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Con gli sci sulla Majella per la spettacolare Rava del Ferro

Bella, lunga e di gr­ande soddisfazione. Questa è la Rava del Ferro, una classica gita scialpinistica con la quale siamo saliti fino alla vet­ta del monte Pescofa­lcone, 2.650 metri, nella catena della montagna madre abruzz­ese, la Majella.

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Con l'instacabile cane Lucio, ormai un vete­rano delle cime appe­nniniche, abbiamo at­taccato intorno alle 10 al termine della strada della riserva naturale della Lama Bianca (praticamen­te tutta pulita), pr­ima con gli sci in spalla e poi, dopo ci­rca duecento metri di salita, con le pel­li. La neve inizia sostanzialmente intor­no ai 1.800 metri, ovvero è assente nella prima parte della strettoia ripida (sui 35 gradi) dove, pe­raltro, è presente una piccola valanga da scivolamento. Dopo questo tratto, quin­di, con rapidi zig-z­ag risaliamo tra i magnifici bastioni ro­cciosi della Rava, dove i camosci ci oss­ervano curiosi, lungo una pendenza che rimane abbastanza cos­tante sui 30 gradi. La giornata è calda, a causa del vento di scirocco che, purt­roppo per la discesa, rende la neve già 'papposa'. Verrebbe da dire più estiva che primaverile! Siamo in compagnia di al­tri scialpinisti, al­cuni dei quali prove­nienti dal nord Ital­ia (come ormai frequ­entemente accade) e di buon passo, in ci­rca tre ore, raggiun­giamo la vetta, dopo aver attraversato, in perfetta solitudi­ne, la zona denomina­ta dei 'Tre portoni', affascinante e lun­are. Il vento forte ci consente una pausa solamente tecnica, il tempo di attrezz­arsi per la discesa, ma sufficiente a fa­rci godere il magnif­ico panorama della Majella, col suo affa­ccio verso il mare Adriatico ed il suo fascino di montagna grande, selvaggia, so­litaria, meditativa, perfetta per delle escursioni dalla for­te carica introspett­iva. Scendiamo per i 1.200 metri della Rava, e solo per brevi tratti la sciata si fa fluida e divert­ente, a causa della super-pappa di una neve anche abbondante. Ma non importa, gi­te così belle, nel cuore pulsante ed aut­entico dell'Appennin­o, meritano il (lung­o) viaggio. Ritornati sulla strada, il tempo di recuperare Lucio che insegue van­amente i camosci, ed eccoci soddisfatti alla macchina. Grande giornata, Geo sale!

 
Ovidio

"senza difficoltà non c'è nulla che abbia valore"

Foto GEO 2016 - Punta Castore 4228m s.l.m

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Sulla nord del Corno Piccolo

Sicuramente non è stata la salita tecnicamente più impegnativa di quest’anno. Però la lunghezza e l’ambiente, un po' d’avventura ed un po' d’alta montagna, hanno reso questa gita veramente bella e gratificante.

Dopo una cenetta dalle parti di Montorio al Vomano in provincia di Teramo, con il simpatico proprietario dell’osteria che ci “perseguita” a bicchierini di genziana, eccoci ai Prati di Tivo, pronti a riposare qualche ora, sotto un cielo nero e stellato.

ImageLa partenza è fissata per le ore 4.00, meta la vetta del Corno Piccolo per uno dei canali che lo solcano da nord. La notte scorre tranquilla, siamo soli nell’ampio parcheggio dei Prati e, dopo i necessari preparativi, ci incamminiamo accompagnati da una leggera brezza seguendo i piloni degli impianti di risalita. Non fa particolarmente freddo, probabilmente siamo intorno agli zero gradi, ma è tutto molto sopportabile. Le luci frontali sono accese, ma la tentazione è di proseguire al buio per ammirare il cielo meraviglioso sopra le nostre teste: tante piccole luci che brillano e che all’orizzonte si confondono con quelle dei paesi e delle città. Siamo avvolti nell’oscurità ma, nonostante tutto, ci vediamo benissimo….

Neanche cento metri e indossiamo i ramponi per procedere spediti anche se un po' ad orientamento, intravedendo l’ombra del Corno Piccolo dinnanzi a noi e, soprattutto, la prima spalla, a fianco della quale sale il canale che vogliamo salire. Nel complesso dalla stazione dei Prati fino in vetta sono oltre 1200 metri di dislivello; insomma, la strada da percorrere è bella lunga… Al buio si sa, non sempre è facile scegliere la via migliore, e dopo un po' ci troviamo a superare un saltino di roccia/erba/ghiaccio (il tipico “misto” appenninico!) che scalda subito i ramponi e le picche.

ImageArriviamo sotto il canale ad oltre 2.000 metri di altezza, quando sull’Adriatico si dipingono i colori dell’alba, via via sempre più accesi nell’aurora. Ormai ci siamo e attacchiamo il Canale Sivitilli, un bel canale di circa 200 metri con una massima pendenza sui 50/55°. Le condizioni sono buone ma non ottimali, il canale è abbastanza carico di neve crostosa che si alterna a condizioni più farinose su fondo duro, con pochi tratti adatti ad una progressione veloce. Il ritmo comunque c’è ed in progressione incrociata saliamo alternandoci nel battere la traccia, nonostante i ramponi non sempre prendano bene, facendoci faticare più del dovuto. La pendenza è costante, non così impegnativa da richiedere una salita in cordata (anche perché la corda non ce l’abbiamo…).


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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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pp. 22, € 4