
Prima dell’uscita in cresta, imboccando un canalino sulla sinistra (orografica), una pausa ristoratrice assieme ad un camoscio curioso ci consente di rifiatare e di fare un cambio veloce, oltre che dell’attrezzatura – da qui in poi sci in spalla fino in vetta – anche dell’abbigliamento, visto che il tempo sta cambiando rapidamente.
Ci copriamo per bene, il vento è forte, le nuvole sono sempre più fitte e la temperatura è prossima allo zero. Si cammina lungo la comoda cresta priva di neve, superando l’imbocco della Valle Lupara alla nostra destra, alla ricerca del classicissimo canale Maiori (o anche Valle Inserrata). Sarà che l’ultima volta l’abbiamo sceso qualche anno fa e sarà la nebbia, di fatto l’imbocco ripido del canale – da una caratteristica selletta tra le rocce – lo toppiamo e, salendo salendo, arriviamo praticamente in vetta al Sirente. Dietro front e, fortunatamente, alzatasi la nebbia, riconosciamo il punto dove dobbiamo scendere. Non abbiamo perso granché in termini di tempo, anzi, ma il meteo si fa sempre più minaccioso, tant’è che…inizia a nevicare! Siamo a metà maggio e sembra febbraio pieno.
Ci prepariamo per la discesa sotto una nevicata sempre più intensa e giù per il canalone Maiori, su neve strepitosa e sciabilissima, che ci consente di rischiare qualcosa di più anche nei punti più pendenti – a parte l’imbocco del canale, un poco più ripido, il Maiori si aggira su pendenze che raggiungono massimo i 35 gradi. Tutta di un fiato e avendo cura di mantenere un occhio verso le imponenti cornici che incombono sul canale (a testimonianza delle abbondanti nevicate dell’inverno), arriviamo sci ai piedi fino all’inizio del bosco, dopo circa 600 metri di discesa.
Da lì in poi, sotto una pioggia sempre più fitta, imbocchiamo il sentiero nel bosco di faggi fino all’auto. Diluvia e la temperatura è di 4 gradi. Stanchi, sporchi ma felici, si riparte alla volta di Roma.
Ad Maiora!