Per chi invece cerca la qualità dell’esperienza è quindi necessario ritorno alla semplicità, all’escursione come gita e come gioco, pur conservando sempre i suoi valori più profondi, una ricerca della concentrazione, della solitudine e del silenzio, un autentico viaggio interiore alla scoperta di se stessi senza il peso del risultato a tutti i costi per un accrescimento dell’ego, derivato dall’autocompiacimento o dall’ammirazione altrui, un percorso che porti l’uomo ad entrare in sintonia e in armonia con la natura e non in competizione o sfida con essa. Allora si che si sale “leggeri”, ma non perché abbiamo lo zaino con meno materiale al suo interno.
Sono ormai passati diversi anni dalla prima edizione di questo libro (2004) e ad oggi non possiamo dire che la tendenza “narcisistica” si sia attenuata, anzi la vanità è cresciuta in maniera esponenziale nella società prima che nel mondo della montagna, dove se vogliamo fare un esempio, come non ricordare le recenti le immagini delle vette Himalayane letteralmente assalite dalla folla delle spedizioni turistiche che hanno fatto il giro del web.
L’alpinismo è ed è stata sempre una disciplina per pochi, e di questi pochi probabilmente soltanto una ancor più ristretta minoranza ha consapevolmente scelto di praticarla come Via nel senso superiore e spirituale del termine, altri si sono illusi o si illudono di farlo, ma resta il fatto che le potenzialità che offre la montagna, se affrontata nel giusto modo, quindi vivendola come strumento di crescita interiore, sono di fondamentale importanza per il nostro percorso formativo.