Escursione sul Monte Navegna – Recensione

L’appuntamento è alle ore 7.00; brevi saluti con gli altri nostri compagni d’escursione e già si fugge dal caos cittadino: la metà è il monte Navegna (1508 m.) – nella “Riserva naturale del monte Navegna e del monte Cervia” – tra i laghi del Salto e del Turano. Con questa uscita riapre la stagione escursionistica di GEO; si era pertanto cercato di optare per una meta non delle più impegnative, ma questo borghese ottimismo è stato poi più avanti sfatato: in montagna nulla va preso alla leggera!
Si parte intorno alle 9.30 dal versante sud – a qualche chilometro da Varco Sabino -, la dolce pendenza viene resa ancor più piacevole dalla vegetazione che la accompagna e vari alberi di querce, riconoscibili dalle loro foglie caratteristiche, rimandano le nostre menti ed i nostri cuori ad una dimensione mitica e sacra. Dopo circa un’ora e mezza di cammino ci si apre davanti agli occhi, ai nostri occhi cittadini, ben poco abituati a simili paesaggi, una splendida e verde vallata: Fonte Le Forche (1140 m.). La calma e la tranquillità regnano sovrane e la prima sensazione che si può avvertire è certamente una certa armonia dell’anima, complice di ciò sicuramente l’acceso verde della valle erbosa dai cui lati si ergono in verticale due rocciose cime, come colonne che sembrano sorreggere un limpidissimo cielo di inizio autunno: ci si sente abbracciati dalla natura in questo tempio da lei stessa costruito. Tutto è in ordine. Ne approfittiamo per una piccola sosta ristoratrice, in compagnia di alcune miti mucche al pascolo.
Ripartiamo, 368 metri di dislivello ci separano dalla conquista della vetta, sono sicuramente i più ripidi del percorso e se  inizialmente si è partiti molto rilassati ora decidiamo di raccoglierci un pochino di più e di lasciar soppiantare le nostre chiacchiere dalle sensazioni che la natura può offrire ad ognuno, concentrandoci tanto esteriormente quanto sulla nostra montagna interiore. Intanto che si sale ci si schiude sempre di più lo splendido panorama del lago del Turano: un enorme specchio di acqua smeraldina contornato da rocce e tetti rossastri. Rimaniamo poco a tergiversare: nervi saldi e si riparte. Un’altra oretta scarsa ed intorno alle 12.30 conquistiamo la vetta. Alla visione del lago del Turano ora si schiude dalla parte opposta quella del lago del Salto ed il panorama è finalmente completo in ogni suo elemento.
È arrivata l’occasione di mettere qualcosa nello stomaco; una mezz’oretta scarsa per riposare e poi, raccolti, una piccola lettura accompagna le nostre riflessioni: in montagna la salita diventa più autenticamente nobile solo quando questa comincia a farsi veramente dura, così come la vita non è significativamente vissuta se non presenta difficoltà da superare ed in cui mettersi costantemente alla prova.
Si riparte per la discesa. Purtroppo il cielo si annuvola un pochino ma il tutto procede tranquillamente, in particolar modo allietati dalle gustose more che la natura ci offre senza chiedere nulla in cambio. Arriviamo alle macchine, con un’andatura tranquilla, in circa due ore e mezza. A questo punto il gruppo si divide: da una parte c’è chi si avvia verso un qualche ristorante sabino per poterne godere la gustosa cucina, dall’altra c’è chi si dirige a Varco Sabino per recare una pia vista al santuario di San Michele Arcangelo.
Arricchiti da questa escursione, non durissima ma splendida per ciò che ci ha offerto, rientriamo in serata nella Capitale.