Mille e cento metri di dislivello, un freddo cane… ma importa poco: il paesaggio è bellissimo, la neve si confonde con la nebbia, gli alberi imbiancati contrastano coi colori autunnali creando una scena d’altri tempi. I piedi pestano il terreno viscido, il fiato si spezza coi primi passi, il sentiero inizialmente largo, che sai che presto si stringera’, e’ il paradigma di ogni cammino in salita, al cui principio si e’ in tanti e alla cui vetta arriveranno solo in pochi.
La salita pompa il sangue e scalda il corpo, le gocce di sudore si scambiano con i leggeri fiocchi di neve che si sciolgono addosso, l’attrezzatura che pensavi pesante risulta pian piano più leggera. L’ascesa è intensa fin dall’inizio, dove il bosco ti accompagna lungo il sentiero; lo stesso bosco che sta lì a ricordarti che, per fortuna, non solo i grandi palazzi delle nostre grigie città fanno ombra al sole.
Il silenzio dei monti ti fa dimenticare i frastuoni cittadini e il naturale suono della natura ti sembra quasi strano, abituato come sei agli impercettibili rumori della città.
La vegetazione, sali….e comincia a scarseggiare, e l’apertura della radura coincide con le fredde, decise e forti raffiche di vento gelido, che ti colpiscono nei piccoli punti del corpo rimasti scoperti: li senti congelarsi e poi divenire bollenti, di quel bollore che senti quando il gelo è troppo forte. Le mani hanno difficoltà a muoversi, le sopracciglia diventano bianche di neve e gli occhi lacrimano senza che alcun pensiero triste t’abbia colpito: la mente, i ricordi e i pensieri che normalmente ci assalgono si rarefanno, tutto diventa incredibilmente più semplice: subentra quello strano senso di euforia e paura, perchè si fa difficoltà a vedere ad appena cinque metri di distanza. Il freddo si fa sentire ogni metro di più, gli occhi fanno fatica a stare aperti, la foschia e la neve non aiutano l’ascesa, il sentiero si distingue ormai con difficoltà.
Per evitare di perderci ci si avvicina, la fila si serra, il passo diventa unico, le parole sempre più rare, l’attenzione e la tensione diventano di colpo più alte. Ed il rischio anche diventa più alto. Camminiamo da tre ore, alla vetta mancano solo cento metri: circa venti minuti di cammino. Tra i dieci che siamo non tutti siamo attrezzati al meglio.
Nonostante manchino pochi minuti al alla vetta, si decide di scendere, meglio evitare possibili problemi: fare gli spavaldi e sfidare una montagna non è quello che cerchiamo.
Lei rimane lì, e nessuno di noi ha fretta. Arriverà il nostro momento.
Un ultimo sguardo, un ultimo sorriso difficile da tirare, e salutiamo il gigante bianco.
Solo per poco, chè torneremo. E non è una sfida.