Qui abbiamo modo di fare una bella sosta su un grande e comodo masso che ci consente di mangiare e riposare in serenità , anche perché in vetta siamo soli, evidentemente la gran parte degli escursionisti (il parcheggio di Cartore alle 9 era già pieno) si ferma al lago o sceglie altre mete
Dopo un nuovo periodo di stop forzato che le follie governative ci hanno imposto rieccoci in montagna per l’escursione di gruppo.
Siamo a metà maggio, e la grande quantità di neve caduta in questo inverno 2021 ci consente ancora di fare delle gran belle sciate.
I Monti della Laga sovrastano tra gli altri, anche i territori di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e frazioni disastrate dal terremoto e dimenticate dalle istituzioni.
Oggi optiamo “solamente” per la vetta della montagna di Roma e dopo un po' leviamo gli sci per proseguire a piedi. Alcuni ragazzi ci precedono di circa una ventina di metri, ramponandosi all’occorrenza. Parlano tra loro nel momento del passaggio più impegnativo e, un po' sorpresi, segnalano la presenza di ghiaccio. Ghiaccio? Ma come? Sono giorni di sopra media, come è possibile ci sia ancora del ghiaccio in quota?! Evidentemente ha tirato vento e, seppure durante la notte non ci sia stato rigelo, l’attività eolica, abbastanza sostenuta, ha fatto la sua parte nei versanti più esposti. Perfetto, fortuna vuole che abbiamo ascoltato gli altri scialpinisti, visto che i nostri ramponi sono rimasti “simpaticamente” in macchina, nel portabagagli. Piccozza sullo zaino ma ramponi in auto, ottima scelta! Sbagliando s’impara, è la prima regola per una crescita costruttiva ed oggi la stiamo mettendo perfettamente in pratica. Non ci fidiamo di salire in vetta senza ramponi, soprattutto nel momento in cui abbiamo capito che ce la rischieremmo, e non poco, per un tratto dove una scivolata sarebbe fatale. Preso questo bel ceffone educativo, con la coda fra le gambe si torna indietro lungo la cresta, fino alla sella tra le due valli dove eravamo arrivati un quarto d’ora prima.
Una pausa nel bosco ed un rombo inequivocabile ci scuote. Una valanga! Si, è una valanga, cazzo! Dai roccioni del Terminilletto una valanga da scivolamento si stacca e scende giù verso la Valle del Sole. Il fronte è importante e la massa che corre veloce davanti ai nostri occhi lascia senza parole. C’è ancora chi sta salendo o chi sta scendendo, ma fortunatamente la neve, il ghiaccio, la terra e i sassi, non investono completamente la via di passaggio. Completamente, appunto; perché dieci minuti prima, su quel lato, o quasi, abbiamo fatto le nostre curve con euforia fanciullesca. Ecco, a distanza di un quarto d’ora circa dal nostro passaggio, forse quel quarto d’ora che abbiamo risparmiato non rischiando di salire in vetta, una bella ed imponente valanga ha scosso gli animi di tutti i presenti!
La nostra gita parte dal centro Storico di Nepi, precisamente dalla fortezza dei Borgia da cui si può subito ammirare la Cascata Cavaterra
Cupi pensieri fanno però subito posto alla meraviglia quando alla fine del sentiero ci appare di fronte la Cascata del Picchio in tutta la sua maestosità
In fondo è stata una mattina come tante, una di quelle belle giornate di sole vissute all’aria aperta. Probabilmente no, non è stata una mattina come tante, perché mai, come in questa fase storica caratterizzata da profonde inquietudini, vivere il silenzio con la faccia al sole ed i capelli al vento, vale oro.

“Fintantoché nell'alpinismo si manifesteranno fantasia, idealità e bisogno di conoscenza, quest'ultima rivolta soprattutto al proprio intimo, esso rimarrà vivo.”