È per questo che abbiamo deciso di caricarci sulle spalle zaini, tende e sacchi a pelo per rompere con le nostre abitudini moderne. Per rivivere l’essenzialità e la semplicità dell’esperienza della montagna che per pochi attimi fa respirare un po’ di libertà. Montare una tenda, svegliarsi con l’alba, accendere un fuoco ed alimentarlo con la legna raccolta con sudore e fatica, marciare tra la neve, cucinare sulla brace, addormentarsi “stanchi, sporchi ma felici”, sentire un silenzio dimenticato, cantare col cuore in gola intorno al fuoco, vagare nella nebbia alla ricerca di una vetta che c’è ma che non si vede. Tutto ciò ci fa gioiosamente vivere la breccia che abbiamo aperto nei nostri cuori invasi dal caos moderno. Certo non senza difficoltà e fastidi che ci portiamo dietro dal nostro attaccamento alla quotidiana e fiacca vita borghese. È proprio qui che si apre la porta rivolta al cammino verso la liberazione. È unico il distacco che provoca la montagna: lontani da qualsiasi distrazione ci si può guardare nudi in faccia e tanto più si subisce il travaglio così ancor più questo distacco si dimostra salutare, necessario: cade qualsiasi maschera, va in cenere ogni alibi, tanto più ci si sente privati di qualcosa, maggiore si dimostra, checché se ne dica, il nostro attaccamento ad un mondo che diciamo di combattere, ma che nel quale poi, il più delle volte, non ci dispiace sguazzare.
È il fastidio di sentirsi i piedi bagnati e il naso freddo, è il disturbo per non avere un bagno caldo e confortevole al mattino, il dolore per i talloni invasi dalle vesciche, la seccatura di non avere un cuscino comodo sul quale riposare, la preoccupazione per il cellulare caricato con cura la sera prima e che non prende: tutti bisogni nati da altri bisogni, che all’improvviso ci rendiamo conto di essere del tutto inutili. Bisogni, creati dalla stessa modernità, che qui, in montagna, in fondo non ci servono a nulla. Nulla di essenziale per un corretto e sano vivere.
Così tra immagini spettacolari, vedute imponenti tinteggiate di bianco candido e animali solitari, abbiamo cercato di dare un senso a quello che per noi vuole significare andare in montagna: non il raggiungimento effimero di una vetta bensì l’entrare in piena sintonia con gli elementi che ci si presentano per osservare noi stessi nella nostra interiorità. In questi due giorni abbiamo imparato che tutto ciò che ci sembra necessario, imprescindibile e sacrosanto in realtà è solo frutto di comodità senza le quali si potrebbe vivere lo stesso e forse anche meglio.
Le ginocchia coperte di bianco dalla neve fresca, le spalle indolenzite per gli zaini carichi ci fanno godere con piacere in serata un sano momento comunitario intorno al fuoco. È qui che il cibo riempie le nostre pance, il vino scalda le nostre gole e così, a lottare contro il freddo, si elevano all’unisono canti di gesta eterne ed eroi immortali che ancor più riempiono i nostri cuori e rafforzano la nostra volontà. Da una lettura nasce una riflessione: non è sulla montagna che siamo chiamati a vivere. È laggiù in pianura, dove il caos oggi ha la meglio, che dobbiamo compiere il nostro dovere. È l’esperienza della montagna che dobbiamo fare nostra e portare come esempio e guida nella pianura. Se abbiamo passato due giorni tra la neve e i boschi non è per amore della natura e del paesaggio, né per il gusto esotico di fuggire dalle nostre noiose responsabilità, né tantomeno per raggiungere record o per dimagrire: non abbiamo voluto portare la “pianura” in cima ai monti. L’esperienza di questi due giorni – forse troppi pochi – ci fa portare nel cuore la montagna che abbiamo voluto vivere, fatta di semplicità e sobrietà. Un pizzico meno attaccati ai nostri falsi bisogni, siamo pronti a rilanciare liberi la nostra sfida alla modernità.
È il fastidio di sentirsi i piedi bagnati e il naso freddo, è il disturbo per non avere un bagno caldo e confortevole al mattino, il dolore per i talloni invasi dalle vesciche, la seccatura di non avere un cuscino comodo sul quale riposare, la preoccupazione per il cellulare caricato con cura la sera prima e che non prende: tutti bisogni nati da altri bisogni, che all’improvviso ci rendiamo conto di essere del tutto inutili. Bisogni, creati dalla stessa modernità, che qui, in montagna, in fondo non ci servono a nulla. Nulla di essenziale per un corretto e sano vivere.
Così tra immagini spettacolari, vedute imponenti tinteggiate di bianco candido e animali solitari, abbiamo cercato di dare un senso a quello che per noi vuole significare andare in montagna: non il raggiungimento effimero di una vetta bensì l’entrare in piena sintonia con gli elementi che ci si presentano per osservare noi stessi nella nostra interiorità. In questi due giorni abbiamo imparato che tutto ciò che ci sembra necessario, imprescindibile e sacrosanto in realtà è solo frutto di comodità senza le quali si potrebbe vivere lo stesso e forse anche meglio. Le ginocchia coperte di bianco dalla neve fresca, le spalle indolenzite per gli zaini carichi ci fanno godere con piacere in serata un sano momento comunitario intorno al fuoco. È qui che il cibo riempie le nostre pance, il vino scalda le nostre gole e così, a lottare contro il freddo, si elevano all’unisono canti di gesta eterne ed eroi immortali che ancor più riempiono i nostri cuori e rafforzano la nostra volontà. Da una lettura nasce una riflessione: non è sulla montagna che siamo chiamati a vivere. È laggiù in pianura, dove il caos oggi ha la meglio, che dobbiamo compiere il nostro dovere. È l’esperienza della montagna che dobbiamo fare nostra e portare come esempio e guida nella pianura. Se abbiamo passato due giorni tra la neve e i boschi non è per amore della natura e del paesaggio, né per il gusto esotico di fuggire dalle nostre noiose responsabilità, né tantomeno per raggiungere record o per dimagrire: non abbiamo voluto portare la “pianura” in cima ai monti. L’esperienza di questi due giorni – forse troppi pochi – ci fa portare nel cuore la montagna che abbiamo voluto vivere, fatta di semplicità e sobrietà. Un pizzico meno attaccati ai nostri falsi bisogni, siamo pronti a rilanciare liberi la nostra sfida alla modernità.