Prima uscita del corso di alpinismo invernale

In questa prima fase, l’istruttore ha spiegato agli allievi le principali tecniche di progressione su neve, in particolare sui pendii ripidi: il modo migliore di appoggiare i piedi, per fare maggiore presa con i ramponi, le insidie nascoste in alcuni errati modi di procedere, la differenza tra la progressione “fronte al pendio” e quella più insidiosa di traverso, i diversi gradi di consistenza del manto nevoso, i pericoli di valanghe.

E’ emerso un concetto semplice, ma di valore universale per le attività in montagna: quello del “cambio di marcia”, ovvero la necessità di adeguare il proprio passo, il proprio sforzo e le propria attenzione ai diversi tipi di terreno e di pericolo incontrati, data per acquisita l’impossibilità di mantenere una vigilanza costante. Quindi, evitare gli automatismi e l’abitudinarietà.

Giunti alla sella, spettacolarmente collocata a cavallo della selvaggia Val di Bove, che rappresenta il limite del divieto al transito in essa anche escursionistico nei mesi invernali sono state effettuate alcune prove di progressione su “misto” di neve e roccia, sperimentando la particolare sensazione di incertezza determinata dalla presa dei ramponi sulla roccia.

 Lì, sono state anche effettuate delle brevi prove di progressione su pendenze superiori.

Prima che il cielo si chiudesse gli allievi hanno avuto modo di ammirare i vasti panorami sulla Val Nerina e su buona parte del crinale umbro-marchigiano.

Al termine di questa prima fase di ambientamento, gli allievi sono stati portati in un punto più elevato della cresta dove sono stati assicurati in cordate di due persone ed hanno iniziato a risalire la cresta del Bicco, per alcune centinaia di metri di dislivello.

Durante la salita, attraverso veri e propri scalini rocciosi, sono stati affrontati due o tre punti nei quali è stato necessario porre una maggiore attenzione a causa della esposizione sui ripidi pendii sottostanti; in questi casi si è interrotta la progressione “di conserva”, procedendo con tecniche di assicurazione del primo della cordata da parte del secondo e viceversa; si sono osservate alcune cautele come, ad esempio, il tenersi pronti a gettarsi sul versante opposto della cresta in caso di caduta dell’altro membro della cordata, o preparare la resistenza alla eventuale caduta per mezzo di un occasionale sperone roccioso.

L’intera risalita della cresta, durata circa due ore, è stata effettuata in condizioni di scarsa visibilità e temperatura resa ancora più bassa dal forte vento; pertanto, la relativa facilità della traversata è salita quanto a grado di difficoltà per le avverse condizioni atmosferiche, cosa che non ha fatto altro che ampliare il bagaglio di esperienza condensata in poche ore di corso.

Giunto in vetta, il gruppo si è compattato ed è ridisceso sul lato suo opposto lambendo la base delle belle ed irriconoscibili falesie conosciute a fine luglio e ridiscendendo velocemente all’arrivo della seggiovia.