Ci ritroviamo per una nuova uscita di allenamento/preparazione per i prossimi progetti alpinistici e, visto il meteo incerto, scegliamo ancora il Terminillo, ormai diventato la nostra “palestraâ€.
Arriviamo in prossimità del rifugio Sebastiani abbastanza presto e notiamo subito come rispetto alle altre volte ci sia molta meno gente, non siamo soli, ma quasi. Il cielo è coperto e fa abbastanza freddo, ma non sono tanto i -7 gradi a farsi sentire, quanto il forte vento da nord che rende “faticosa e sofferta†anche la vestizione.
Finalmente ci mettiamo in cammino e, viste le condizioni, oggi non cercheremo difficoltà tecniche, ma abbiamo in mente di fare un doppio canale. Si sale e si scende, si risale e si riscende. Qualcuno direbbe: 'come i 'criceti!' Imbocchiamo quindi il canale c.d. Tortuoso, non molto conosciuto ma carino, con pendenze intorno ai 50°. Le recenti precipitazioni hanno aumentato l'accumulo di neve e, soprattutto all'inizio, non è compatta e si sprofonda. Ci diamo il cambio in testa al gruppo per aprire la strada. Solo più avanti la neve è più dura e dà soddisfazione nella progressione con le doppie piccozze.
Anche se più faticoso, è insolito e bello (in un luogo frequentato come il Terminillo) essere i primi a tracciare la via di salita. Tuttavia la visibilità comincia a diminuire, per quanto ormai siamo in cresta, in corrispondenza dell'uscita dell’Orsacchiotta, il secondo e successivo canale che abbiamo in programma di salire.
Raggiunta la vetta, scendiamo dal canale Centrale abbastanza velocemente, ma una volta arrivati alla base della parete ovest, ecco la sorpresa: nuvole basse ci avvolgono completamente. Sappiamo dove ci troviamo e procediamo sicuri in direzione Orsacchiotta, tanto è li a pochi passi. Iniziamo a salire il pendio ma poi ci fermiamo, non siamo convinti, quella roccia 'non ci torna'. Ma allora dove siamo? Dove andiamo considerato che praticamente non si vede nulla?
Aspettiamo nella nebbia totale e confidiamo nel vento sostenuto che allontani le nuvole (speriamo) passeggere. Basterebbe poco, un punto di riferimento che dia sicurezza, visto che siamo in un posto ben conosciuto e in cui non possiamo perderci.
Ma le condizioni non cambiano, e dopo qualche minuto decidiamo di ripartire facendo un traverso che, presumibilmente, attraversa la base della parete. Troviamo una traccia, la prendiamo e ben presto... scopriamo che si tratta esattamente della nostra fatta un'ora fa!
Meglio così, oggi vogliamo allenarci e quindi risaliamo velocemente e accumuliamo altro dislivello che non fa mai male. Arriviamo nuovamente in vetta e, nonostante il forte vento, ce la godiamo in totale solitudine, cosa che nel fine settimana è abbastanza rara. Ovviamente una volta tornati giù la visibilità torna ad essere ottima....
Quattro nuvole ci hanno fregato[1]​ ed anche se non abbiamo rischiato nulla, la montagna ci ha ricordato una preziosa lezione: mai sottovalutare l'ambiente, soprattutto in pieno inverno, anche se è 'di casa'.
[1]​ A parte questa nostra esperienza in un contesto relativamente sicuro e tranquillo, il fenomeno del whiteout è molto serio e pericoloso. La combinazione di neve e nebbia rende oggettivamente difficile l’orientamento indipendentemente dalla preparazione, ed è stato spesso causa di eventi​drammatici nella storia dell’alpinismo