La rinuncia alla vetta

Tra i tanti motivi per i quali andiamo in montagna c’è sicuramente la sfida con noi se stessi per un superamento dei propri limiti.

Se non il fine ultimo, la vetta ha un fascino e un’attrazione magnetica innegabile, rappresenta il culmine di ogni escursione o via alpinistica.

Le condizioni ambientali avverse come meteo in peggioramento, ghiaccio in cattive condizioni o rischio valanghe, ore di luce non sufficienti per un rientro in sicurezza, mancanza di attrezzatura idonea per affrontare passaggi delicati non previsti, condizioni psico-fisiche compromesse da stanchezza o infortuni, rappresentano tutte condizioni per le quali è necessaria una presa di coscienza “straordinaria”, che consenta una decisione rapida e senza ripensamenti.

Rinunciare al raggiungimento della vetta è un atto di responsabilità e lucidità importantissimo, per sé e per i propri compagni di cordata. Come la guida o capo cordata non possono mettere a rischio la propria vita e quella degli altri componenti con decisioni avventate, è anche dovere degli altri membri far presente se non sono più nelle condizioni di proseguire, ovvero di poter continuare senza rallentare oltremodo il gruppo.

Un atto di coraggio e rinuncia all’appagamento dell’ego, un freno alla brama ed al desiderio di conquista che potrebbero essere fatali, un gesto “comunitario” opposto a qualsiasi forma di individualismo. A suo modo, quindi, anche questo è un atto rivoluzionario in un mondo egolatrico che ci insegna esattamente il contrario.

Nel tempo ci siamo trovati più volte di fronte a situazioni rischiose, o comunque tali, da richiedere particolare attenzione; tuttavia, nella maggior parte dei casi, il modo di proseguire lo si è trovato.

Allo stesso tempo non abbiamo mai avuto un pentimento quando la decisione è stata quella di rientrare; il pensiero, lo stesso da sempre, è che evidentemente, per qualche motivo, in quella determinata occasione, la montagna non ci ha voluto in cima. Non è un problema, se Dio vuole si ritornerà.

Facciamo nostro e adeguiamo un detto proprio agli ambienti del volo libero: “Meglio stare a valle con la voglia di stare in cima, che stare in cima con la voglia di stare a valle”.