Ombre sul ghiacciaio

 Andavano veloci; Pam, la più leggera, camminava in testa, saggiando la neve con la piccozza o il bastoncino nei punti sospetti. Steve, il più esperto, veniva, com'è giusto, per ultimo. A un tratto, senza preavviso, si aprì sotto i piedi di Pani un buco di tre metri di diametro.

La donna piombò nella voragine. Il figlio non riuscì a tenerla, o perché in quel momento era distratto, o perché la corda non era tesa. La piccozza gli sfuggì di mano e il ragazzo si sentì trascinare verso il buco dov'era sparita la madre. Lo strappo e il degli altri due tirò giù anche Steve, che precipitò dentro l'abbissoghiacciato con un volo di trenta metri. Si ritrovarono ammassati l'uno sopra l'altro sul fondo di una immensa caverna luccicante di magnifiche formazioni di ghiaccio.

In un primo momento Pam credette di essersi spezzata la schiena perché non riusciva a muovere le gambe. Era atterrata male, con la schiena ad arco sopra lo zaino e il corpo del marito le stava sopra gli stinchi dì sghimbescio. Si accorse di essere incolume solo quando riuscì a spostare il peso che la immobilizzava. Simon aveva una gamba malconcia e la testa dolente, ma per il resto non pareva aver riportato danni. Steve aveva un braccio rotto e sangue da un taglio in testa, ma la ferita più grave era una frattura esposta della gamba. che sanguinava copiosamente. Inoltre la corda gli si era attorcigliata al collo e rischiava di strozzarlo.

Pam riuscì a liberarlo.

La donna fece il possibile per curare le ferite del marito, gli fasciò la testa. gli steccò la gamba con un bastoncino da sci e tentò invano di arrestare il sangue. Quindi indossarono tutti gli indumenti che avevano, giacche di piumino e soprapantaloní, e si disposero ad attendere i soccorsi. Le condizioni di Steve andarono peggiorando, finché intorno alle dieci di notte lo shock, il freddo e la perdita di sangue lo uccisero. Pam, che solo la settimana prima aveva saputo di essere incinta, ebbe l'ingrato compito di comunicare a Simon, nelle viscere oscure di un crepaccio, che Steve era morto e che lei aspettava un figlio.

Verso mattina. poiché Simon aveva freddo, Pam gli fece indossare la giacca a vento e il pile di Steve. "A Steve non servivano più e la cosa più importante era tener caldo Simon, spiegò in seguito. Le pareti concave del crepaccio erano rivestite di neve marcia e dal ponte lassù in alto, l'acqua gocciolava senza sosta. Si capiva perchè il ponte avesse ceduto. L'attesa si prospettava lunga.

Poichè erano scesi lungo la via normale sul versante italiano, potevano sperare che tra le tre e le cinque del mattino passasse qualche cordata diretta alla vetta. Intorno a quell'ora, dunque cominciarono a segnalare la loro presenza emettendo i sei lampi consecutivi con la torcia e i sei fischi che costituiscono il segnale internazionale di richiesta di soccorso.

Non comparve nessuno. Quando cominciò a schiarire, si accorsero che il tempo era peggiorato ed aveva cominciato a nevicare.

 Li colse la paura che la neve cancellasse le tracce e tappasse di nuovo il buco; inoltre, se la tempesta durava a lungo, nessuno avrebbe più compiuto l'ascensione per un pezzo. Poichè il maltempo estivo sulle Alpi può durare poche ore o giorni interi, la prospettiva era davvero spaventosa. Se non altro, però, erano al riparo dal vento e Pam, forse con eccessivo ottimismo, riteneva che potessero resistere anche una settimana. In verità la sete o un brusco calo della temperatura potevano piegare molto prima la loro resistenza.

Pur sapendo di doversi rassegnare a una lunga attesa, l'indomani Simon cominciò a perdere la speranza e la volontà di resistere. Era martedì. Erano sulla montagna da quattro giorno ed avevano già trascorso trentasei ore nel crepaccio. Quel mattino alle quattro, nel buco sopra di loro apparve una testa e un raggio di luce. La cordata italiana che li aveva trovati provvide a dare subito l'allarme. Quattro ore dopo un elicottero li prelevò dal crepaccio per  portarli all'ospedale di Chamonix, dove furono curati per ipotermia e shock. Senza soldi e con scarsa conoscenza del francese, Pam tentò in tutti i modi di mettersi in comunicazione con i genitori del marito. Purtroppo, il padre di Steve apprese la notizia della morte del figlio dal telegiornale delle sei. I giornalisti erano già partiti per Chamonix.

Pam spedì Simon a casa con alcuni parenti che si erano affrettati a raggiungerla e restò a Chamonix alle prese con la stampa e con il gravoso compito di rimpatriare il cadavere del marito, con tutte le formalità burocratiche che ciò comporta. Addolorata e disorientata com'era, avrebbe volentieri fatto a meno dell'ignorante manipolo di giornalisti che l'assediava di domande.

"Cercavano di trasformarmi in una specie di eroina, di gonfiare la situazione", mi raccontò un giorno in cui la incontrai per caso in libreria. "Non riuscivo a capire che cosa volevano…ero una persona normale cui era capitato un brutto incidente nel corso di un'ascensione. Perchè facevano tanto chiasso? Avevo perso mio marito, questa era la cosa importante per me."

Potevo immaginare che cosa avesse provato: sollievo a ritrovarsi sana e salva, disperazione per la perdita del marito, sgomento e collera nei confronti dell'insistenza della stampa che a tutti i costi voleva colorare la storia a modo suo.

"Continuavano a dire che eravamo sul Monte Bianco, invece che sull'Aiguille de Bionassay, e questo mi irritava oltremodo. Avevo l'impressione che volessero insinuare che, siccome ero una donna, ed ero lassù con mio marito e mio figlio, fossimo tre incompetenti in gita domenicale, invece che esperti alpinisti."

Finchè fu a Chamonix, di fronte alle montagne che lei e Steve avevano tanto amato, l'assedio della stampa non consentì a Pam quella solitudine e quel silenzio di cui avrebbe avuto bisogno per farsi una ragione della perdita. A parte le illusione alla loro supposta incompetenza, i giornali si buttarono in una sorta di farraginosa gara per assicurarsi i diritti della sua versione della vicenda. "Mi sentivo perseguitata da quella gente e mi sembrava di dover scappare, mentre avrei voluto essere lasciata in pace con il mio dolore."

Alcuni giornali parvero trovare di somma rilevanza la questione della giacca e del pile di Steve e ne fecero il perno del racconto. "Era come se dicessero che l'avevo spogliato nudo, o qualcosa del genere", mi raccontò Pam. "Non li interessavano i fatti, nè che avessimo bisogno di quegli indumenti. La giacca di Simon non era calda come quella di Steve. Per questo gli avevo fatto indossare quella del padre, perchè colava da tutte le parti là dentro. Ma questo nessun giornale lo scrisse."

Tratto da Ombre sul ghiacciaio, di Joe Simpson, Cda e Vivalda edizioni.