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Monte Morrone 2142 mslm


Qui abbiamo modo di fare una bella sosta su un grande e comodo masso che ci consente di mangiare e riposare in serenità, anche perché in vetta siamo soli, evidentemente la gran parte degli escursionisti (il parcheggio di Cartore alle 9 era già pieno) si ferma al lago o sceglie altre mete


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Monte Gorzano 2458 mslm


Dopo un nuovo periodo di stop forzato che le follie governative ci hanno imposto rieccoci in montagna per l’escursione di gruppo.


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Scialpinismo sul Monte Sirene


Siamo a metà maggio, e la grande quantità di neve caduta in questo inverno 2021 ci consente ancora di fare delle gran belle sciate.


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Prossima escursione sul Monte Gorzano


I Monti della Laga sovrastano tra gli altri, anche i territori di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e frazioni disastrate dal terremoto e dimenticate dalle istituzioni.


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L’insostenibile leggerezza dell’essere… in montagna



In tempi di pandemie e di chiusure, avere la possibilità di andare in montagna è un privilegio raro. Nonostante tutto, in qualche maniera riusciamo a regalarci un’altra giornata di sole, sci ai piedi e tanta aria nei polmoni. Abbiamo una mezza giornata libera, ma la faremo fruttare al meglio, salendo con le pelli per la remunerativa Valle del Sole, ai piedi del Monte Terminillo. Ancora una volta dalle parti del “nostro” duemila di casa, sempre fonte di insegnamento e soddisfazioni.
La salita è tranquilla per la prima parte della valle, poi a metà un bel cambio di pendenza costringe a fare maggiore fatica, con zig-zag sempre più stretti ed impegnativi; infine, l’ultimo strappo prima del passo del -Cavallo, nuovamente ripido, fino all’affaccio sulla Valle degli Angeli. A sinistra la crestina affilata che porta al rifugio Rinaldi sul Terminilletto, a destra la cresta più larga, ma in un passaggio alpinistica, che porta alla vetta del Terminillo. Più volte abbiamo effettuato questa salita, così come la discesa per la Valle degli Angeli in uno degli anelli scialpinistici più belli della zona, che poi risale tutta la cresta del Sassetelli.
Oggi optiamo “solamente” per la vetta della montagna di Roma e dopo un po' leviamo gli sci per proseguire a piedi. Alcuni ragazzi ci precedono di circa una ventina di metri, ramponandosi all’occorrenza. Parlano tra loro nel momento del passaggio più impegnativo e, un po' sorpresi, segnalano la presenza di ghiaccio. Ghiaccio? Ma come? Sono giorni di sopra media, come è possibile ci sia ancora del ghiaccio in quota?! Evidentemente ha tirato vento e, seppure durante la notte non ci sia stato rigelo, l’attività eolica, abbastanza sostenuta, ha fatto la sua parte nei versanti più esposti. Perfetto, fortuna vuole che abbiamo ascoltato gli altri scialpinisti, visto che i nostri ramponi sono rimasti “simpaticamente” in macchina, nel portabagagli. Piccozza sullo zaino ma ramponi in auto, ottima scelta! Sbagliando s’impara, è la prima regola per una crescita costruttiva ed oggi la stiamo mettendo perfettamente in pratica. Non ci fidiamo di salire in vetta senza ramponi, soprattutto nel momento in cui abbiamo capito che ce la rischieremmo, e non poco, per un tratto dove una scivolata sarebbe fatale. Preso questo bel ceffone educativo, con la coda fra le gambe si torna indietro lungo la cresta, fino alla sella tra le due valli dove eravamo arrivati un quarto d’ora prima.
Tira un po' di vento e scattate le foto di rito, controllato l’ARVA, allacciati gli scarponi, ci mettiamo in modalità discesa. Si parte, la neve un po' cede ma dà belle sensazioni, nei punti più ripidi la goduria è tanta, scendiamo veloci ma con un occhio ai pendii che alla nostra destra sono solcati dai salti di roccia del Terminilletto. Non ci attardiamo troppo, poiché per quanto l’ora non sia tarda (non sono neanche le 11.00), qualche sasso ogni tanto viene giù. Giunti nuovamente alla base della valle, decidiamo di proseguire per le più modeste montagne che abbiamo di fronte, in direzione Monte Elefante, alla ricerca ancora di un po' di fatica e di qualche altra piacevole discesa.
Una pausa nel bosco ed un rombo inequivocabile ci scuote. Una valanga! Si, è una valanga, cazzo! Dai roccioni del Terminilletto una valanga da scivolamento si stacca e scende giù verso la Valle del Sole. Il fronte è importante e la massa che corre veloce davanti ai nostri occhi lascia senza parole. C’è ancora chi sta salendo o chi sta scendendo, ma fortunatamente la neve, il ghiaccio, la terra e i sassi, non investono completamente la via di passaggio. Completamente, appunto; perché dieci minuti prima, su quel lato, o quasi, abbiamo fatto le nostre curve con euforia fanciullesca. Ecco, a distanza di un quarto d’ora circa dal nostro passaggio, forse quel quarto d’ora che abbiamo risparmiato non rischiando di salire in vetta, una bella ed imponente valanga ha scosso gli animi di tutti i presenti!


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Il bosco di Nepi, tra sentieri e cascate


Stavolta vi racconteremo un’escursione diversa dal solito, senza vette, dislivelli importanti o difficoltà tecniche, che però ci ha permesso di apprezzare le bellezze naturali di luoghi tanto vicini, affascinanti e ricchi di storia forse quanto poco conosciuti e valorizzati.
La nostra gita parte dal centro Storico di Nepi, precisamente dalla fortezza dei Borgia da cui si può subito ammirare la Cascata Cavaterra
Seguendo la strada principale troviamo subito la cartellonistica per i sentieri naturalistici che seguiamo in discesa verso il torrente (Fosso della Massa) che oltrepassiamo attraversando un ponte e poi proseguendo a sinistra in direzione Cascata del Picchio. Tralasciamo per il momento la deviazione per la sorgente del Tasso che abbiamo in programma di imboccare al ritorno
La camminata è un piacevole saliscendi lungo il corso d’acqua, da guadare in più di un’occasione con divertenti passaggi tra rocce, tronchi e corde di supporto
Purtroppo non possiamo non notare la sporadica presenza di rifiuti abbandonati da chissà quanto tempo, che stona in modo evidente con il contesto naturale in cui siamo immersi, non riusciremo mai a comprendere fino in fondo che cosa passi per la mente della gente per compiere simili scempi. Luoghi del genere andrebbero comunque adeguatamente curati al fine di valorizzare il territorio come meriterebbe.
Cupi pensieri fanno però subito posto alla meraviglia quando alla fine del sentiero ci appare di fronte la Cascata del Picchio in tutta la sua maestosità
Dopo la breve sosta e le foto di rito ripercorriamo il sentiero a ritroso, con una veloce deviazione verso delle cascatelle minori, fino al bivio per la Sorgente del Tasso. Si prosegue in una ripida discesa dove tra qualche piccolo salto di roccia, fango e viscido muschio bisogna far bene attenzione per non scivolare.
Pur non avendo lo stesso impatto scenografico di una cascata, non è da tutti i giorni trovarsi di fronte a una sorgente, fonte d’acqua e quindi di vita, nelle diverse tradizioni ha sempre avuto stretta attinenza con il Sacro in quanto simbolo della manifestazione


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ALLA RICERCA DEL SILENZIO PERDUTO


ASCESA E DISCESA DAL MONTE TERMINILLO
In fondo è stata una mattina come tante, una di quelle belle giornate di sole vissute all’aria aperta. Probabilmente no, non è stata una mattina come tante, perché mai, come in questa fase storica caratterizzata da profonde inquietudini, vivere il silenzio con la faccia al sole ed i capelli al vento, vale oro.
Non abbiamo intenzioni bellicose, visto che è un anno e mezzo che, a causa delle chiusure forzate (della mente e del corpo), piccozza e ramponi sono ormai parte dell’arredo casalingo. Anzi, di recente le piccozze ci sono servite a piantare un paio di chiodi “sonanti” sul muro.... del corridoio.
Salire per un canale che incide il versante est della nostra montagna di casa e scendere con gli sci dove ci va per il versante opposto, o direzione Vallonina sotto il Sassetelli o direzione valle del Sole. Stiamo sul Monte Terminillo, da sempre “palestra” per un piacevole alpinismo invernale, disponibile per tutti i gusti: dalla ascesa in tranquillità, alla via più impegnativa di ghiaccio e misto.
La strada che porta al Rifugio Sebastiani è chiusa in prossimità del Conetto; poco male, sci e pelli ci garantiscono una progressione veloce assieme ad altri avventurieri (per lo più scialpInisti). La valle del Sole è solcata sulla sinistra orografica da un importante valanga, frutto del distacco della tanta neve accumulata in questo inverno paradossale: sul Terminillo non si vedevano tre metri di neve dai tempi del Duce, così come non si vedeva così tanta gente con ciaspole, bob, buste nere, gommoni, incidenti, traffico, etc., al punto che, come di incanto, si riparla nuovamente di importanti investimenti degli enti locali per lo sci sul Terminillo.
Mah, la proposta ci lascia perplessi, considerato che, a fronte di un notevole impatto ambientale, i benefici non sembrano così tanti. L’indotto economico della zona è da trent’anni in sofferenza, a maggior ragione in tempi di follia pandemica, semplicemente perché lo sci appenninico non funziona come invece promettono gli speculatori senza scrupoli della montagna. A parte quest’anno strano, c’è sempre meno neve e la conformazione del territorio, e le annesse (mancanti) infrastrutture, non suggeriscono la costruzione di futuri e nuovi ecomostri, parenti di quelle brutture ancora in piedi e mai smantellate che ogni tanto sbucano come ruderi nelle valli, nei boschi, negli altipiani dell’Appennino. Piuttosto che parlare di nuovi impianti di risalita, perché non valorizzare un turismo alternativo e sostenibile fatto di escursioni, ciaspolate, scialpinismo, alpinismo, parchi avventura, etc.?
Mentre queste considerazioni vanno e vengono nella mente, procediamo imboccando il pendio in salita che costeggia il Rifugio. La giornata è calda, ma la neve dimostra che il rigelo notturno è stato importante. Siamo emozionati nel rivivere sensazioni da un po' sopite, ed allo stesso tempo siamo un po' affaticati, visto il poco allenamento su questo tipo di terreno nell’ultimo anno. Pausa ristoratrice e gli sci sono agganciati allo zaino: piccozza e ramponi ci daranno quella sicurezza necessaria nella progressione del canale dell’Orsacchiotta, una classicissima dalla pendenza media del 50%, con punte verso la fine del 60% (o del 55, dipende dalla stagione). Si intravede una cornice all’uscita del canale, ma non sembra preoccupante.
Saliamo di buon ritmo in progressione incrociata, i polpacci un po' bruciano vista l’inattività, ma il respiro lo cerchiamo di rendere regolare, armonizzandosi ai movimenti del corpo: con il baricentro al centro, fluttuiamo a seconda del braccio destro/gamba sinistra e braccio sinistra/gamba destra. Incontriamo una cordata ferma, a quanto pare ci sono alcuni problemi da parte di uno dei componenti che non se la sente di proseguire. La neve è un po' strana, in effetti, ad un primo strato cedevole subentra un fondo duro: l’impressione è che il rampone non tenga, ma anche qui è solo un’impressione.


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Manaslu – Simone Moro rinuncia


 
Prendiamo spunto dalla dichiarazione di Simone Moro che è stata pubblicata non solo su montagna TV, ma anche altri siti e portali dedicarti all'alpinismo.
Nonostante l'intervista sia più lunga (...comunque merita la lettura), e la frase utilizzata per il titolo dell'articolo è parziale rispetto ai concetti espressi da Moro, quella che apparentemente potrebbe sembrare un'umile e rispettosa presa di coscienza da parte di quest'ultimo nei confronti della montagna, rivela ciò che oggi, tra social e media, rischia di diventare l'alpinismo.
Un alpinismo ormai esasperato ad ogni livello e non solo nel caso delle super prestazioni (come la conquista del K2 o del Manaslu di inverno), dove ad affermarsi è lo sforzo titanico di sfida e di conquista, alimentato da un ego senza limiti, che offusca, pone in secondo piano, sbiadisce, l'imprescindibile e fondamentale ricerca di sintonia ed armonia con l'ambiente con cui si entra in contatto.
Concetti come capacità e limiti, infatti, sono attribuibili prettamente all'uomo e non di certo alla montagna, in riferimento alla quale hanno ben poco senso.
Recenti fatti di cronaca (vedi la tragedia sul Monte Velino) dimostrano, non che ce ne fosse bisogno, che anche se si è preparati non è necessario essere su un'ottomila per trovarsi in situazioni critiche.


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Terminillo 2217 m.s.l.m – Canale dell’Orsacchiotta 20-12-2020


Tra un DPCM e l'altro (a palazzo madama si saranno distratti) e complici le abbondanti nevicate di metà dicembre, rimettiamo finalmente i ramponi per salire il Terminillo la montagna dei Romani.
 
Bastano pochi passi sui ramponi per capire che le condizioni sono perfette, neve abbondante e della giusta consistenza: ne cedevole e affaticante ne dura e insidiosa, insomma quella neve che mette a proprio agio anche sul ripido e che ormai chiamiamo scherzosamente “scrocchiarella” per il rumore sotto i nostri passi.
 


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Walter Bonatti


“Fintantoché nell'alpinismo si manifesteranno fantasia, idealità e bisogno di conoscenza, quest'ultima rivolta soprattutto al proprio intimo, esso rimarrà vivo.”


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