Ombre sul ghiacciaio
La prima volta che sentii l'atroce storia di Pam Caswell fu alla radio. Pam e il marito Steve erano due capaci ed esperti alpinisti; alpinista era pure il figlio di Pam, Simon, alla sua terza stagione sulle alpi. Quell'estate i Caswell avevano deciso di scalare l'Aiguille de Bionassay, una cuna che si trova a ovest del Monte Bianco. Avevano già al loro attivo una serie di ascensioni sui quattromila delle Alpi: la traversata che ora progettavano prevedeva la salita dal versante francese per la cresta sud e la discesa sul versante italiano, per la classica cresta est. È un'ascensione che richiede competenza ed esperienza ed è considerata un buon banco di prova delle capacità di un alpinista.

 

I Caswell erano bene attrezzati, ma le cose non andarono per il verso giusto. La prima notte furono costretti a bivaccare sul ghiacciaio, avendo preso la saggia decisione di non proseguire al buio su un terreno rischioso. Il giorno seguente, giunti alla capanna Durier, furono costretti a un ulteriore ritardo in attesa di un miglioramento tempo. Quando infine giunsero in vetta, cominciarono subito a scendere lungo la bella cresta est, un aereo e affilato nastro di neve che segna il versante italiano della montagna.

Il pomeriggio alle quattro, più tardi di quanto fosse nei loro programmi a causa dei ritardi accumulati, si trovarono sul vasto ghiacciaio coperto di neve. Il calore del sole aveva reso fragili i ponti sopra i crepacci. I tre decisero tuttavia di proseguire, avendo giudicato l'itinerario abbastanza sicuro, perché la traccia era evidente -un'autostrada, la definì Pam Caswell in seguito - e i crepacci sembrano ben visibili e facili da passare.

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INSEGUIRE UN SOGNO

 "Inseguire un sogno, raggiungerlo e viverlo. L'animo e lo spirito colmi e soddisfatti gioiscono nella pace raggiunta. E nella mente regna la convinzione di aver fatto una cosa molto bella e utile. Utile per acquisire o riacquistare la fiducia di se stessi. Utile per imparare ad apprezzare le cose quotidiane, e a dar loro il giusto valore: all'acqua che scorre dal rubinetto, al tetto che ci protegge dall'intemperie, al canto di un uccellino, all'allegria di vivere di un camoscio. Utile per non perdersi stoltamente nell'assurdo e nel superficiale. Utile per comprendere la nostra vera dimensione di uomini: le nostre presunzioni e debolezze, la nostra immensa fragilità e potenza. Quando al mattino presto chiudiamo la cerniera della tenda, o la porta del rifugio, e ci incamminiamo verso la meta prefissata, dentro quella tenda o quel rifugio abbiamo lasciato, oltre al resto, una parte di noi stessi. La ritroveremo al ritorno, ma non sarà più la stessa. Qualcosa di noi sarà cambiato; avremo meno dubbi e meno scorie. Più fiducia, fede e sicurezza di noi stessi. Così sarà ogni volta che cercheremo di seguire un sogno".

 

Cesarino Fava
 
REINHOLD MESSNER

 Reinhold Messner, alpinista e scrittore nato il 17 settembre 1944 a Bressanone, è il secondogenito di nove fratelli. Dopo gli studi di geometra e la frequentazione dell'Università a Padova, ha iniziato giovanissimo la sua attività di scalatore, divenendo noto negli anni Sessanta per una serie di rischiose ascensioni solitarie. Da almeno trent'anni è uno dei grandi protagonisti dell'alpinismo mondiale: tra le 3500 scalate da lui effettuate, circa 100 sono prime assolute, aprendo itinerari nuovi, d'inverno e in solitaria (alcuni non ancora ripetuti) e limitando al minimo indispensabile l'uso di mezzi artificiali.

La sua infanzia è segnata dalle prime scalate effettuate a soli cinque anni insieme al padre sulle "Odle", un gruppo montuoso nei pressi del suo logo di nascita, Bressanone. In seguito, intraprende una serie di ascensioni sulle Dolomiti insieme al fratello Guenther. Da tutto questo prende il via la sua grande passione per la montagna, che lo ha porta in seguito a "scoprire" il ghiaccio con le prime ascensioni sul monte Bianco, ad effettuare uscite in altri continenti, oltre che a sperimentare ascese di 6.000 metri di altitudine sulle cime delle Ande. Quando il suo nome comincia ormai a circolare fra gli addetti ai lavori, ecco che riceve, assieme al fratello Guenther, la sua prima chiamata per aggregarsi ad una spedizione, quella del Nanga Parbat, un massiccio montuoso che farebbe tremare le vene a chiunque. E' per Messner la prima grande avventura alla scoperta degli 8.000 metri, la quota che lo renderà famoso negli annali dell'alpinismo. Messner, infatti, ha scalato alcune fra le pareti più lunghe del mondo, nonché tutte le quattordici cime sopra gli 8000 metri presenti sul globo terracqueo. 

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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