L’insostenibile leggerezza dell’essere… in montagna

Nella bellezza del bosco o nella immensità del paesaggio d’altura, nell’aria tersa di una splendida giornata di sole e nella sacralità silenziosa di un Cielo che parla, la leggerezza della montagna, ovvero il sentirsi liberi, veri, semplici, forti, è tra le principali consapevolezze che ognuno, a suo modo ed in base alle proprie facoltà (o qualificazioni), può percepire. Tuttavia, anche dinanzi ad una valanga a cui assisti in diretta, quasi attonito, percepisci la stessa leggerezza della montagna, ma in forma diversa. Nel primo caso, è la leggerezza derivante dalla pienezza della vita che, con forza straordinaria, irrompe nell’anima. Nel secondo caso, è la leggerezza di quella stessa vita che, in un attimo, potrebbe sfuggire via, cancellando la memoria di quei momenti poco prima felici e gioiosi. Ma dov’è, se c’è, la differenza? Probabilmente non esiste differenza, in quanto sono le due facce della medesima medaglia chiamata vita, dove la consapevolezza del rischio e del pericolo, o semplicemente della fatalità che caratterizza la montagna e che, nei casi estremi, può arrivare fino all’incidente mortale, deve spingere ad essere ancora più bravi, consapevoli, attenti, scrupolosi nella preparazione fisica, tecnica, mentale. Coraggio sì ma non spavalderia, audacia sì ma non follia; rispetto, sempre: della montagna, degli altri, di sé stessi.
La montagna è una incredibile palestra esistenziale che può e deve aiutare ad essere migliori, a patto di essere sufficientemente umili nel proprio approccio. A patto di percepire quella leggerezza dell’essere che oggi si è manifestata insegnandoci quanto siano vicini i due estremi che caratterizzano l’esistenza umana, la quale, per essere veramente tale, necessita di un costante lavoro di riscoperta, valorizzazione, miglioramento della vita stessa. Come si fa a perdere tempo rincorrendo la chimera della “conquista dell’inutile”, quando tutto potrebbe terminare, in un attimo, lungo un pendio assolato o una cresta ghiacciata?
Per la cronaca, la giornata prosegue e per altre due ore si sale e si scende sulle panoramiche cime della zona. Cerchiamo in sicurezza i versanti meno esposti al sole, e la scelta è azzeccata: discese da urlo su neve dura, ma non ghiacciata. Si torna all’auto, alleggeriti delle seriose tristezze di cui parlava Nietzsche e ricolmi della leggerezza dell’essere che ci aiuterà a vivere meglio.
Un piccolo passo anche oggi è stato fatto, lungo il percorso di ascesa verso la conoscenza di noi stessi.