Usciti dal bosco torna a farsi sentire, sempre più insistentemente, il vento che a 1800m mette a dura prova persino l'equilibrio saldo dei più pesanti. Raggiungiamo un ampio crinale erboso, presso una sella che termina frontalmente col Monte Cornacchia. Risaliamo percorrendo una cresta che si fa sempre più affilata ed esposta. Le poche parti del corpo scoperte si intorpidiscono per il freddo pungente, rendendo più faticosi anche certi passaggi su roccia. C'è chi non è allenato o chi non è sufficientemente coperto: alcuni rinunciano, altri a fatica, stringono i denti e proseguono. La sofferenza è tanta e ognuno dentro di sé si chiede quale sia il suo limite.
Aggirata la vetta dell'aguzzo Monte Cornacchia è l'ora di cavalcare la famosa cresta che porta fino al Puzzillo. Il rumore del vento, il freddo che porta seco e le frustate che ci dispensa diventano insopportabili sul crinale, ma alla fine riusciamo a far sventolare il nostro vessillo sulla vetta prefissata, baciati da un sole quasi invernale. Dopo le foto di rito e uno sguardo al meraviglioso
panorama, a tratti persino già ammantato di bianco, scendiamo dall'altro versante seguendo un anello.
Raggiunto il bosco c'è tempo per un momento riflessivo con una lettura ben orientata, prima di dirigersi tutti insieme a pranzare. Una giornata dalle condizioni ottime che ha permesso a tutti noi di assaporare ancora una volta l'appagante esperienza della montagna, che è fatica e sofferenza, ma soprattutto elevazione verso la “Vetta”: anzitutto interiore.
Gruppo Escursionistico Orientamenti