di queste giornate: alternare momenti più spensierati a momenti in cui è richiesta attenzione, imparare conservando una attitudine allegra, capire quando è giusto ridere e quando è importante stare attenti. Essere, anche in questo, padroni di stessi, non lasciare che il caso determini gli eventi e che si sia preda di disordinate forme di istintività, imparare ad avere uno stile in cui la presenza a se stessi non è fredda razionalità né tantomeno una forma sconclusionata e caotica. Un lavoro difficile, non c’è dubbio, ma l’unico in grado di abbattere automatismi, paure, inibizioni che accompagnano l’uomo non solo nelle discipline legate alla montagna ma nella vita moderna in generale, vincolandolo ed impedendogli di esprimere veramente la propria natura ricca di infinite potenzialità. Lo sci come l’arrampicata, quindi, come uno strumento utile alla ricerca, alla conoscenza ed al miglioramento di se stessi.
La montagna dell’Hochkönig è imponente e severa, le sue guglie rocciose sono allettanti per salite alpinistiche di tutto rispetto e il paesaggio che godiamo, mentre scendiamo lungo i pendii di neve fresca, è veramente spettacolare. Il fuoripista dicevamo, esperienza nuova alla quale dallo scorso anno dedichiamo del tempo. L’attrezzatura è stata comprata, tra cui il dispositivo antivalanghe ARVA di cui deve essere munito ogni scialpinista quando intraprende una gita. Saliamo con le pelli di foca sotto gli sci, respiriamo il silenzio e l’immensità di luoghi lontani dalle piste e dagli impianti di risalita, viviamo quel wilderness prerogativa dello scialpinismo, alterniamo la fatica del dislivello in salita all’emozione della discesa laddove nessuno è mai passato. Tuttavia, è bene ricordare, come l’attenzione e la prudenza debbano sempre accompagnare l’esercizio di questa disciplina: imparare a conoscere la neve, studiare le condizioni del pendio che si vuole affrontare, in poche parole amare veramente la montagna e la natura, senza stupide forzature. Come quando vogliamo intraprendere un’arrampicata o una gita escursionistica d’altronde: conoscere il territorio, valutare possibili pericoli e regolarsi di conseguenza, lasciare il meno possibile all’improvvisazione. L’attività in montagna, infatti, comincia sempre il giorno della programmazione, quando si decide l’itinerario, si vede il meteo e si fanno tutte le valutazioni del caso, evitando quegli inutili rischi che possono essere causa di incidenti.
Questa stagione invernale rispetto alle trascorse, per la quantità delle precipitazioni nevose è andata meglio per le Alpi e anche qui, in Austria, sono state consistenti. E poi la neve è caduta per due giornate intere durante la nostra settimana, allietando le discese che molte volte si sono articolate tra splendidi boschi di abeti. Ecco allora lanciarci in percorsi non battuti ed occasionali, affondare nella neve a tratti profonda fino alle ginocchia, improvvisarsi strani funamboli o poco credibili botanici negli “approcci da vicino”, ovviamente senza conseguenze, con i rami degli alberi. Al pomeriggio, quando il sole ormai ci ha lasciato e nella valle cala l’oscurità, si ritorna lungo la pista nera che riporta alle auto, non prima però dell’immancabile sosta presso uno dei molto curati rifugi della zona: una sosta a base di birra ovviamente e perché no, di una di quelle super caloriche torte. Giù di corsa, un po’ brilli e un po’ cantando, consapevoli che di lì a poco, una sauna rigeneratrice ci accoglierà.
E’ andata così la settimana in Austria, come meglio non poteva andare. Nel complesso abbiamo sciato molto, aggiungendo in un pomeriggio, subito dopo le discese, una seduta di arrampicata in una bella palestra di un paese vicino. Stanchi e soddisfatti fino in fondo, nel complesso migliorati nella tecnica ma anche e soprattutto più consapevoli di prima: delle rispettive potenzialità e della bellezza della montagna la quale, se vissuta con un giusto approccio, è un utile palestra di vita. Purtroppo, nota a margine, la nostra cascata di ghiaccio da scalare non l’abbiamo trovata e nonostante ci fossimo sforzati di ricercarla in lungo e largo, abbiamo dovuto soffocare i nostri appetiti glaciali. Poco meglio, l’inverno ha ancora un mese abbondante per sfogarsi e noi, come lui, per vivere nuove ed entusiasmanti esperienze, magari dalle nostre parti, sugli appennini, le tanto amate e familiari montagne di casa.
Ausfidersen Berg!
Le giornate passano intense e l’arrivo di due giorni di brutto tempo non ci scoraggia assolutamente, anzi segnano l’arrivo della neve fresca, l’occasione per provare una delle più belle sensazioni per uno sciatore: scendere pendii vergini, immacolati, lasciandosi carezzare, come se stessimo galleggiando, dalla candida neve, lasciando una scia come fosse una pennellata sulla tela. Ovviamente aggiungiamo, lasciando la descrizione romantica e prosaica per un momento, che il pennello alle volte si inceppa e le forme geometriche che assumono le scie sono tra le più curiose, viste le cadute che immancabili accompagnano la sperimentazione e l’apprendimento. Ma sempre col sorriso e col divertimento, magari ricoperti di neve e bagnati ma pronti a ripartire e riprovare, concentrati ed attenti ad applicare la tecnica. Altro importante aspetto di queste giornate: alternare momenti più spensierati a momenti in cui è richiesta attenzione, imparare conservando una attitudine allegra, capire quando è giusto ridere e quando è importante stare attenti. Essere, anche in questo, padroni di stessi, non lasciare che il caso determini gli eventi e che si sia preda di disordinate forme di istintività, imparare ad avere uno stile in cui la presenza a se stessi non è fredda razionalità né tantomeno una forma sconclusionata e caotica. Un lavoro difficile, non c’è dubbio, ma l’unico in grado di abbattere automatismi, paure, inibizioni che accompagnano l’uomo non solo nelle discipline legate alla montagna ma nella vita moderna in generale, vincolandolo ed impedendogli di esprimere veramente la propria natura ricca di infinite potenzialità. Lo sci come l’arrampicata, quindi, come uno strumento utile alla ricerca, alla conoscenza ed al miglioramento di se stessi.

La montagna dell’Hochkönig è imponente e severa, le sue guglie rocciose sono allettanti per salite alpinistiche di tutto rispetto e il paesaggio che godiamo, mentre scendiamo lungo i pendii di neve fresca, è veramente spettacolare. Il fuoripista dicevamo, esperienza nuova alla quale dallo scorso anno dedichiamo del tempo. L’attrezzatura è stata comprata, tra cui il dispositivo antivalanghe ARVA di cui deve essere munito ogni scialpinista quando intraprende una gita. Saliamo con le pelli di foca sotto gli sci, respiriamo il silenzio e l’immensità di luoghi lontani dalle piste e dagli impianti di risalita, viviamo quel wilderness prerogativa dello scialpinismo, alterniamo la fatica del dislivello in salita all’emozione della discesa laddove nessuno è mai passato. Tuttavia, è bene ricordare, come l’attenzione e la prudenza debbano sempre accompagnare l’esercizio di questa disciplina: imparare a conoscere la neve, studiare le condizioni del pendio che si vuole affrontare, in poche parole amare veramente la montagna e la natura, senza stupide forzature. Come quando vogliamo intraprendere un’arrampicata o una gita escursionistica d’altronde: conoscere il territorio, valutare possibili pericoli e regolarsi di conseguenza, lasciare il meno possibile all’improvvisazione. L’attività in montagna, infatti, comincia sempre il giorno della programmazione, quando si decide l’itinerario, si vede il meteo e si fanno tutte le valutazioni del caso, evitando quegli inutili rischi che possono essere causa di incidenti.
Questa stagione invernale rispetto alle trascorse, per la quantità delle precipitazioni nevose è andata meglio per le Alpi e anche qui, in Austria, sono state consistenti. E poi la neve è caduta per due giornate intere durante la nostra settimana, allietando le discese che molte volte si sono articolate tra splendidi boschi di abeti. Ecco allora lanciarci in percorsi non battuti ed occasionali, affondare nella neve a tratti profonda fino alle ginocchia, improvvisarsi strani funamboli o poco credibili botanici negli “approcci da vicino”, ovviamente senza conseguenze, con i rami degli alberi. Al pomeriggio, quando il sole ormai ci ha lasciato e nella valle cala l’oscurità, si ritorna lungo la pista nera che riporta alle auto, non prima però dell’immancabile sosta presso uno dei molto curati rifugi della zona: una sosta a base di birra ovviamente e perché no, di una di quelle super caloriche torte. Giù di corsa, un po’ brilli e un po’ cantando, consapevoli che di lì a poco, una sauna rigeneratrice ci accoglierà.
E’ andata così la settimana in Austria, come meglio non poteva andare. Nel complesso abbiamo sciato molto, aggiungendo in un pomeriggio, subito dopo le discese, una seduta di arrampicata in una bella palestra di un paese vicino. Stanchi e soddisfatti fino in fondo, nel complesso migliorati nella tecnica ma anche e soprattutto più consapevoli di prima: delle rispettive potenzialità e della bellezza della montagna la quale, se vissuta con un giusto approccio, è un utile palestra di vita. Purtroppo, nota a margine, la nostra cascata di ghiaccio da scalare non l’abbiamo trovata e nonostante ci fossimo sforzati di ricercarla in lungo e largo, abbiamo dovuto soffocare i nostri appetiti glaciali. Poco meglio, l’inverno ha ancora un mese abbondante per sfogarsi e noi, come lui, per vivere nuove ed entusiasmanti esperienze, magari dalle nostre parti, sugli appennini, le tanto amate e familiari montagne di casa.
Ausfidersen Berg!