Recensione Gruppo dell’Adamello 22 e 23 luglio 2017

Superata questa ‘scalinata’, arriviamo al Rifugio Lissone (2017 metri s.l.m.), affiancato da un limpido laghetto artificiale, ma non sono previste soste. Infatti si prosegue nel percorrere la valle, circondata ai lati da severe e affascinanti creste di vette che, piuttosto affilate, proteggono la valle e invogliano a salire ancor di più. La natura che si presenta è meravigliosa, tra vacche, cavalli, pecore e cani lasciati liberi, il fiume di acqua che discende dal ghiacciaio perenne dell’Adamello – che si trova in vetta in fondo alla valle che stiamo percorrendo – e qualche rifugio di pastori.

La marcia prosegue a ritmo costante e verso le 18 arriviamo al Rifugio Baita Adamè (2150 metri s.l.m.), che ci ospiterà per la notte. Si tratta di un rifugio con circa 35 posti letto e 50 posti ristoro, molto ben tenuto e frequentato, proprio a ridosso del fiume che attraversa la valle. Sistemati gli zaini sui letti della camerata, ci dirigiamo immediatamente su un gruppo di rocce vicine al rifugio per dedicare un po’ di tempo all’osservazione dell’intimità della valle e per bere l’acqua pura, direttamente donata dal ghiacciaio.

Alle 19.30 siamo pronti per la cena presso il rifugio, a base di piatti locali, con l’immancabile polenta di grano che accompagna la carne, innaffiata dal vino condiviso con i commensali. La cena sazia il gruppo ed è quindi il momento di uscire fuori e accomodarsi sui tavoli di legno, stappando una buona bottiglia di amaro che, tra racconti e risate del gruppo, si esaurisce in poco tempo: chi fuma, chi osserva il cielo, chi ascolta il fiume, siamo pronti per il riposo, con una gradevole temperatura mite.

L’indomani, 23 luglio, la sveglia è alle 7.30, dettata dall’orario della colazione offerta dal Rifugio, e siamo pronti per proseguire il percorso alle 8.30, orario di partenza. All’inizio il percorso non varia di molto, con la stessa dolce pendenza in salita, ma si incontra un lungo tratto di sassi e rocce che richiedono attenzione e buon equilibrio, nonché scarpe adeguate per non scivolarvi. Passiamo sotto al Passo Poia, a Ovest, che conduce al Corno Gioià, una vetta che abbiamo in mente di raggiungere nelle prossime occasioni. Il gruppo comunque si muove costante su questo impervio percorso e giunge intorno alle 11 ai piedi della ripida pettata di ghiaia e sassi che porta al ghiacciaio perenne dell’Adamello (2600 metri s.l.m.), che riflette scintillante ai raggi del sole che a tratti sbucano dalle nuvole veloci. Purtroppo il tempo non è sufficiente per andare oltre, sebbene i ragazzi scalpitino per proseguire, affascinati ed attratti da quelle vette austere e distinte. Cavalli e vacche si fanno accarezzare e accettano qualche frutto che volentieri concediamo loro.

La via del ritorno prosegue spedita, per giungere alle 14 al Rifugio Lissone per il pranzo, affacciati sulla ripida discesa della valle, non prima di aver acquistato formaggi e salumi dai pastori della valle. Il pranzo è sostanzioso ma non rallenta la discesa per la ‘scalinata’. Alle 17.30 siamo nuovamente alle auto, pronti per tornare a Roma, dopo aver salutato i nostri gentili amici lombardi e dato l’arrivederci ai picchi del Gruppo dell’Adamello, con la promessa di tornare presto e, in tale occasione, ascendere ancor di più.

In alto i cuori, GEO!