GAETA, Via dello spigolo sviluppo 120 metri: 5c, 4c, 5a, 5b, 5a

 E’ una mattinata calda di giugno e per quattro dei cinque partecipanti, è la prima scalata al livello del mare. Siamo a Gaeta, sito balneare tra il Lazio e la Campania e l’odore di aria salmastra rende strano, per noi aspiranti alpinisti, l’arrampicare senza le rocce e il verde sotto i piedi, ma con il blu intenso del mare che spumeggia infrangendosi sugli scogli. Ci accingiamo a salire la classica VIA DELLO SPIGOLO che, come dice la relazione che abbiamo, è una via ben protetta ma, ovviamente, non siamo in falesia dove gli spit sono ravvicinati e quindi, se qui si vola, i metri di caduta possono essere molti. Per giungere all’attacco della via non seguiamo un sentiero, come normalmente si fa in montagna, ma, è una delle particolarità di questo luogo dall’indubbio fascino paesaggistico, ci caliamo dall’alto con una serie di corde doppie che ci porteranno su una cengia a pochi metri dal mare.

L’attacco si presenta subito non facile: è una placca con pochi appigli e per lo più viscidi (in gergo unti), il che aumenta almeno di un grado questo passaggio quotato 5c. E’ la “miscela” salsedine e continuo passaggio degli arrampicatori a rendere gli appigli così scivolosi e l’insicurezza che trasmette la placca richiede al primo di cordata un’attenta concentrazione. Vinta la placca dobbiamo affrontare un ostico traverso, viscido anch’esso al punto che neppure l’abbondante utilizzo della polvere di magnesite evita che le mani scivolino dalle prese di roccia. Arrampicare in queste condizioni è un’esperienza a tratti snervante, ma utile per tutti sicuramente per concentrarsi e non perdere la pazienza. E’ questo uno dei pregi formativi dell’arrampicata! Sapersi dominare ed essere padroni del proprio corpo e della propria mente.

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Siamo tutti un po' cambiati

Racconto dell’ascesa alla via della virgola – Corno Piccolo - prima spalla 28-29/6/08

 

La sveglia è puntata alle cinque, una frugale colazione e si parte per l’appuntamento con tutti gli altri.

Sono le sei e trenta, partiamo da Roma con l’auto carica e l’emozione di chi affronta per le prime volte una via d’arrampicata.

L’obbiettivo è di vincere la via della virgola, alla prima spalla del corno piccolo.

Siamo in quattro e formiamo due cordate, l’inesperienza non ci fa pensare che è sempre consigliato portare una relazione della via che si vuole affrontare...Cominciano i primi problemi prima ancora di avere iniziato a mettere le prime mani sulla roccia. Dov’è l’attacco? Dopo esserci confrontati fra noi decidiamo che l’attacco non può che essere lì, un cammino facile, di secondo grado massimo. Ci si imbraga, si decide chi salirà da primo, e via: l’esperienza ha inizio.

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Le prime arrampicate della storia

 La numero uno

Se avete pensato a Zio Paperone avete pensato giusto: il titolo che avete appena letto ce l'ha suggerito lui, il riccastro sommerso dai fantastilioni e dai fantastiliardi che, tuttavia, non poteva fare a meno della sua prima monetina, di quel centesimo che aveva segnato l'inizio della più grande avventura pecuniaria di ogni luogo e di ogni tempo. Dove vogliamo arrivare? All'avventura alpina, alla folle cronaca con migliaia e milioni di notizie che si inseguono, alle "ultimissime" subito gettate nel calderone e subito divorate da un pubblico tanto affamato, colpito da un singolare genere di bulimia, che non fa troppo caso a quello che gli viene rifilato. Avanti ancora, però: con il gioco dello specchio, per finire tra le "primissime" di cui nessuno più si ricorda e alla "numero uno", all'"ultimissima" dall'altra parte della lunga serie, alla cronaca della prima arrampicata – proprio così! – che è molto più antica di quello che credete. Come l'abbiamo pescata non ve lo vogliamo dire. Dobbiamo però rivelare che il testo che leggerete, a cui d'ora in poi penseremo con tanto affetto – non sta forse all'origine di tutto quello che ogni giorno vi raccontiamo? – è opera di Quinto Curzio Rufo, storico latino del primo secolo dopo Cristo e autore di una storia di Alessandro Magno in dieci libri (Historiarum Alexandri Magni libri X) dall'inizio della spedizione in Asia Minore (334 a.C.) fino alla prematura morte del condottiero (323 a.C.). Ebbene: nel settimo libro dell'opera, in stile correttamente classico e modellato sull'esempio di Livio, ci imbattiamo ad un tratto in un brano singolare, in cui si parla di "rupi male accessibili", "cime dei monti coperte di ghiaccio perenne", "cunei di ferro da piantare tra i massi", "solide funi" e "fessure". È la nostra "numero uno": la prima cronaca di un'arrampicata, di una scalata vecchia di 2300 anni che fu anche, purtroppo, la prima gigantesca tragedia del suo genere.

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4