Distacco delle Valanghe

LA DINAMICA DEL DISTACCO DELLE VALANGHE

Valanghe di lastroni

Il manto nevoso è soggetto alla forza di gravità che, considerando un blocco isolato, può essere espressa con un vettore verticale (peso) "P" applicato al suo baricentro.
Quando il piano d’appoggio del manto nevoso è inclinato, la forza "P" può essere scomposta in due forze:

• la forza "T" tangente al pendio e rivolta verso la massima pendenza; essa è tanto più elevata quanto maggiore è l’inclinazione del pendio e tende a far scivolare la neve verso valle (forza di taglio);
• la forza "N" (di compressione) che è ortogonale al piano d’appoggio, verso cui è rivolta, e tende a comprimere la neve contro il terreno favorendone l’adesione.
Per mantenere in equilibrio il manto nevoso, a queste due forze si oppongono, rispettivamente:
• la forza "R" (resistenza) che è la sommatoria di tutte le resistenze del manto nevoso (coesione e attriti dello strato più debole) ed è rappresentata da un vettore applicato sullo strato più debole, parallelo al pendio ma rivolto verso monte.;
• la resistenza del piano d’appoggio (suolo) che annulla la forza "N" in quanto sempre maggiore della stessa forza "N".
Pertanto, quando la forza "T" è minore (<) di "R" la neve è stabile.
L’equilibrio diventa instabile quando "T" diventa uguale (=) a "R"

Quando la forza di taglio "T" diventa, per una qualsiasi causa, superiore alla resistenza "R", la neve si mette in movimento. La forza "T" aumenta per effetto dell’aumento del peso e cioè per effetto di una nuova precipitazione o per una sollecitazione di carico (per es.: passaggio di uno sciatore). La resistenza "R" diminuisce per riduzione della coesione connessa ai metamorfismi. In caso di pioggia sul manto nevoso avviene contemporaneamente l’aumento di "T" e la riduzione di "R" con le ovvie conseguenze di una facile perdita dell’equilibrio. Il distacco di lastroni, che si verifica con una frattura lineare, presuppone un manto nevoso più o meno compatto ed interessa una superficie che può essere anche molto estesa. Il cedimento primario si verifica in corrispondenza della superficie di contatto del lastrone con lo strato debole sottostante, in cui è più debole la resistenza al taglio, successivamente cedono gli ancoraggi periferici. La valanga di lastroni asciutti può anche trasformarsi in nubiforme quando la sua velocità e le asperità del terreno sono in grado di frantumare minutamente i lastroni stessi, specie se si tratta di lastroni soffici. Le valanghe di lastroni sono le più pericolose per gli sciatori fuori pista e gli sci-alpinisti in quanto non è sempre possibile riconoscere per tempo un lastrone instabile. La maggior parte degli incidenti è dovuta al distacco provocato dal peso o dalla sollecitazione dinamica (ad esempio sciatore in discesa a fine curva) delle stesse persone che ne vengono coinvolte. Poichè la linea di frattura si verifica normalmente a monte del punto in cui viene applicato il carico, e non lungo la traccia in cui il pendio viene percorso, lo sciatore ne viene travolto. È pertanto un luogo comune errato il concetto che il distacco, in questo caso, si verifichi per il "taglio" della superficie nevosa effettuato dagli sci.
Al contrario, uno sci che affonda nel lastrone lasciando una traccia sta a significare che una parte del carico provocato dallo sciatore è assorbita dalla deformazione della neve, per cui l’equilibrio viene turbato di meno, mentre un lastrone duro, che non viene deformato dagli sci, trasferisce la sollecitazione di carico direttamente sugli ancoraggi che, se non sono sufficientemente resistenti, possono cedere.

Valanghe di neve a debole coesione

La mancanza di coesione, caratteristica della neve fresca all’inizio del metamorfismo di isotermia o della neve molto bagnata, determina un tipo di distacco pressoché puntiforme. Basta il movimento di pochi cristalli mossi dal vento o di un piccolo grumo di neve caduta da un albero, da un sasso, da una cornice, per determinare, per urti successivi, il moto spontaneo della valanga che, su un terreno uniforme, tende ad assumere la forma di una pera. Anche forti vibrazioni sonore quali esplosioni, bang supersonico, battimenti del rotore di un elicottero relativamente vicini, possono provocare un distacco, se la neve si trova già in equilibrio instabile. Se la causa del distacco è uno sciatore, a differenza della valanga di lastroni in cui la frattura avviene normalmente a monte dello sciatore stesso, il moto della valanga di neve a debole coesione inizia, normalmente, a valle degli attacchi degli sci. Lo sciatore che provoca questo tipo di valanga, generalmente, nel momento in cui la provoca non viene coinvolto (ad esempio se è in salita o in discesa diagonale); può esserlo, invece, se sta scendendo con una serpentina, in quanto la sua velocità e la sequenza stretta di curve può portarlo a valle del punto di distacco prima che la neve abbia vinto l’inerzia dell’inizio del movimento, per cui lo sciatore può non fare in tempo ad accorgersi di aver messo in moto la valanga. Va da sè che chi si trovasse già a valle e sulla potenziale traiettoria della valanga può essere travolto. Se la neve è molto bagnata, la sua velocità non supera, in genere, i 30 – 50 Km/h. e il moto resta radente. Se, invece, la neve è asciutta, tanto più se è molto fredda, le particelle in movimento, superata la velocità critica, valutata in 70-80 Km/h, o incontrando ostacoli ed asperità del terreno, cominciano a sollevarsi nell’aria ed il moto, da radente, diventa nubiforme. In questo caso la velocità può raggiungere e, talvolta, superare, i 300 Km/h, esercitando pressioni, sugli ostacoli ortogonali al moto, dell’ordine di 50 t/mc, mentre l’aria che viene spostata sulla fronte e sui lati (soffio) può arrecare danni anche al di fuori della traiettoria della valanga.
Queste sono le valanghe più devastanti e pericolose per gli abitati ed i manufatti e si verificano, in genere, durante o poco dopo una abbondante nevicata, di giorno come di notte, specialmente con temperature basse. Il distacco, in genere, è più precoce sui pendii soleggiati, (metamorfismo di isotermia più rapido e quindi perdita della coesione feltrosa in anticipo) per cui, sui pendii esposti ai quadranti settentrionali, più freddi, il pericolo dura più a lungo.

Articolo tratto dal sito www.itsportmontagna.it a firma di Luigi Telmon –
Esperto valanghe e Istruttore Nazionale Neve e Valanghe
del Servizio Valanghe Italiano del CAI