Il secondo fine settimana ha permesso al gruppo di trascorrere due giorni di grande impegno e progressi in Moline, nella zona del Volturno, dove – tra qualche ora passata in palestra per migliorare alcuni fondamentali e molte salite in falesia guidate da Paolo, assieme alla bravissima Micaela – il gruppo ha preso sempre più dimestichezza con tutte le prove cui si sottopone chi approccia l’arrampicata. Vincere la paura, prevedere i prossimi movimenti del proprio corpo con naturalezza e tenere sempre sotto controllo l’equilibrio: è questo l’approccio che il Metodo di Paolo Caruso insegna, nella piena consapevolezza di sé.
Il tempo vola e giunge anche l’ultimo fine settimana, che il gruppo affronta con determinazione, forte di quanto Paolo già ha trasmesso e della vera passione che è ormai sbocciata per questa disciplina così avvincente. Ci si è diretti nuovamente in Valnerina, dove ci sono molte altre falesie che consentono di approcciare vie di maggiore complessità, comunque molto adatte al livello che il gruppo ha ormai raggiunto. Paolo ha un entusiasmo coinvolgente e il gruppo ne ha seguito ogni parola e gesto – anche nel metodo di avvicinamento alle falesie. C’è stata grande determinazione nei componenti del gruppo, che hanno sempre voluto arrivare ‘in catena’ in ogni via e non hanno desistito neppure dopo alcuni tentativi falliti: d’altra parte il Metodo conferisce notevole fiducia e consapevolezza nell’arrampicatore, che non ha bisogno di bruta forza fisica per compiere la salita. Il bel gesto, l’armonia, l’equilibrata distribuzione del peso sui baricenti del corpo umano, la serenità nei passaggi più difficili e l’uso di tutto il proprio corpo – soprattutto i piedi e le gambe – fanno dell’arrampicata un fluire dinamico e spontaneo come la ‘camminata’. Rifiutando la logica comune del ‘io salgo, poi vediamo, mi tiro con le braccia e resto appeso ad un falange’, questo corso di arrampicata consente di sentirsi pienamente integrati con la montagna, di leggere le pareti e quindi approcciarsi all’arrampicata senza superbia, ma nel pieno rispetto delle montagne che ci stanno ospitando. Inoltre, da non sottovalutare minimamente, questa serenità e fluidità (la ‘continuità’ dei movimenti è determinante e sempre ricercata) consentono di divertirsi in arrampicata, senza sforzi fisici al limite dell’impossibile e conseguenti nervosismi.
Inoltre, tutti i fine settimana, anche grazie alla notevole carica energica ed alla cordialità di Paolo, sono stati caratterizzati da molti momenti di allegria e condivisione, tra cene passate a raccontarsi i progressi fatti e i punti su migliorare, nonché le esperienze di ognuno con la montagna, il tutto doverosamente accompagnato da ottimi piatti e notevoli vini, in un clima molto conviviale, cui hanno spesso preso parte anche molti allievi dei precedenti corsi, ormai rimasti molto vicini a questa disciplina ed alla guida di Paolo.
Da questo corso – che verrà certamente ripetuto, anche nei livelli successivi – i partecipanti hanno raccolto molto più di una semplice esperienza sportiva: diversamente dalle animalesche prove di fisicità dell’arrampicata moderna, il Metodo Caruso – famoso in tutto il mondo ed insegnato anche presso le più grandi associazioni di sport di montagna, alle guide alpine di molti paesi e non solo – consente a chi lo applica di vivere l’arrampicata come un esercizio di presenza della propria mente e del proprio corpo di controllo delle emozioni e di riscoperta di movimenti naturali ma ormai dimenticati ‘in pianura’. L’apprendimento non è certamente agevole, viste le tare degli uomini dei giorni d’oggi (paura, pigrizia, istinto di conservazione), ma con la giusta predisposizione all’esercizio ed all’apprendimento, questo è certamente il miglior corso di arrampicata per chiunque ama la montagna non per il record ma per tutto quanto la stessa montagna – soprattutto in verticale – sa insegnare, trasmettere e manifestare, oltre il mero elemento naturalistico.
L’appuntamento è con le prossime escursioni di GEO e – sicuramente – con i prossimi corsi di arrampicata organizzati con Paolo Caruso.