Monte Sirente

Mano a mano che la quota sale, ci avvediamo che il manto nevoso è assai sottile, lasciando affiorare, in molti punti, i sassi ed i fili d’erba sottostanti.
Questa condizione priverà più tardi i partecipanti dotati di sci della gioia di una piacevole e fluida discesa.
Durante la salita il gruppo si sfilaccia restando sempre a vista.
Alcuni, pochi per la verità, ma incluso l’estensore di queste righe, si rimproverano i chili di troppo, che li rallentano facendo guadagnare quota più lentamente rispetto agli altri.
Insieme alla fatica ed al fiato grosso, osserviamo tornare, sempre bella e sempre indescrivibilmente bella la sensazione che proviamo quando la natura offre lo spettacolo di sé. Si lascia ammirare, amare e, in certi casi ma non oggi, temere.
Non serve spendersi in tanti dettagli per tentare di spiegare questa sensazione, perché chiunque l’abbia provata, sa perfettamente cosa si intenda. Non è uno stato d’animo riservato a pochi eletti specialisti dell’estremo, perché non dipende dalla difficoltà alpinistica affrontata.
È una gioia ed un privilegio accessibile a tutti. Tutti coloro che, contemplando la natura, si sentano parte attiva armoniosamente inserita nel creato, parte di un tutto a sua volta riflesso dell’Intelligenza divina che ha meravigliosamente ordinato il cosmo.
Della natura la montagna mostra l’aspetto maestoso e per questo, salendola, aiuta la nostra anima a librarsi dispiegando le ali come un’aquila. Respirando l’aria delle cime, spaziando su orizzonti sconfinati, l’anima si dilata, lo spirito è leggero… l’aquila spicca il volo.
Questo è il tesoro che ci portiamo dentro, scendendo, tornando a valle.
Ci salutiamo la sera, stanchi e felici. Insieme alziamo il bicchiere. Un omaggio alle nostre belle montagne e un saluto al destino ignoto che ci trovi sempre pronti e degni.