Dopo il primo tratto con una pendenza importante, procediamo per il sentiero lungo il versante esposto alla piana di Castelluccio.
Un’opera di recupero del sentiero originale da parte degli addetti al Parco fa riflettere qualcuno di noi sull’importanza che ha il non abbandonare il sentiero tracciato da chi ci ha preceduto per percorre strade più semplici e meno faticose. Nel corso degli anni infatti gli escursionisti durante la discesa dalla vetta hanno tagliato pigramente il percorso tracciato, causando sul terreno particolarmente fragile delle piccole frane e mini-smottamenti.
Il sentiero viene interrotto da una distesa di neve ghiacciata che richiede molta attenzione per l'attraversamento. È sempre il forte vento a farci
compagnia, e dopo una breve sosta per riposarsi, ripartiamo alla volta del rifugio Zilioli. Superato il rifugio, mentre la pendenza si accentua sempre di più, puntiamo dritti verso la vetta, mentre le nubi cominciano ad addensarsi.
In vetta ci attende un vento ancora più forte e freddo, mentre lo sguardo si perde all'orizzonte verso il lago di Fiastra, le cime circostanti e il piccolo lago di Pilato ai piedi del Vettore, famoso per una specie autoctona di gambero, il Chirocefalo del Marchesoni che abita le sue acque. Consumiamo alla svelta il nostro misero pasto e ci apprestiamo a ridiscendere ad una quota più bassa alla ricerca di un punto dove la forza del vento sia più accettabile. Dopo una breve sosta si ricomincia la discesa resa un po’ difficoltosa dalla roccia friabile tipica di questi posti. Alle 15.30 circa arriviamo alle macchine.
Nonostante il clima inaspettato la scalata è stata abbastanza semplice, "disturbata" solo da alcuni tratti ove il sentiero era coperto di neve, solo a tratti le pendenze diventavano ripide. Siamo tornati alle nostre case fieri di aver passato una domenica diversa, lasciandoci alle spalle tutte le preoccupazioni del mondo moderno. Vivere l'emozione che può regalare una vetta raggiunta con fatica, lottando contro i tuoi pensieri e i tuoi muscoli che ti dicono di fermarti, di mollare, non ha prezzo. Raggiungere il punto più alto, vedere oltre, ti fa capire quanto siamo piccoli in confronto al mondo intero. Consapevoli che mentre le persone "normali" erano stravaccate sul divano a vedere il calcio noi ci stavamo godendo un angolo di paradiso, lavorando al contempo sulla nostra crescita interiore, andando contro e oltre noi stessi. Quando i doni sono questi, la fatica non conta..
L'escursione in cifre
Partenza a quota: 1519 mslm alle ore 9.58
Arrivo in vetta a quota: 2489 mslm alle ore 12.50
Salita: 2.52 ore
Bivacco: 39 minuti
Discesa: 120 minuti
Arrivo alle macchine: ore 15.14
Distanza totale: 10.648 km di cui 5.840 in salita
Dislivello totale: 970 m ottenuto tramite 1477 m totali di salita e altrettanti di discesa
Velocità media:
In salita (escluse le soste ) 3.8 km/h max 5.5
In discesa 4.4 km/h max 5.3
Tempo: parzialmente nuvoloso
Neve: 15%
Temperatura in vetta: 4°
Pressione: 1078 mbar
Vento : forte (per buona pace delle aspettative di volo)
Birre: 2
Calli: 0
Umore: ottimo
Fauna avvistata
Aquile: 1 (2 volte)
Grifone: 1
Gheppio: 1
Cinghiale: 1 ma enorme (ore 21.00 circa di sabato 8 maggio fuori dal Rifugio Perugia)
Cracchi alpini: diversi
Scialpinisti: parecchi
Snowbordisti: 2
Cani: 3