Anello del Semprevisa – 1 Maggio 2016

 E così partiamo ugualmente, ben equipaggiati, in direzione dei monti Lepini nel subappennino laziale. Il percorso prevede un anello che tocca diverse cime: dal Semprevisa si procede verso l’Edrigheta e il Pizzone per poi riscendere a valle. Verso le 9.15-9.30 abbiamo parcheggiato nella piana e iniziamo a marciare, in silenzio: il passaggio dalla settimana vissuta tra le preoccupazioni quotidiane che ci attanagliano e la frenesia della vita cittadina, alla calma della natura è immediatamente benefico… si respira a pieni polmoni, concentrati e presenti a sé stessi. Il cielo non è limpido, ma neanche minaccioso e i rumori mattutini della natura ci circondano. Si fa sentire a sorpresa il caldo primaverile che ci costringe a togliere il maglioncino, salvo poi pentircene quando, poco dopo, ci inoltriamo in un ombroso e umido faggeto. Dopo aver raggiunto una stupenda radura dove sostiamo un po’, la fortuna iniziale ci tradisce e le nubi cominciano ad avvolgerci, impedendoci di vedere, una volta giunti in cresta, il panorama che, a cielo scoperto, ci avrebbe permesso di ammirare l’Agro Pontino fino al mare. Ma la natura offre sempre e in qualsiasi condizione meteo il suo spettacolo così mentre saliamo rimaniamo comunque colpiti dall’atmosfera quasi surreale data dalla fitta nebbia, che ci obbliga a rimanere compatti per non perderci di vista. Avanziamo con un buon passo, giungendo sorprendentemente in vetta al Semprevisa ( 1536 m.) poco prima di mezzogiorno, e dopo le foto di rito si riparte subito sia perché ancora presto per la sosta-pranzo, che per via del fastidioso vento.

Proseguendo, si fa una piccola deviazione per giungere a una delle numerose cavità carsiche presenti nella zona. “Abisso Consolini” è il nome dell’impressionante inghiottitoio che ci si presenta davanti, che è stato esplorato fino a 600 metri sotto il livello del suolo. Ci soffermiamo un po’ a osservare rapiti, stando ben attenti di non fare un passo falso che potrebbe risultare davvero fatale!

Continuiamo allora con il nostro itinerario, e giungiamo tra rocce e immensi faggi, alla seconda vetta, il monte Erdigheta (1336 m.), ma anche qua purtroppo siamo coperti da una coltre di nubi che ci impedisce di godere del panorama. Si riscende ancora un po’, e per la sosta pranzo si cerca un posto un po’ meno esposto al vento della cresta. Ci si accomoda, un brindisi, un rapido boccone e via, si riparte ristorati per concludere l’anello, ma non prima di aver toccato un’altra cima, quella del monte Pizzone (1313 m.).

Scendendo incontriamo, oltre ad altre cavità carsiche minori, numerosi animali tra mucche, cavalli e cani che ci tengono compagnia fino all’arrivo alle auto. Con circa 6 ore di cammino e un dislivello che tra i saliscendi ammonta a circa 900 metri, portiamo con noi un’altra esperienza che rafforza in noi lo spirito: torniamo in città ma il cuore rimane in alto, e lo sguardo sempre rivolto alla vetta nel nostro interminabile cammino verso la conoscenza di noi stessi.