Escursione sul Monte Meta

Pioggia su tutta l’Italia con neve sopra i 1500 mslm . Non abbiamo altro che la nostra determinazione a non voler cancellare dal calendario di quest’anno, un posto così incantevole.

Partiamo con la consapevolezza che sarà un’uscita bagnata, senza i pericolosi temporali di ottobre, comunque bagnata.

Un vecchio amico montanaro mi diceva spesso “Non esiste bello e cattivo tempo, esiste buono e cattivo equipaggiamento”. Purtroppo non è così, infatti tormente di neve e temporali  in montagna fanno spesso la differenza tra una bella spedizione e una tragedia, ecco perché le previsioni meteo sono un indispensabile strumento prima di iniziare qualsiasi attività in montagna. Naturalmente un adeguato equipaggiamento è comunque indispensabile, e non sempre le ultime e costose proposte della moda “Outdoor” sono la soluzione migliore. Il contenuto del nostro zaino e l’abbigliamento sono molto personali e vanno collaudati e una giornata come quella di Domenica è l’ideale per farlo. Torniamo alla nostra escursione….appena usciti dal centro abitato di Sette Frati una delle ragioni per cui ci siamo mossi questa mattina all’alba ci appare evidente. Un ampio bosco di faggi, carpini frassini e qualche acero illumina le nostre fronti lucide, protese oltre il parabrezza della macchina ad ammirare i colori del fuoco autunnale, il grigio delle nubi scompare, come quello della strada di asfalto lastricata dalle foglie cedute alla terra in onore della perfezione di un dipinto magico che non trascura alcun particolare e trasmette con mille sfumature tutte le frequenze di una calda fiamma come si vedrebbe dall’interno di un camino. La perfezione del creato ci accompagna fino al parcheggio di Val Canneto dove il restauro del Santuario ci riporta all’imperfezione dell’opera umana al cospetto di quella di Dio.

Sorto nel 1958 in onore della Madonna del canneto apparsa alla pastorella Silvana, che convinse i suoi concittadini ad ergere il tempio proprio lì dove la Madonna era apparsa compiendo il miracolo della statua. (http://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_di_Canneto ).

Prima di incamminarci verso il laghetto artificiale, vogliamo propiziare la nostra ascesa con un momento di preghiera e riflessione sulle attività in montagna. Dimentichiamo però di rivolgere i nostri ossequi alla dea Mefite divinità pagana (IV-III secolo a.c.) legata alle acque della sorgente MELFA che alimenta il piccolo lago artificiale, la quale sbarra la nostra strada con una inusitata piena che ci costringe ad un rocambolesco guado.

Immediatamente dopo aver bagnato i piedi iniziamo a bagnare il resto, da quel momento in poi la pioggia imperterrita, inizierà ad accompagnare il nostro cammino fin quando a 1500 msln diventerà neve. A farci da ombrello per i primi 600metri di dislivello un fantastico bosco di faggi secolari incastonati tra le roccie del ripido dislivello del sentiero, la cui pendenza, implacabile quanto la pioggia ci porta subito in quota ad ammirare la bellissima val canneto dall’alto e il suo laghetto verde smeraldo.

Il cammino prosegue dentro una ripida gola che ci preserva dalla pioggia e ci conduce al valico torretta paradiso, da li si esce dal bosco e il sentiero diventa meno visibile,  sempre più nascosto dal nevischio che cade intenso e fitto come a voler cambiare velocemente scenario.

 La sosta per ricompattare il gruppo è doverosa, siamo a quota 1650 mslm, giunge il tempo di condividere fraternamente e frettolosamente qualche genere di conforto. Pochi istanti perché il freddo bussa sulle giacche bagnate, è ora di muoversi.  

Il palcoscenico è mutato di colori e forme, il bianco piatto di un paesaggio lunare ruba la scena al rosso e alla verticalità dei faggi.

Tutto è pronto per il secondo atto,entrino gli attori, prima solo quattro timidi lontani e diffidenti, poi il resto del branco, …. più di dieci bellissimi esemplari di camoscio (maschi, femmine e piccoli).

Cammineranno con noi per un breve tratto lasciandosi avvicinare e ammirare sempre più da vicino ad ogni passo. Ci guardano incuriositi come se non riuscissero a spiegarsi perché ci attardiamo tanto nonostante loro, ci stiano mostrando la strada giusta per la vetta.
Magari sotto i poncho e i cappucci non ci hanno riconosciuti, non hanno capito che apparteniamo a quella specie vivente alla quale, oggi, la vetta è preclusa.

Siamo quasi a quota 1800 il vento gelato sferza le nostre umide ossa e ci esorta a suo modo a rompere gli indugi. Prima che le nostre tracce vengano cancellate dalla tormenta è doveroso ripercorrerle per rientrare e riportare alle nostre famiglie e alle nostre città, il carico di gioia di luce e di contemplazione che il monte Meta ci ha regalato.

La discesa tra una chiacchiera e un ruzzolone scalda il cuore e dona un senso di beatitudine che ci prepara a ricevere l’ultimo dono che questa montagna ci ha voluto fare prima dei saluti; proprio nel punto in cui la faggeta si apre e lascia ammirare il panorama sottostante, un raggio di sole (il primo e unico della giornata) buca le nuvole e immortala nel nostro animo un immagine della val Canneto e dei suoi fianchi dorati, da usare quale copertina di questa splendida avventura.

La torretta paradiso, il prato lungo e la cima del monte Meta oggi li abbiamo visti solo sul panoramio di Google Earth, ma qualcosa ci dice che la prossima volta, saranno ancora lì ad aspettare il nostro sicuro ritorno.

L’escursione in cifre:
  • la partenza a quota 1035 mslm è avvenuta all 9.17
  • l'arrivo a quota 1756 mslm è avvenuto dopo 1.56 ore
  • la distanza percorsa è  stata di 8.97 km di cui 4.97 all'andata e 4.00 al ritorno
  • la discesa  è durata h: 2.15
  • la velocità media in salita è stata di 2.6
  • in discesa 1.7