Il traverso è passato e il secondo tiro, seppur eccezionalmente verticale ed esposto, è quotato 4c. Gli appigli e gli appoggi sono molti e questa lunghezza di corda si presenta divertente anche perché meno “unta” della precedente. Tuttavia, andando a vedere dove mettere i piedi per la progressione in salita, ecco comparire il mare col suo movimento fluttuante che genera strane sensazioni nell’arrampicatore. Stiamo scalando la roccia o siamo su una barca dondolati dalle onde? Il movimento dell’acqua non dà stabilità come in montagna, laddove sotto una parete aggettante tutto è fermo e immobile. Si prosegue. Un terrazzino panoramico incastrato nella roccia ci permette una sosta panoramica che ci gustiamo appieno. Si suda, la magnesite e il sudore creano una specie di “pastone” sulle mani simile all’intonaco. Il terzo tiro non ci dà grandi emozioni e tra il quarto e il quinto c’è solo un passaggio impegnativo. Un masso gigante va superato e c’è da studiare bene prima di vincerlo. Tutto fila liscio, ancora un po’ di strada e siamo fuori.
Dopo il sudore versato un bar è quello che ci vuole, pensiamo durante la discesa di ritorno alle auto. Ci reidratiamo a volontà e complice un gelato che apre lo stomaco, la prossima tappa serve per mettere qualcosa sotto i denti. E dove se non dal “mozzarellaro di Sperlonga”? Una caprese con mozzarella di bufala per tutti e una buona e fresca birra ed eccoci pronti per il ritorno direzione Roma. Anche stavolta, l’esperienza dell’arrampicata ha fatto emergere in noi molte riflessioni, in un certo senso facilitate dagli elementi naturali così contrastanti. L’acqua e la roccia, il movimento e la stabilità, la paura e il controllo, l’agitazione e la pazienza, in due parole: l’essere ed il divenire. Dinanzi al samsara, ossia a quel divenire che rende la vita spesso una macchina lanciata a folle velocità e senza controllo, dove i pensieri e le sensazioni si accavallano in un ritmo frenetico, esperienze del genere aiutano a fermare il tempo, a fissare momenti, a ricordarsi che attraverso il controllo del corpo e della mente capiamo chi siamo, conosciamo noi stessi, ritroviamo un’armonia perduta, contribuiamo a dare un senso ad una vita che troppo spesso è in balia delle onde. Di quelle onde che mentre scalavamo vedevamo sotto i nostri piedi. Gaeta, 18 giugno 2008