Usciti dalla faggeta siamo nuovamente in vista della vetta e di tutto il costone erboso sottostante, da qui è facile intuire il tratto finale del sentiero che risulterà essere, visto l’accentuarsi della pendenza, il più impegnativo.
Raggiunta la cima, il paesaggio si apre a 360°, il suggestivo versante nord est prima nascosto dal pendio si rileva ai nostri occhi; sotto di noi lunga e profonda la valle Roveto, mentre all’orizzonte si possono osservare ancora innevate le principali cime di Lazio e Abruzzo, a sud la visibilità spazia fino a monte Circeo e isole Pontine. Pranziamo seduti sulle comode rocce della vetta e ci lasciamo invadere dal paesaggio, non c’è che dire, tanta maestosità, rasserena e solleva il nostro spirito lenendoci dagli effetti nefasti delle nostre fumanti metropoli, ormai troppo simili a fabbriche d’orchi nelle oscure terre di Mordor.
Scendiamo a Prato Campoli soddisfatti dell’escursione e del magnifico sito, consapevoli di una giornata vissuta in pieno.
Raggiunta la cima, il paesaggio si apre a 360°, il suggestivo versante nord est prima nascosto dal pendio si rileva ai nostri occhi; sotto di noi lunga e profonda la valle Roveto, mentre all’orizzonte si possono osservare ancora innevate le principali cime di Lazio e Abruzzo, a sud la visibilità spazia fino a monte Circeo e isole Pontine. Pranziamo seduti sulle comode rocce della vetta e ci lasciamo invadere dal paesaggio, non c’è che dire, tanta maestosità, rasserena e solleva il nostro spirito lenendoci dagli effetti nefasti delle nostre fumanti metropoli, ormai troppo simili a fabbriche d’orchi nelle oscure terre di Mordor.
Scendiamo a Prato Campoli soddisfatti dell’escursione e del magnifico sito, consapevoli di una giornata vissuta in pieno.