Sul monte Giano (19 Aprile 2009)

Entrati in questo polmone verde, abbiamo modo di apprezzare anche le opere di contenimento del pendio che esprimono maestria e capacità di costruire opere fatte per durare nel tempo: ponticelli, muretti di grosse pietre, canaletti sono lì da 70 anni ormai coperti di muschi e licheni, ma restano solidi, sono parte armoniosa del bosco. In altre escursioni abbiamo invece notato opere recenti in cemento che, oltre a mostrare i segni di un disfacimento richiedente manutenzioni continue, non erano neanche belle a vedersi. Probabilmente, il fatto che molti edifici cosiddetti “moderni” abbiano subito nel recente terremoto in Abruzzo seri danni a causa di negligenze nella costruzione, ha invitato a questa riflessione. Attraversando il bosco fantastichiamo su come sarebbe percepito dal nostro immaginario nel buio della notte e con i giochi colorati della luna….qualcuno evoca la tolkeniana immagine di un esercito arboreo in marcia. Fuori dal bosco si arriva ai Prati di Giano, ci fermiamo ad osservare l’intorno, riprendiamo il cammino. Il passaggio di stagione si mostra in questi angoli rupestri laziali, ne contempliamo i segni sulle rocce calcaree coperte di muschio, sugli alberi e nei paesaggi delle cime dove la neve si ritrae. Colori ed emozioni si alternano e rinnovano ad ogni ulteriore passo. Si parla e si scherza, ma con un certo stile, e gli argomenti sono legati anche al platonico concetto del bello che proprio la Natura consente di riscoprire. Una bellezza che va oltre la semplice estetica, che appare in forme a volte forti e spartane, a volte sensibili e romantiche. Giungiamo su un costone innevato in prossimità dell’anticima, segnata da una croce e ci affacciamo da una terrazza naturale, contempliamo il panorama quindi continuiamo. Siamo in vetta, il vento ci sferza, ci tratteniamo poco per il sopraggiungere di una densa foschia. Scendiamo conversando piacevolmente di saggezza rurale contadina quindi decidiamo di attraversare in completo silenzio la pineta. Così, in silenzio, tornano protagonisti il cinguettio dei volatili, il suono impetuoso del vento, i molti profumi del bosco, i colori variopinti dei paesaggi e anche la nostra voce interiore che proviene dal cuore e che la vita moderna non ci fa quasi mai percepire. È una forma di rispetto doverosa a quella maestosa grandezza che abbiamo calpestato, e che serve anche a ricordarci, come detto da qualcuno molto più degno di chi scrive, che la montagna disabitua alla chiacchiera. Il nostro cammino giunge alla fine mentre qualche goccia di pioggia inizia a solleticarci la fronte.