La grappa vera e propria è dimostrato che fosse prodotta in Friuli già nel XV secolo ma solo nel XVII secolo si parla di distillazione della vinaccia e il termine "grappa" entra nell'uso comune solo alla fine del XIX secolo.Il nome "grappa" assume talvolta nomi dialettali particolari di cui diamo qui di seguito un rapido cenno. Nei dialetti settentrionali è grapa , vocabolo evidentemente connesso con grappolo, troviamo anche graspa che può essere spiegato come influenza di raspo o graspo. In istriano trapa imparentato con il friulano trape, entrambi i termini significano vinaccia. Lo stesso termine in emiliano diventa brusca accostabile al brasca che ritroviamo in Trentino. I termini veneti e friulani sgnapa e sgnape derivano dal tedesco e significano acquavite. In Calabria la grappa è indicata con il termine spirito e in Sardegna con aquardenti ofilu e ferru.
Il termine "acquavite" invece deriva dal latino aqua vitae (= acqua di vita) cioè acqua che ride la vita, ma è curiosa anche un'altra derivazione etimologica accertata in manoscritti medioevali secondo i quali il termine si rifà ad aqua vitis intendendo con vitis la forma a spirale del serpentino di refrigerazione dell'alambicco.
Attualmente, secondo la legislazione italiana, il termine grappa è riservato all'acquavite ottenuta direttamente dalla distillazione delle vinacce. Allo stesso prodotto si può dar nome "acquavite di vinaccia" o "distillato di vinaccia" denominazioni che solitamente vengono date ai prodotti provenienti da altre nazioni poichè il termine grappa è strettamente riservato ai distillati di vinaccia prodotti in Italia ed è quindi un'implicita, se vogliamo, denominazione d'origine.
Nell'immaginario collettivo la grappa ha sempre assunto i connotati di liquore della gente forte, povera e attaccata alla terra, evocatrice di sentieri rocciosi di montagna, compagna degli alpini o del contadino che all'alba inizia la sua dura giornata di lavoro o ancora del cacciatore che dopo il cicchetto affronta il freddo, la pioggia e il sonno.