Ci troviamo in mezzo alla nebbia, il vento ci scuote, a volte ci teniamo anche a vicenda per evitare di cadere o come scherzosamente ci diciamo per non “volare viaâ€Â.
Non è proprio la cresta aerea e panoramica che speravamo di trovare, forse potevamo aspettarcelo ma onestamente non pensavamo di trovare condizioni così inospitali, che rendono difficoltoso anche comunicare tra di noi.
Ci consultiamo per valutare se procedere per gli ultimi cento metri di dislivello o tornare a valle, sicuramente non ci attenderànessun panorama mozzafiato, ne soste ristoratrici, ne gioiose foto di vetta, ma nessuno di noi è qui per questo. Tutto è un’occasione e metafora per metterci alla prova, anche nelle piccole cose, tenere duro di fronte alle difficoltà, anche senza la prospettiva di sicura ricompensa materiale o successo
Per questo saliamo, non certo per una sfida nei confronti della montagna o addirittura della natura della natura, ne per mera soddisfazione personale per aver “conquistato una vettaâ€Â.
Al ritorno dobbiamo scendere un bel po’ per trovare le condizioni più favorevoli per una sosta che ci consenta di riposare e mangiare qualcosa
Ora però il tempo è migliorato, la temperatura è salita, c’è anche meno vento, siamo quasi alle macchine quando ci voltiamo verso la vetta, è completamente libera e sgombra da nubi… torniamo su?
Ovviamente è un gioco, è tempo di cambiarsi e di tornare verso casa, stavolta non senza un filo di tristezza nel vedere Campotosto ma soprattutto Amatrice, o meglio, quel poco che ne resta, praticamente ancora quasi nelle condizioni appena successive al terribile terremoto del 2016