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Monte Jenca – Recensione


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Appuntamento:  domenica mattina, ore sette. Ci si incontra sulla via Nomentana, poco prima del Grande Raccordo, ormai luogo fisso di ritrovo per organizzarsi con le macchine prima di un escursione. Imbocchiamo l’autostrada alla volta del Monte Jenca: 2208 metri d’altitudine nel cuore del Gran Sasso. Breve tappa all’autogrill per un caffè e per riunirci con il capoescursione di oggi e poi via verso  il passo delle Capannelle, da dove si accede alla vetta attraverso un ascesa di 900 metri di dislivello circa. Siamo in sette e un po’ fuori allenamento, e per alcuni è la prima escursione dopo mesi. L’unico che sembra veramente in perfetta forma è il nostro compagno a quattrozampe, Lucio, entusiasta di poter godere del suo immenso parco giochi montano. 

 


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Campo invernale 2013


 Questa volta staremo fuori 2 giorni e dormiremo in tenda. E’ necessario preparare più attrezzatura e più cibo...lo zaino sarà pesante. Ma non è solo questo il pensiero che ci accompagna nei giorni precedenti la partenza di sabato mattina. Ci si mettono anche le eccessive preoccupazioni di premurosi parenti e amici che raccomandano di non fare escursioni in inverno cercando di evitare i rigori del freddo. Timori amplificati dai media che, almeno da alcuni anni, alimentano ansie esagerate e collettivamente assunte senza accorgersene. Certo chi va in montagna deve essere molto attento al meteo e noi lo siamo, e le scelte e gli itinerari ne hanno sempre tenuto debito conto. Sarà così anche stavolta...intanto ci prepariamo scrupolosamente.
Sappiamo che vivremo un fine settimana nella natura senza i confort cui siamo abituati e avremo anche freddo, ciò nonostante è con un certo entusiasmo che prepariamo lo zaino e non sentiamo come nostra la pigrizia borghese di chi giudica stravagante la voglia di campeggiare in quota in Febbraio.

Le previsioni catastrofiche sono decisamente migliorate a ridosso dell’escursione,  ce ne rallegriamo alquanto. Sembra che la terribile perturbazione arriverà soltanto lunedì.
Il viaggio di avvicinamento da Roma verso l’Abruzzo è privo di avvenimenti di rilievo. Mentre le auto guadagnano quota e curva dopo curva le neve a bordo strada aumenta, affiora in alcuni una gioia quasi fanciullesca che si prova spesso andando sui monti e che non passa con gli anni anagrafici.
Il panorama cambia e le macchine, procedendo molto cautamente, raggiungono il luogo da dove partirà l’escursione.

La prima tappa verso il luogo dove metteremo le tende non prevede un grande dislivello. Il gruppo procede spedito nonostante l’affardellamento. Indietro, ma sempre a vista, restano alcuni che seguono la traccia ben segnata.
La zona è poco frequentata, la neve è intonsa salvo, di tanto in tanto, alcune impronte di qualche animale del bosco.

Le tende sono montate su un terrazzamento a circa 1500 m di altitudine in prossimità di alcune abitazioni di pietra chiuse in questa stagione. La cornice è molto suggestiva e la vista stupenda.
Il cielo è sereno, la temperatura scende velocemente.
Raccogliamo legna nel bosco limitrofo e, prima che sia buio, il fuoco è acceso sulla neve.
Intorno al fuoco, in circolo con i propri simili.
Ci raccogliamo per una lettura comunitaria, momento intenso e significativo.
C’è chi contempla alternativamente le fiamme del fuoco ed i primi scintillii in cielo.
Avanzando la notte regalerà un cielo letteralmente splendente di stelle e, quelli che le conoscono, mostreranno agli altri le varie costellazioni.

Viene la cena e poco distante dal fuoco viene allestito un barbecue. In allegria si consuma il pasto che lascia il posto ai canti.
Il freddo è davvero pungente, diversi gradi sotto lo zero, gela l’acqua nelle bottiglie e gela anche il vino. La grappa, grazie all’elevato contenuto alcolico, resiste.

La compagnia si dedica a se stessa, si sente vivo il legame che ci unisce ed ognuno dei presenti è felice di essere presente.

Chi si ritira prima nelle tende, infilandosi nel sacco, sente i canti di coloro che sono ancora intorno al fuoco. E’ difficile rendere la sensazione di compiutezza di un tale momento.

La notte porta un sonno ristoratore per chi è ben attrezzato, tormentato per chi non lo é. Si toccano i -15°C. la condensa ghiaccia sulle pareti interne della tenda.


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Alpinismo invernale – Monte Terminillo [2217 m s.l.m.]


 Alpinismo invernale - Monte Terminillo [2217 m s.l.m.]
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Salire sul Terminillo non è scalare l'Everest. Ma è pur sempre una vetta e una cima da raggiungere. Farlo con ramponi, piccozza e in cordata con un proprio compagno è un’esperienza di crescita e rinascita sia per chi è alle prime armi sia per chi ha già qualche anno di esperienza di alpinismo dietro alle proprie spalle. Non è raggiungere il limite e superarlo ciò che interessa ma l’esperienza di verifica con se stessi in una situazione in cui tutto appare stretto e precario. Molti avventurieri di città alla ricerca della pace interiore, che il mondo a valle non riesce ad offrirgli, credono di raggiungere la felicità eterna salendo in cima ad una montagna e godendo il paesaggio che gli si staglia dinnanzi. Ma non è affatto così. Una volta su il tempo è poco e, a seconda della cima raggiunta, le condizioni temporali e spaziali non permettono di rilassarsi romanticamente. Parafrasando Messner “in cima succede poco” ed è quello che ci porta alla cima che fa sì che succeda invece qualcosa in noi. La sensazione di essere esposti al pericolo, e alla morte, si presenta come un’esperienza di rinascita una volta ritornati al rifugio di partenza. “È questa la grande gioia di ogni salita”. Non si può salire però per il solo piacere del rischio e del pericolo, per provare sensazioni adrenaliniche che da dietro la scrivania del nostro ufficio non riusciamo quotidianamente a provare. Né per guadagnare gagliardetti da mostrare impettiti ai nostri amici.  È la sensazione di rinascita da acquisire che ci deve spingere ad affrontare esperienze di questo tipo. Solo così possiamo comprendere il valore immenso della vita e riempirla con le nostre opere e azioni per evitare di sprecarla. Parole e riflessioni di un “alpinista” alle prime armi che sabato 5 gennaio unitosi al proprio Gruppo Escursionistico Orientamenti ha scalato la cima del Terminillo (2217 m s.l.m.), innevato e ghiacciato: la “montagna dei romani”, che da romano può oggi dire di essere anche un po’ sua.


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Escursione Monte Pellecchia – Recensione


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Prima vera e propria escursione invernale della stagione per GEO. Questa volta la località non dista più di 50 chilometri da Roma, siamo diretti al Monte Pellecchia nel parco dei Lucretili. Gli appuntamenti sono due: 7 e 15 a Roma e alle 7 e 45 alla stazione di Monte Libretti, dopo una veloce colazione raggiungiamo in pochi minuti Monteflavio, il luogo di partenza della nostra escursione. Entrati nel paese si segue la strada, superato il bivio per il campo sportivo 100 metri dopo, si segue una strada asfaltata che diventa sterrata, qui lasciamo le macchine. Stavolta il gruppo è numeroso siamo circa una ventina di persone, forse perché l’escursione è alla portata di tutti. La temperatura non è particolarmente rigida ma l’effetto “windchill” è forte, la temperatura percepita è di molto inferiore a quella effettiva. 


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Introduzione al Metodo Caruso


L'Associazione GEO ti invita a partecipare il giorno martedì 11 dicembre ad un evento organizzato da IAMA (Accademia Internazionale Arrampicata e Montagna), in collaborazione con il Municipio II del Comune di Roma, a cui presenzieranno Paolo Caruso, fondatore della scuola e dell'omonimo metodo, e l'istruttore di primo livello Gianluca Martelloni che esporranno le tecniche base […]


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Escursione 9 dicembre 2012


Anello del Monte Pellecchia  Difficoltà E Tempo totale 6 h 650 m. di dislivello Per appuntamento e altre informazioni scrivi a georientamenti@libero.it! 


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