Escursione sul Monte Cava – Recensione

Nella remota evenienza di trovare della neve lungo il nostro cammino, leghiamo le ciaspole agli zaini e partiamo. Dopo un rapido riepilogo sui metodi di orientamento e lettura delle cartine, leggiamo un brano dell’Edda di grande impatto, che ci ha fornito uno spunto in più su cui riflettere durante il cammino. La prima parte si è svolta in allegria, e la relativa facilità del percorso ci ha concesso più spazio alla fraternizzazione che non ad una reale meditazione solitaria. Quando però la strada si è fatta più ardua, costringendoci a proseguire in fila indiana, il silenzio ha cominciato a prevalere e la tensione per la salita ha reso le nostre voci persino più forti, ma riversate e diffuse come un’eco tra le rupi del nostro microcosmo, rendendoci parte di un silenzioso pellegrinaggio carico di tensione ascetica. La camminata è proseguita nel più perfetto raccoglimento, tra i respiri affannati e la solitudine delle proprie riflessioni, fin al punto in cui, vicini alla vetta, ci siamo trovati di fronte ad un breve tratto innevato, coincidente con lo strapiombo. La relativa pericolosità del passaggio ci ha obbligati a procedere in diagonale verso la nostra meta, facendo bene attenzione a dove mettere i piedi. Pochi minuti dopo abbiamo infine raggiunto la vetta; la perfetta quiete che la circonda, di contro ai ritmi frenetici del mondo moderno, concede al suo conquistatore in estasi la sensazione dell’Ordine e  dell’Eterno, una sensazione amplificata dalle grida impietose del vento, che inutilmente vi si abbattono. La gioia di aver raggiunto la vetta non è corrosa da desideri edonistici, ma viene quintessenziata nella consapevolezza di aver sofferto e vinto, senza aver prestato ascolto a quelle voci dell’ego che minacciavano la resa senza condizioni. L’incanto ha però breve durata: una tormenta, in pieno aprile, ci colpisce, al che siamo costretti nostro malgrado a tornare indietro. Il viaggio di ritorno ci regala un’atmosfera veramente invernale: durante la breve pausa pranzo veniamo sorpresi da pioggia e neve uniti l’un l’altro, mentre a valle, veniamo accolti da una nevicata talmente copiosa e fitta da far fatica a proseguire tutti uniti, a causa del limitatissimo raggio visivo. Raggiunte infine le auto al parcheggio ci togliamo gli abiti coperti di neve e ci cambiamo. Il resoconto della giornata è comunque positivo: 2000mslm raggiunti, 18km percorsi e tanta fatica nelle gambe, ma con la consapevolezza di aver sofferto più che meritatamente per aver avuto la possibilità di saggiare, foss’anche per un solo attimo, quel “misterioso processo di superamento, di integrazione spirituale, di partecipazione alla «super vita»”.