Monte Torrecane

Ma, ritrovatici ai piedi del Monte Nuria, il gruppo si ricompatta. Bastano poche parole a ricordarci che l’escursione non è una mera passeggiata di piacere, e che va, pertanto, vissuta con una forma ben precisa. Si riprende a marciare, a passo sostenuto, salendo un versante la cui unica difficoltà è la presenza diffusa di rovi. Usciti indenni da questa “prova”, ci si ferma a godere della vista della pianura sottostante e a ri-crearsi con uno spuntino. Ma non c’è tempo da perdere: la vetta ci chiama.

Attraversato un bosco di faggi, la distesa di foglie dai tipici colori giallognoli e arancioni ai nostri piedi fa riflettere ognuno di noi sul significato simbolico dell’Autunno, stagione che ben si presta all’introspezione ed alla conoscenza di se stessi. La stagione della semina, appunto.

La cresta ci conduce alla pettata finale: la vetta è ormai visibile. È il momento di eliminare ogni chiacchiericcio sterile, ogni pensiero vano, e di salire, passo dopo passo, in fila indiana, come un corpo unico, verso l’obiettivo. Una ripida salita ci separa dalla cima del poco noto Monte Torrecane, che raggiungiamo compatti. Con i suoi 1576 metri di altezza, il Torrecane rassomiglia ad uno spuntone, ad una piramide che si staglia tra i monti del Cicolano. La sua vetta, che un tempo ospitava una torre di osservazione, è talmente appuntita che a malapena riusciamo ad assieparci tutti su di essa per le foto di rito.

La gioia della vetta è quasi sopraffatta dall’incanto provocato dal panorama che si apre dinanzi ai nostri occhi. Da qua sopra, le distanze si riducono e l’umanità, con le sue miserie, è portata alla sua reale dimensione di piccolezza. Lo sguardo, dal sottostante lago di Rascino, con la sua forma così singolare, spazia fino al Monte Velino, innevato, alla nostra destra, mentre davanti a noi, vicinissimo, è il Monte Giano, alle cui spalle si impone il Terminillo. Sulla sinistra, il Monte Nuria, che noi ben conosciamo, si lascia ammirare nel versante opposto a quello che salimmo lo scorso anno .

Siamo in un angolo di mondo dove l’uomo è quasi del tutto assente:  a parte qualche casale nella piana di Rascino, le prime case che riusciamo a scorgere sono una manciata di abitazioni giù a valle, sull’altro versante: è Sella di Corno, uno dei paesi che precedono L’Aquila.

Ma la meraviglia che gli Appennini ci hanno ancora una volta regalato deve ben presto lasciare il posto alla concentrazione: è tempo di tornare.