Cima delle Malecoste, Cima Giovanni Paolo II e Pizzo Cefalone da San Pietro dello Ienca

ImageAvevamo bisogno di fare un po' di “fiato e gambe” e, come sempre, la “pettata” che sale dal versante aquilano verso la cresta delle Malecoste non ha tradito.

Giornata dal cielo velato che ci ha risparmiato dal gran caldo annunciato, con un po' di vento in cresta, nel complesso gradevolissima.

Bella e faticosa salita, partendo dalla strada del Vasto (che collega Assergi con il passo delle Capannelle), partendo all'altezza​ del borghetto di San Pietro dello Ienca, dove si trova la deliziosa chiesa dedicata a Papa Giovanni Paolo II.

 

In circa due ore saliamo per i quasi 1000 metri di dislivello che, dai 1.200 metri della partenza, ci portano fino alla sella delle Malecoste, dove si apre lo splendido paesaggio verso l’alta valle del Chiarino, con il “serioso” Monte Corvo a vigilare.

 

Accompagnati dal cane Gas, ormai anche lui parte di Geo, risaliamo la cresta in direzione della Cima delle Malecoste, constatando la notevole presenza di neve. Le principali vette del Gran Sasso, infatti, così come tutta la zona del Venacquaro, presentano un innevamento tipico da inizio maggio, a testimonianza di una stagione, quella appena trascorsa, decisamente altalenante.


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Monte Velino 2487 m - 2 giugno 2019

ImageUna comoda partenza da Roma per quella che sarà un’escursione tanto faticosa quanto formativa e affascinante, ci vede in piedi prima delle 7 e pronti ad immergerci nella Riserva naturale del Monte Velino alle ore 9:15. Attacchiamo il sentiero dal versante sud ovest, dopo aver lasciato le auto al parcheggio di via Santa Maria in Valle, alla quota di 1020 metri, con l’intento di arrivare sulla cima del Velino, la più elevata della catena Velino-Sirente e la terza dell'Appennino, e soprattutto di affrontare i nostri timori circa la variabile meteo. Chi è fuori allenamento si chiede se le gambe reggeranno, chi paventa uno scroscio violento di pioggia, chi si preoccupa della propria inesperienza e chi invece, già euforico, dovrà appaiare all’euforia la necessaria compostezza interiore, perché il silenzio è d’oro soprattutto, ma non solo, in montagna.

Ognuno dei nove elementi del gruppo è pronto ad affrontare la piccola avventura di oggi sulle pendici del Velino, nella speranza di essere premiato dalla benevola accoglienza della montagna.

ImageLa camminata inizia su un sentiero largo e comodo da cui parte una deviazione a destra che ci porta attraverso un bosco. Seguiamo il sentiero segnato addentrandoci all’ombra delle piante, con i volti già imperlati di sudore per l’elevata umidità dell’aria e la salita che si fa sempre più ripida. La macchia boscosa, ricca della flora che tanto caratterizza l’area, lascia presto spazio al consueto spettacolo dei ghiaioni e delle zone brulle delle pendici della prima vetta: il monte Sevice (2355 m). Prima di raggiungerla, il percorso ci porta per la fontana del Sevice (1975 m) e poi, circa 20 minuti dopo, al rifugio Capanna di Sevice del G.E.V. (2119 m), dove sostiamo per qualche minuto. Il paesaggio, prima sassoso, alle pendici del Sevice si fa erboso, per lasciar subito spazio alle rocce sbriciolate e innevate della salitona verso la vetta. La nebbia è fitta, il freddo pungente e il vento penetra attraverso i vestiti: è tempo di affrontare il Sevice, muniti di gusci. Tutti speriamo che la nebbia, che sembra aver deciso di stanziarsi solo sul nostro percorso, prima o poi si diradi lasciando intravedere il versante nord e il bacino del Fucino a sud-est una volta arrivati in cima.

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Everest 10 morti a causa di ritardi dovuti al sovraffollamento per raggiungere la vetta.

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La Stampa

La recente notizia conferma come il tributo di vite a questo tipo di alpinismo, quello turistico/commerciale degli 8000 metri, è veramente alto; infatti, molte sono le tragedie del passato e la situazione non sembra destinata a risolversi.

 Sappiamo bene che il pericolo è connaturato all'attività alpinistica, così come sappiamo altrettanto bene che una pratica corretta di tale disciplina circoscrive gli incidenti a casi di estrema imponderabilità dettati dal “fato”. Nel caso di quest’ultima tragedia, invece, i fattori principali che entrano in gioco sono l’ambizione e il non rispetto delle rigorose leggi della montagna.

Cosa dovremmo aspettarci da situazioni in cui “alpinisti” paganti decine di migliaia di euro salgono le più alte montagne del mondo come una sorta di turisti d'alta quota che si affidano in toto ad organizzazioni commerciali che predispongono e organizzano tutto (corde fisse per chilometri, campi attrezzati, ossigeno, analisi meteo, etc)?

Che senso hanno simili “conquiste”, che francamente hanno poco a che fare con l’alpinismo, prive di un vero contributo attivo, in cui traspare un senso di materialità e la sola prerogativa richiesta è la forza fisica per salire?

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

Detto Sioux

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4