Monte Serrone – 1974 slm

Abbandonata la frescura del bosco e sotto l’ormai cocente sole di fine maggio, si presenta quello che sarà il tratto più impegnativo dell’itinerario ovvero un ripido pendio erboso fino a punta Mazza che raggiungiamo non senza fatica ma con un ritmo costante e senza soste.

Dopo una brevissima pausa per bere proseguiamo per il tratto finale, una lunga cresta quasi pianeggiante con un solo ultimo tratto in salita e in breve siamo in cima al monte Serrone.

La fatica della salita è stata ampiamente ripagata dal paesaggio circostante, riconosciamo intorno a noi montagne anch’esse oggetto di passate escursioni, tra le più vicine possiamo vedere la Meta, il pizzo Deta e il Velino.

Infine chiudiamo l’itinerario percorrendo in discesa il vallone di Capo d’Acqua, finalmente nella frescura della sua estesa faggeta che ci accompagnerà fino al parcheggio delle auto e poi il ritorno a Roma non prima di una fresca, meritatissima e bramata birra!

{mosimage}In conclusione, con buona pace degli scientisti, anche oggi una giornata sottratta a questa grigia società che nei suoi dettami materialisti ci vuole uniformare e deformare nell’unico prodotto di cui è capace: l’uomo edonista. In antitesi, attraverso quelli che sono gli elementi naturali, espressione di un superiore ordine sacro, nella montagna riconosciamo un centro ordinatore – e al contempo rivoluzionario – che realizza autenticamente l’Uomo: virtù quali prudenza, giustizia, fortezza e temperanza sono insegnamenti subliminali e trascendenti che la montagna giocoforza instilla.