Monte Viglio – 2156 m

La salita proseguiva ed ormai durante la camminata era divenuto raro sentire qualcuno parlare, perché erano tutti concentrati sulla salita. La bellezza dei paesaggi infondeva una sensazione di pace che aiutava a dimenticare la fatica. Il gruppo iniziava ad allungarsi perché ognuno andava al proprio passo, ma nessuno era lasciato indietro. Il terriccio umido rendeva il sentiero più scivoloso e insidioso; mantenere l’equilibrio, in certi tratti, non era così scontato.

Man mano che si saliva diminuiva il verde e aumentavano i sassi e le pietre, e con loro, anche la stanchezza. Le gambe cominciavano ad accumulare alcune ore di camminata e il corpo ne risentiva, ma non si poteva abbassare la guardia perché iniziavano i passaggi più difficili, dove bisognava anche arrampicarsi per procedere la scalata verso la vetta. I più esperti percorrevano prima le arrampicate e consigliavano gli altri su dove poggiare i piedi, dove le mani, quali sassi evitare e come disporsi per non perdere l’equilibrio. Si procedeva con estrema cautela e con grande concentrazione.

Ormai il punto di partenza appariva come un lontano ricordo; e in effetti voltandosi per rivedere il percorso compiuto, non si riusciva più a intravedere nemmeno la prima metà del sentiero che era stato attraversato, tanto ci si era allontanati. Dall’alto, però, si poteva guardare molto più distante e poggiare lo sguardo sulle montagne e i paesi in lontananza. Tutto ciò infondeva fiducia nei camminatori, che sapevano di non essere più troppo lontani dalla mèta.

L’ultima ora richiedeva ancora pazienza, la mèta ancora non era raggiunta. È stato questo, per alcuni, il tratto di più grande prova. La volontà poteva vacillare dinanzi alle lamentele del corpo e della mente, l’uno addolorato e l’altra stufa di andare avanti, ma il pensiero della vetta e la convinzione dell’importanza di ciò che si stava compiendo permettevano di non desistere.

Ed ecco infatti che la vetta, segnata da un grande Crocifisso, finalmente si vedeva. Improvvisamente nei camminatori si è riacceso il buonumore e tutti hanno ritrovato le energie e la baldanza. L’ultimo tratto è stato il più piacevole e spedito perché l’avvicinarsi del punto di arrivo rincuorava tutti quanti.

Giunti lassù, il gruppo si è fermato per godersi la vista dalla vetta e per fare una foto di gruppo. In seguito ci si è seduti in un punto riparato per consumare il meritato pranzo, durante il quale non potevano mancare scambi di chiacchiere, di battute e di risate. Qualcuno dopo la mangiata è riuscito persino a fare un breve pisolino prima di ripartire.

La discesa è stata più avventurosa perché si sono attraversati alcuni sentieri non battuti. È capitato ad alcuni camminatori di scivolare e anche di cadere ma si precedeva lentamente quindi nessuno si è fatto male. Anche perché a ogni caduta, come a ogni difficoltà, c’era sempre una mano pronta a soccorrere chi aveva bisogno di aiuto.

Ritornati quasi al punto di partenza (o al punto di arrivo, dir si voglia), il gruppo si è imbattuto in una bellissima mandria di cavalli che qualcuno è riuscito ad accarezzare. È stato per tutti un piacevole e simpatico incontro, che può essere visto come la ciliegina sulla torta a coronamento di una giornata memorabile.