Perù, Estate 2019

La sveglia suona un paio d’ore prima dell’alba. L’esperienza di GEO, tra le altre cose, ci ha insegnato che l’approccio alla montagna inizia prima dell’escursione: la preparazione dello zaino fatta con attenzione. Difatti, le nostre frontali nel buio plumbeo si dimostreranno ancora più preziose poiché siamo i soli ad averne in tutto il gruppo.

           

Inizia la risalita, ci aspettano circa 1300 metri di dislivello. La scelta di ripartire con il buio si dimostra saggia, evitiamo buona parte della faticosa salita sotto il sole. L’ascesa è veloce per via del sentiero molto ripido: sembra un'immensa scala che sale fino alla bocca del Canyon. Il buio e la fatica rendono il gruppo silenzioso. Dopo circa due ore comincia a rischiarare, il sole sta sorgendo. Velocemente e con poco preavviso si passa dal buio alla luce, in Perù il giorno non lascia spazio all’aurora. Si apre così la vista sull’orizzonte: intorno a noi la vastità del canyon, la sue severe vette, la sua vegetazione scarna. È uno spettacolo affascinante e a volte anche una scusa per riposare le gambe che si fanno sempre più pesanti.
Continuiamo a camminare mentre di fianco ci superano veloci i cavalli con in sella persone dall’aspetto più riposato del nostro. In poco meno di quattro ore raggiungiamo la cima del canyon dove una ricca croce di legno spicca adorna di fiori, in segno di presente e viva venerazione.
Questa prima esperienza di un trekking di due giorni si è rivelata tanto intensa quanto bella; i paesaggi ed i panorami insoliti rispetto ai nostrani hanno fatto da splendida cornice a riflessioni scaturite dai fugaci incontri con la scarna popolazione di quelle terre. Popolazione che continua a vivere in perfetta e completa armonia con la natura, lavorando i fianchi della montagna in modo dolce, come se l’impatto dei terrazzamenti, necessari per la loro sussistenza, fossero un ornamento della stessa, quasi da avere l’impressione che siano spuntati in modo naturale con il formarsi stesso della montagna!
La sola idea di lasciare delle terre così dure, poco floride e alte per delle pendici più pianeggianti e fertili sembra un’idea così stridente con la loro concezione della vita ancora, fortunatamente, distante da quella occidentale e aderente, di contro, ad una visione tradizionale.