Anello del Morretano – Recensione

 A voi naviganti che leggete questo breve resoconto, vorremmo far percepire lo stupore provato nel cammino attraverso il bosco di faggi e le radure che lo intramezzavano. E’ come se il candore della neve e l’armonia silenziosa del bosco invernale ci avesse contagiati. La sensazione è di armonia e la percezione osservando il bosco immobile è quella di vita raccolta prima dell’esplosione primaverile. Questo ci dona stupore, tanto bello quanto inspiegabile se pensiamo alle tante volte che lo abbiamo provato.

Il sentiero nella valle prosegue e mano a mano che ci si avvicina alla sella del Morretano, gli alberi si diradano fino a restare del tutto alle nostre spalle. Ora tutto è bianco. Non c’è sole e la neve non riverbera.

Sulla cresta della sella il vento è di nuovo teso. Il gruppo si inerpica per il crinale del Monte Torricella per poi scavallare nella Valle parallela del Quartarone. In cima al crinale il gruppo è avvolto dalle nubi e la visibilità scompare del tutto. Sono nubi passeggere e presto la visuale e la direzione da seguire sono di nuovo ben evidenti, ma sono bastati i pochi istanti di visibilità zero per far percepire il rischio di rapido disorientamento. Anche questa piccola percezione migliora la consapevolezza ed è utile visto che in montagna molti incidenti sono determinati da superficialità ed approssimazione e sottovalutazioni dei fattori imponderabili che il meteo può introdurre.

La valle del Quartarone è risultata essere molto più innevata di quella del Morretano e molto meno frequentata. Il ritorno prevede un percorso più lungo. Non avendo azzeccato l’incrocio per ricongiungerci alla mulattiera che conduce al parcheggio, per tornare alle auto è stato necessario un fuori sentiero con ripetuti saliscendi.

Giornata bella e piena di buone cose. Torniamo gratificati a Roma.