Attorno alle 19.45 tutto il gruppo giunge al Rifugio, vengono disposti i materassini e i sacchi a pelo sul terreno sabbioso creato dalle antiche colate laviche, si mangia solo quanto necessario per riprendere le forze e si brinda con un bicchiere di vino, a ciò che è stato e alla giornata che arriverà molto rapidamente tra poche ore.
Calato completamente il sole, molti già dormono sotto a un cielo illuminato da infinite stelle: la notte è particolarmente serena e si spera sia di buon auspicio.
L’indomani, alle 3.15, la sveglia è chiamata a voce da chi guida il gruppo. Alle ore 3.30 tutto il materiale è stato già sistemato e disposto negli zaini e tutti gli escursionisti sono pronti a marciare. Il passo è subito svelto e deciso a superare l’insidiosa parte iniziale di salita caratterizzata da rovi e arbusti che rendono difficoltosa la marcia. Non c’è sosta per le prime due ore di cammino, il risveglio muscolare alle pendici dell’Etna è una cosa seria! La prima pausa è pensata per ricompattare completamente il gruppo e per fare un primo spuntino, la colazione vera e propria si farà a quota 3000 m., tra almeno un’altra ora di cammino.
Tutta la fase di ascesa del secondo giorno è caratterizzata da un forte vento che priva il corpo di calore e solleva da terra grosse quantità di polvere. Fermarsi a riprendere fiato e ad aspettare il gruppo non è sempre così piacevole come lo era il giorno precedente, ogni pausa richiede di aggiungere vestiti per coprirsi dal freddo e di cambiare i capi bagnati dal sudore.
Nella seconda parte di salita, superate le difficoltà della vegetazione, il terreno diventa più asciutto, meno florido e più impervio. Non servono più le pile frontali a illuminare il percorso, il sole ha già rischiarito il cielo, ma l’attenzione a ogni movimento è fondamentale per evitare scivoloni sulla sabbia o passi falsi sulle fragili rocce laviche. Non ci sono difficoltà alpinistiche in questa ascensione, ma la montagna è sempre un ambiente severo, che richiede la giusta dose di cautela e concentrazione.
L’arrivo in cima da parte di tutto il gruppo, a più di 6 ore dalla partenza dal Rifugio, è una grandissima soddisfazione per tutti: sia per chi è la prima volta che vede il cratere sia per coloro i quali questo è un appuntamento che si ripete ormai da diversi anni. Qualche minuto per godersi il momento, fare qualche foto di gruppo e guardare il panorama che subito è ora di scendere. Dal cratere esce costantemente un’enorme quantità di fumo solforoso che se inalato a lungo può creare problemi. Almeno in questo il forte vento è d’aiuto: spinge tutto il fumo nella direzione opposta al gruppo.
Ricercare la più comoda strada del rientro è facile all’inizio perché lungo i sabbioni è possibile perdere dislivello velocemente ma diventa più complicato nella parte finale dove i rovi e le spine costituiscono il problema principale. Il Rifugio è visibile da molto lontano, il tetto giallo svolge la funzione di stella Polare, la direzione è segnata!
Giunti al rifugio si pranza con le ultime scorte rimaste della propria razione e ci si ristora un po’. Avere una quantità limitata di acqua richiede una gestione intelligente delle proprie risorse: abituati a un mondo caratterizzato dall’eccessiva abbondanza e dal consumismo che non dà importanza a nulla (beni materiali e immateriali senza eccezioni), trovarsi a bere solo il necessario per non giungere in condizione di disidratazione ti riporta a contatto con la Realtà e sicuramente ti fa riflettere su ciò che dovrebbe essere davvero importante e primario nella vita.
Il tragitto dal Rifugio al Casale lo si percorre nelle ore più calde della giornata, fortunatamente però quasi tutta la strada è all’ombra di piante e arbusti. Inoltre l’umore di tutti gli escursionisti è alto e queste tre ore di rientro sono un’ottima occasione per scambiarsi impressioni sulla giornata appena trascorsa e sul campo che si sta svolgendo, ma anche per parlare di ciò che si ha in programma per il prossimo anno militante.
Quasi, e ripeto quasi, senza accorgersene tutto il gruppo giunge a pochi passi dal cancello del Casale, la gita sul cratere dell’Etna si sta per concludere, come ogni anno è un’ottima prova per misurare se stessi, valutare i propri limiti, la propria capacita di superarli e il coraggio di riconoscere le proprie mancanze, evitando comportamenti titanici.
La salita sul vulcano siciliano insegna anche a prendersi cura di colui che è in difficolta, magari perché in quell’anno delle situazioni a lui indipendenti gli hanno impedito di allenarsi adeguatamente o perché semplicemente non tutti i giorni il nostro corpo e la nostra mente rispondono allo stesso modo agli stimoli esterni. È sempre una bella esperienza quella dell’ascesi in montagna, è un’azione che non deve essere volta solamente alla pratica di un esercizio fisico e sportivo, al compimento di record o al raggiungimento di una cima, ma che è carica di simboli e significati più importanti e che tutti quanti, se orientati da una visione Verticale della vita, possiamo cogliere e godere.