Superato il bosco, arriviamo nella Valle di Teve, una lunga distesa in piano, circondata da montagne maestose, che proteggono questo splendido rifugio di silenzio e di colori autunnali. Decidiamo di attraversare tutta la pianura, mentre un ragazzo del gruppo, dotato di contapassi, ci segnala come i chilometri già percorsi siano 8. E non siamo nemmeno a metà strada! Viene tuttavia da domandarsi, con stupore, come si possa vivere nella città quei ritmi infernali, quando esistono dei luoghi in cui tempo e spazio sembrano assenti e dove si può apprezzare il vero silenzio, diverso da quello delle notti di città.
E’ il momento di ascendere ancora di più e la salita si fa aspra, sul Colle dell’Orso. Il terreno diventa scivoloso, con una ghiaia che vuole attenzione per ogni passo. Mano a mano che si sale, il freddo aumenta e ci copriamo sempre più, mentre per terra ghiaccio e neve ci consigliano di calibrare bene ogni movimento, vista anche la parete ripida che si apre subito al nostro fianco. Due componenti del gruppo, in
tanto, per problemi fisici, accusano difficoltà ma decidono di non mollare, seguiti a vista dagli altri, sempre pronti a sorreggerli in caso di necessità: perchè la montagna è anche solidarietà.
Arriviamo, verso le 12.20 in vetta, ma la nebbia è fitta, il freddo rigido, quindi, dopo una rapida foto di rito, è il tempo di chiudere l’anello che costituisce il nostro percorso: continuiamo, dunque, in cresta per alcuni metri, finché le condizioni climatiche difficili, il buio che sta arrivando da lì a breve, le difficoltà fisiche dei due nostri compagni di avventura ci consigliano di intraprendere una diretta discesa a valle, che richiede molta concentrazione e ponderazione di ogni movimento.
Arrivati così a valle, il buio è ormai sopraggiunto e dobbiamo accendere le luci frontali (da portare sempre con sé, anche quando si prevede di tornare prima del buio perché, come capitato a noi, la montagna è imprevedibile!) per riprendere il cammino nel bosco e risbucare a Cartore, in questo borghetto molto caratteristico, dove riprendiamo le macchine e torniamo a casa, quando sono ormai le 17.00. In tutto, causa clima e difficoltà dei nostri due escursionisti, più di 8 ore di marcia.
Questa escursione, oltre a regalarci un’occasione in cui prendere meglio coscienza del momento, l’autunno, che stiamo vivendo, dandoci la possibilità di entrare nel clima giusto che si confà a questa stagione, ci ha insegnato anche ad essere sempre previdenti, sempre pronti ad affrontare imprevisti e difficoltà. E, intanto, lo sguardo e la mente già si si orientano a Gennaio, per la nostra prossima attività che, a breve, comunicheremo.

