Alpinismo ed Escursionismo nei Monti Sibillini

Dopo i saluti e il benvenuto del Sindaco di Ussita Sergio Morosi, il Convegno è iniziato con un suggestivo audiovisivo di Paolo Caruso dal titolo “Equilibrio nei Sibillini: alpinismo e natura” che oltre ad illustrare la bellezza delle attività alpinistiche svolte sulle montagne del Parco Nazionale ha evidenziato come, nel gruppo dei Monti Sibillini, proprio l’alpinismo sia un’attività umana a basso impatto ambientale e così poco diffusa che dovrebbe essere tutelata insieme all’ambiente naturale.  
I temi toccati sono stati di grande interesse: Roberto Lemmo, giornalista Rai e alpinista, moderatore dell’incontro, ha innanzitutto chiesto ai relatori di  esprimere la loro opinione in merito al divieto dei 500 metri. Le risposte, argomentate con diversi esempi concreti, hanno dimostrato quanto l’adozione di una tale distanza sia controversa e di difficile applicazione ma anche sostanzialmente inutile: le pareti rocciose dei Sibillini sono talmente frastagliate che basta spesso assai meno (10, 50 metri) per ritrovarsi in “mondi” separati. Inoltre, in molti casi, l’applicazione di questa regola porterebbe a una seria limitazione della fruizione delle zone più caratteristiche e frequentate del Parco (e non solo nei Sibillini!).  
Alcune esperienze evidenziano, poi, come la positiva “convivenza” tra uomo e specie protette sia non solo possibile, ma realizzabile anche in assenza di divieti: esemplare, in questo senso, il recente caso riportato da Caruso delle Gole del Salinello (Parco Nazionale Gran Sasso-Laga) dove l’aquila reale ha portato a conclusione la cova di due piccoli su una parete distante circa 30 metri da un sentiero molto frequentato. L’anno precedente l’aquila aveva abbandonato lo stesso nido nonostante la decisione del Parco, molto contestata a livello locale, di chiudere l’accesso alle Gole, da sempre luogo privilegiato di gite ed escursioni.  
L’esempio ha richiamato l’attenzione sul tema del consenso e del coinvolgimento di residenti e stakeholder (i cosiddetti “portatori di interesse”) nelle decisioni relative alla gestione delle aree protette. Micaela Solinas del Dipartimento Ambiente del CTS, alpinista, nella sua presentazione si è soffermata sull’idea alla base di Natura 2000 e della Rete di aree SIC e ZPS, evidenziando come l’uomo con le sue attività sia inserito a pieno titolo nel progetto europeo di tutela ambientale e la partecipazione delle comunità locali vada attivamente ricercata e perseguita dagli enti preposti alla gestione dei siti. Nè le direttive europee, nè la legge nazionale che individua le misure minime di salvaguardia da adottare nelle aree Natura 2000, inoltre, fanno riferimento alla necessità di applicare rigide distanze di sicurezza (con la sola esclusione di alcune specie di uccelli marini). Di contro, diverse direttive e documenti programmatici a livello comunitario invitano a promuovere e sviluppare le economie delle zone montuose e rurali, dove sono più evidenti e drammatici i fenomeni di spopolamento e abbandono del territorio: a meno di non voler escludere l’uomo dai parchi, risulta evidente l’importanza di fare opportuni sforzi per favorire e promuovere, insieme alla tutela della natura, anche le attività amatoriali e professionali nelle zone protette. Un dato di fatto è che importanti studi dimostrano come la flora e la fauna nelle aree interne del nostro Paese non sono mai state tanto floride come in quest’ultimo periodo, a partire dagli anni 60.
Si è quindi posta questa domanda: se si ostacolassero le attività legate alla montagna, come da deliberazione della regione Marche, chi pagherebbe lo stipendio alle persone che attualmente vivono di esse?
E’ stato illuminante l’intervento di Roberto Pomo, Responsabile del Parco Naturale Regionale di Porto Venere e di Giovanni Pistone, Vice Sindaco di Portovenere, Responsabile politico del Parco, che hanno dimostrato come la tutela ambientale possa andare di pari passo con la promozione delle attività umane. Logicamente le attività devono essere regolamentate, coinvolgendo le persone del posto che praticano le attività in esame. Il progetto di gestione della palestra di roccia del Muzzerone è in Italia un esempio eccellente ove si concretizza la filosofia del Progetto Natura 2000 (“people in nature” e non “nature without people”): a differenza della regione Marche e del territorio del Parco dei Sibillini dove gli alpinisti non sono stati interpellati, la Regione Liguria insieme al Parco e al Comune di Porto Venere hanno coinvolto da subito la comunità degli arrampicatori in modo da poter giungere a una migliore regolamentazione del sito, grazie alle competenze di tutte le parti interessate.
Per problemi di salute, il responsabile della regione Marche Claudio Zabaglia purtroppo non era presente ed è stato sostituito da Jacopo Angelini, esperto naturalista del WWF e membro del Comitato scientifico del Parco Naturale della Gola della Rossa. Non si è potuto chiarire il passo cruciale della delibera, evidenziato dal Direttore dell’Accademia IAMA Paolo Caruso, che relativamente all’applicazione del divieto dei 500 metri fa riferimento all’arrampicata sportiva ma non l’alpinismo, pratica che, al contrario dell’arrampicata sportiva, è diffusa nei Monti Sibillini: si tratta di un clamoroso equivoco, derivante proprio dal non aver coinvolto gli esperti del settore? Oppure la Regione Marche ritiene effettivamente che l’alpinismo  non debba essere regolamentato? La questione è rimasta in sospeso, ma di fatto, stando alla deliberazione, attualmente l’alpinismo non rientra tra le attività contemplate dai divieti.
Non ultimi per importanza sono stati gli interventi del Direttore del Parco dei Monti Sibillini Alfredo Fermanelli, che ha illustrato il lavoro svolto dal Parco e l’importanza di salvaguardare la wilderness insieme alle attività umane; di Gino Quattrociocchi, Guida del Parco, Guida Naturalista, Accompagnatore di media montagna e gestore di rifugio alpino, che ha portato l’esperienza di chi ha sempre lavorato e interagito con la montagna, salvaguardando la natura e al tempo stesso promuovendola; e di Giancarlo Guglielmi, Direttore della scuola del Club Alpino Italiano di Macerata ed esperto del Soccorso Alpino, che ha spiegato come siano importanti le attività amatoriali e quelle legate al Soccorso, come tali attività siano in sintonia con la natura al punto che sarebbe del tutto sbagliato mettere le montagna sotto una campana di vetro per impedire all’uomo di vivere con essa.
In conclusione, per facilitare il lavoro della Regione Marche e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, cui spetta di dire l’ultima parola in tema di regolamentazione e di divieti, Paolo Caruso ha fatto una proposta concreta e significativa: costituire un comitato di alpinisti esperti che, oltre a frequentare realmente e assiduamente i Monti Sibillini, abbiano le competenze adeguate e un atteggiamento culturale in linea con le tematiche trattate durante il convegno. Il Comitato, oltre a fornire la necessaria consulenza tecnica, potrebbe coadiuvare il Parco nel censimento e nella gestione degli itinerari alpinistici, ma anche nella messa in opera di cartelli per favorire la corretta informazione degli escursionisti e far rispettare almeno quei comportamenti basilari, troppo frequentemente trascurati, quali non uscire dai sentieri, soprattutto in presenza di ghiaioni ove il passaggio dell’uomo incrementa in modo esponenziale l’erosione; non urlare; non abbandonare rifiuti; non lasciare tracce scrivendo il proprio nome o altro.
In questo modo, si potrebbero inoltre prevenire comportamenti invasivi, evitando il ripetersi di situazioni come quella verificatasi, ad esempio, nel gruppo del Gran Sasso dove ad opera di alcuni alpinisti è stato aperto il maggior numero possibile di itinerari, senza rispettare la storia alpinistica del posto e senza dare importanza ai criteri di logicità e bellezza degli itinerari stessi. I responsabili del Comitato individuati nel corso del convegno sono Paolo Caruso (Umbria) e Giancarlo Guglielmi (Marche) che ringraziano per i primi contributi economici messi a disposizione da IAMA e da Rocksport, con lo scopo di aiutare il Comitato a sostenere almeno in parte i costi vivi.
A seguito di questo evento, si ritiene che ci siano tutte le premesse per poter attuare la necessaria attività di regolamentazione, formazione, educazione senza ricorrere a rigidi e inutili divieti. Starà ora al Parco Nazionale dei Monti Sibillini, coinvolgere il Comitato e ricercare insieme le soluzioni più adeguate.

Giornalista, alpinista
Roberto Lemmo