Meno piacevoli il brusio, gli schiamazzi e le urla, che, irrispettose del silenzio che la montagna impone, impedivano di assaporare il suono del vento. Giungiamo con facilità al primo bivio. Alle nostre spalle Campo Imperatore già non si scorge più: superata la sella di Monte Aquila siamo al bivio tra la via normale e la via direttissima. Procediamo tenendo la destra ed imbocchiamo la direttissima. Quest’ultima sarà il nostro percorso e in poco tempo siamo alle pendici del famoso Sassone, un ampio masso posto all’inizio del tratto, quasi a mo’ di monito per gli avventurieri inesperti.
L’itinerario interamente su roccia è decisamente alpinistico e in alcuni tratti particolarmente impegnativo, soprattutto per i non avvezzi all’arrampicata. L’emozione è grande e le aspirazioni di chi voleva cimentarsi con un po’ di roccia vengono soddisfatte. In fila, ci arrampichiamo accompagnati dai consigli della guida e dei più esperti, seguendo i segnali verdi che indicano il tragitto e attenti a dove mettere i piedi nei punti più esposti. Altra causa dell’affollamento, il pericolo di caduta sassi!
Con attenzione e meticolosità si evitano i punti più dissestati pericolosi per chi ci segue. Piacevole è l’ascesa ed il silenzio – non da tutti rispettato – e la lucidità che il tratto richiede. Sempre più leggeri saliamo verso la vetta e intorno alle 12 e 30 scorgiamo la
Croce posta in cima alla vetta occidentale. Raggiunti i 2912 m dopo esserci ristorati e la solita foto di rito, pronti a ritornare a valle, due alpinisti vanagloriosi, impettiti per la loro scalata sul versante nord-orientale, ci ricordano la semplicità e l’umiltà che la montagna ci consiglia, ma che spesso i più dimenticano. Decidiamo di riprendere il cammino per la via delle Cime.
Meno dissestata della via normale e più sicura della direttissima da fare in discesa – si sa, disarrampicare è sempre più difficile che arrampicare – la via delle Cime si ricongiunge, dopo un tratto ben segnalato su una cresta scoscesa, alla via normale. La strada di ritorno a Campo imperatore, calata la tensione, è momento di racconti, confronti e chiacchierate. Sulla strada qualcuno di noi riesce a vedere qualche camoscio. Le foto fatte confermano quelle che agli altri sembravano solo visioni! Arrivati alle macchine, dopo qualche piccola disavventura di qualcuno intento a rincorrere lo zaino scivolato per un dirupo, speriamo di poter volare con il parapendio, portato con grande gentilezza dai pratici del volo, per sfruttare al meglio il luogo che da sempre ben si presta a questo sport.
Il vento cambia continuamente e il volo salta: ancora una volta la montagna ci ha insegnato i limiti che spesso non vogliamo accettare.
Carichi dell’ennesima ma non ultima esperienza, la mente e le parole già vanno alla prossima escursione del 12 novembre. Sperando di poter organizzare qualcosa anche prima con già la voglia di tornare a guardare le cime e il cielo.
Gruppo Escursionistico Orientamenti