Mal di montagna

Una tipica ascensione al Monte Bianco richiede due giorni con un pernottamento alle soglie dei 3000 metri. Pertanto, la permanenza in alta quota è in genere breve e, malgrado i sintomi del mal di montagna siano piuttosto comuni al di sopra dei 4000 m, sono estremamente rare le complicazioni gravi. Bisogna però considerare che prende sempre più piede la moda del trekking extraeuropeo sulle montagne del mondo che non necessariamente presentano difficoltà alpinistiche, ma sicuramente comportano esposizione a quote ben più elevate.

Gli appassionati che scelgono un trekking per le loro vacanze spesso lo fanno con l’entusiasmo della novità e dell’esplorazione, non hanno una particolare preparazione fisica e sono molto genericamente al corrente delle problematiche mediche legate all’esposizione all’ipossia. Nell’era della globalizzazione dei servizi l’aereo porta rapidamente in zona e di colpo gli escursionisti si trovano proiettati in un ambiente che sicuramente pone l’organismo in una condizione di stress psicofisico notevole. Molti organizzatori di trekking si confrontano quindi con un problema di sicurezza visto il crescente numero di partecipanti ai trekking di alta quota; di qui la necessità di disporre di alcune precise linee guida e di un supporto medico.

Di questo problema si è recentemente occupata la "International Society for Mountain Medicine", un’associazione che annovera scienziati, alpinisti-scienziati e medici sportivi che si dedicano principalmente all’alta quota. L’associazione ha stilato una serie di suggerimenti che vengono qui riassunti.

Le due gravi complicazioni che possono essere fatali sono l’edema polmonare e cerebrale d’alta quota. Il primo si manifesta con dolori al torace, senso di prostrazione, insufficienza respiratoria; il secondo con fortissima cefalea, nausea, vomito, coma. Entrambi i quadri si sviluppano in modo rapido e tumultuoso, ma si risolvono abbastanza rapidamente con il pronto ritorno al di sotto dei 2000 metri oppure con la somministrazione di ossigeno. Entrambe le soluzioni si presentano però problematiche per le obiettive difficoltà di realizzazione: non è facile trasportare e far rapidamente scendere di quota un soggetto non autosufficiente e d’altra parte non è possibile portare scorte di ossigeno sufficienti a risolvere il caso.

Le regole di sicurezza
Vediamo dunque quali sono le regole di sicurezza cui è necessario attenersi.
 1.    Salire adagio e possibilmente pernottare a quote il più basse possibile; nel caso di ascesa ad una vetta conviene attrezzare la via e ridiscendere a dormire ad un campo inferiore. Il suggerimento di procedere adagio e non avvicinarsi ai propri limiti è assolutamente fondamentale: infatti la casistica correla la gravità delle complicazioni all’entità dello sforzo fisico sostenuto.
2.    In caso di escursioni ad altissime quote, portarsi una camera iperbarica portatile ; trattasi di un contenitore pneumatico ove il soggetto viene posto e dove è possibile generare una pressione che simula una perdita di quota. Il peso del manufatto è di 6-8 kg e la pressione che vi si genera corrisponde mediamente ad una perdita di quota di circa 800 metri. Nella camera iperbarica il soggetto deve essere posto con il busto eretto. L’uso della camera è utilissimo per trattare la fase acuta di edema polmonare e cerebrale, normalmente i miglioramenti si rendono evidenti dopo 90 minuti. Appena possibile e dopo trattamento farmacologico, il soggetto deve essere evacuato.
3.    E' altamente raccomandabile avere un medico al seguito, ovviamente esperto di problematiche di alta quota e preferibilmente buon alpinista.Il medico è il solo che può somministrare con competenza i farmaci adatti. La International Society for Mountain Medicine insiste sull’importanza di avere un medico al seguito e suggerisce piccoli ritocchi delle quote di partecipazione per pagare le spese del medico.Qui di seguito vengono indicati alcuni farmaci usati:

o    Acetazolamide: si tratta di un diuretico di cui sembrerebbe provata l’azione preventiva nei confronti dello sviluppo del mal di montagna. Non è indicato in fase acuta di edema polmonare.
o    Dexametasone: un particolare tipo di cortisone
o    Nifedipine: sostanza usata solamente in soggetti fortemente a rischio per lo sviluppo di edema polmonare
o    “Terapia tripla”: vi è la possibilità di usare in associazione tre fattori, ad esempio dexametasone, nifedipine e camera iperbarica, la camera iperbarica è sostituibile con l’ossigeno se è disponibile. L’acetazolamide non è prevista nello schema di terapia tripla.
o    Come antidolorifici si usano ibuprofen, naproxen e aspirina.

Come in altri casi, la politica di benessere.com è quella di porre i problemi all’attenzione di tutti; queste note hanno lo scopo di sollevare un problema su un argomento che sta prendendo uno spessore notevole, data la gravità delle complicazioni mediche e la delicatezza e professionalità richiesta nell’uso dei farmaci.Chi è interessato può farsi vivo direttamente con la International Society for Mountain Medicine e porre quesiti.

Referenza:Treatment of mountain sickness. The newsletter of the international society for mountain medicine. Vol. 10 (3), 10-12, 2000.

Tratto da www.benessere.com