Escursione Monte Velino – Recensione

L'atmosfera è felicissima, il ghiaccio tra i partecipanti all’escursione si rompe subito: tra persone che si conoscono da una vita e chi si vede per la prima volta. A fare compagnia a tutti è Lucio, il cane "scalatore" che, felicissimo di trovarsi in quello che per lui è una sorta di parco giochi, percorre la fila decine di volte avanti e indietro, come a spronare tutti a darsi una mossa.
Mentre accorciamo le distanze dalla vetta del monte, ci si accorge che il paesaggio attorno a noi cambia velocemente così come velocemente aumentano i dislivelli e le difficoltà del percorso. Infatti, già dopo poche ore molti di noi iniziano ad essere stanchi, il lavoro di ginocchia e altre articolazioni, che solitamente durante la nostra comoda giornata in città o a casa raramente sforziamo, inizia a farsi sentire. Dopo aver superato un tranquillo e rilassante sentiero che attraversa un piccolo bosco, arriviamo all'inizio della prova vera: da ora in poi sarà tutto in salita.
Mentre si sale, si suda e si lotta con noi stessi e con le difficoltà, ogni tanto buttiamo un occhio alle segnalazioni sulla roccia del CAI e notiamo come questa dura salita ci regali degli avanzamenti rapidissimi in altezza e guadagniamo centinaia di metri dopo centinaia di metri. Piccole soste per bere e spizzicare qualcosa e ancora su.
Ogni tanto bisogna ricompattare il gruppo che si sfalda solitamente in 3 gruppi più piccoli e separati. Ogni volta che possiamo ci giriamo per ammirare il panorama sotto e in fronte a noi e, ogni volta, tutto è più piccolo e vasto allo stesso tempo. Saliamo ancora. La vetta sembra non arrivare mai, ma invece lei è lì, immobile e presente da sempre, siamo noi che non arriviamo a lei. Guarda in basso, china il capo e tira dritto, non pensare, in alto il volo dei grifoni, la meta è dietro l'ultima salita.
Arriviamo ad affrontare qualche pezzo di roccia da scalare, semplice ma non per tutti: per alcuni è la prima esperienza del genere e per altri è veramente un mettere alla prova le proprie paure.
In vetta finalmente ci arriviamo un po’ dopo l'ora di pranzo. Per alcuni di noi è la prima volta su una vetta così alta dopo averla inondata col nostro sudore per tutto il cammino. La sensazione è di una magnificenza spaventosa, ognuno la vive ed assapora a modo proprio. Il vento ora è fortissimo come da manuale, ci si sdraia e ci si siede tutti dal lato riparato della grande croce di ferro per pranzare… finalmente!
Foto di rito e si inizia il cammino per scendere, passando per il Monte Cafornia, più vicino e leggermente più in basso. Mentre ci avviciniamo un vento poderoso ci mette alla prova per un buon pezzo del cammino. Arrivati, altro monte e altra vetta, adesso si scende veramente, anche per non tornare con il buio che potrebbe portare pericoli finché siamo ancora in alto.
Fortunatamente, anche se con alcuni problemi e alcune soste, la discesa fila liscia mentre la giornata volge al termine. Ma non può essere tutto perfetto e qualche problema lo abbiamo proprio negli ultimi chilometri con l'avanzare dell'oscurità: mancanza di torce (molti di noi non le hanno portate al seguito, lezione imparata per tutti), gruppi che non seguono sempre il sentiero e quasi rischiano di perdersi o rimanere troppo indietro, stanchezza che oramai ci strema. Si arriva comunque tutti alle macchine sani e salvi!
L'unico vero problema è per il padrone di Lucio. Infatti il nostro amico peloso è da un po’ che è scomparso per andare a rincorrere chissà quali animali o seguire qualche pista degli stessi. Tornerà, dopo aver fatto preoccupare tutti, tre ore dopo l'arrivo… ed è un respiro di sollievo. La giornata è trascorsa piacevolmente ed ha regalato magnifiche emozioni…. come sempre, stanchi, sporchi ma felici!