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Escursione GEO - Domenica 5 ottobre
 
Cima Giovanni Paolo II
Cima Giovanni Paolo II (o Vetta Gendarme delle Malecoste) [2425 m s.l.m.] - Recensione

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Saper far fronte all'imprevisto, mantenersi lucidi e superare le difficoltà: ecco l'insegnamento che ci consegna l'escursione di GEO, sul complesso del Gran Sasso, della scorsa domenica 27 luglio 2014.

In preparazione per l'escursione dell'Etna, in calendario per i primi giorni di agosto, GEO opta per una montagna impegnativa (per “escursionisti incalliti” dice la guida): nei giorni precedenti l'escursione, puntiamo il Monte Prena, sul versante teramano orientale, ma le condizioni meteo
consultate il sabato sera lo sconsigliano, data la presenza costante di temporali.

Perciò, la scelta della meta ricade su una vetta altrettanto nobile, il Pizzo Cefalone (2.533 mt), che si affaccia sul versante occidentale e fa capolino mentre la nostra auto arriva di buon'ora alle sue pendici: siamo partiti alle 6 da Roma e quando arrivano le 8 il nostro gruppo è già in cammino, con un cielo velato e fitta nebbia sulla cresta che puntiamo, sapendo che ci aspettano un ritmo sostenuto, pendenze notevoli e meteo incerto. La partenza è ai 1.135 mt del km 2.85 della SP del Vasto n. 86, che collega la zona di Assergi al passo delle Capannelle, in prossimità di una sterrata che si stacca sul lato destro per chi viene da Assergi e poco prima del grazioso borghetto di San Pietro allo Jenca.

Il percorso si preannuncia lungo e faticoso, la buona notizia è che l’assenza di sole, su questo versante completamente esposto, potrà alleviare la fatica.... ma non sarà tutto oro quello che luccica!

Dopo un primo tratto di sentiero tracciato, ci accorgiamo che la direzione non è quella prevista: per non perdere quota, dunque, tagliamo trasversalmente verso il sentiero originario, fino a riprenderlo. La traccia non sempre è visibile, l’erba alta non aiuta, ma con un po’ di orientamento e qualche bandierina biancorossa che ogni tanto si intravede, cominciamo a prendere quota rapidamente.

L'aumento del ritmo é notevole: puntiamo la cresta immediatamente mentre il sole si affaccia per sporadici minuti, alternandosi a nuvole cariche e veloci sopra la nostra testa. Ci avviciniamo alla cresta esposta ai forti venti ed intravediamo qualche figura di camoscio e riusciamo ad udire richiami di altri animali, oltre ad un falco che ci saluta dal cielo sempre più carico di pioggia.

Mentre si sale, un po’ per esorcizzare quello che temiamo, si ripensa alle escursioni di fine luglio dello scorso anno nella zona del Brancastello, Prena, Infornace, ovvero la parte orientale della catena del Gran Sasso, dove nonostante i fulmini e la grandine e tanta sana fatica, eravamo tornati a casa stanchi, sporchi ma felici.... Nebbia e sole, ed ogni tanto delle gocce di pioggia, ci accompagnano per i circa 1.100 metri di dislivello che conducono alla sella delle Malecoste (2.229 mt.). L’affaccio verso il Venacquaro e la parte alta della valle del Chiarino, dove pascolano silenziose mandrie di mucche, rimandano a sensazioni di pace e di silenzio... paesaggi selvaggi e lontani da tutto, che stimolano la contemplazione. Ma oggi il tempo purtroppo stringe, dobbiamo essere rapidi viste le condizioni meteo in costante peggioramento.

Come dicevamo poc’anzi, infatti, il cielo coperto è una buona cosa quando il percorso è privo di vegetazione e la presenza del caldo sole estivo accrescerebbe l'impegno della salita. Invece, ci dobbiamo ricredere: raggiunta la cresta e proseguendo in direzione Pizzo Cefalone, la pioggia si intensifica sempre di più, con granelli di grandine ed i primi lampi all'orizzonte. L’umore non cambia, facciamo una prima sosta molto rapida, giusto il tempo di modificare l'abbigliamento e rifocillarsi. Proseguiamo spediti verso la meta, superando, in saliscendi, la Cima delle Malecoste e camminando lungo la cresta, sempre più aerea e spettacolare: nessun passaggio difficile, ma il paesaggio, nei rari momenti di apertura del cielo, è veramente notevole. Il vento aumenta e la pioggia continua incessante, accompagnata da lampi, tuoni e fulmini che continuano ad avvicinarsi.

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In montagna per Francesco
In montagna per Francesco - Racconto
 
 
Noi di GEO apparteniamo alla categoria di coloro che, per andare in montagna, ritengano vi sia, a prescindere, sempre un buon motivo. L’esperienza di un’ascesa escursionistica piuttosto che alpinistica, se fatta nel giusto modo, è qualcosa di inestimabile, capace di lasciare un segno nel cuore e nell’anima di chi la compie, un segno di leggerezza e purezza allo stesso tempo. Eppure, ci sono occasioni che assumono un significato ancora più particolare: tante volte abbiamo raccontato di salite faticose che hanno provato il corpo e l’anima, altre ancora che, a seguito di rischi sopraggiunti o di imprevisti pericolosi, hanno sollecitato la concentrazione e la presenza a se stessi.
Stavolta, invece, non è niente di quanto sopra, non raccontiamo di passaggi strapiombanti o di canali ghiacciati da superare, di gradi al limite delle nostre capacità o di ore ed ore di cammino sotto il sole… stavolta raccontiamo di un’ascesa semplice tecnicamente, mediamente faticosa, ma dall’intimo e raccolto significato. Raccontiamo di una gita fatta insieme agli amici dell’associazione “Passo dopo Passo” di Morlupo, per ricordare un amico ed un fratello che non c’è più, perché il suo sentiero, adesso, prosegue “solitario” da altre parti.
La giornata è discreta, un po’ di nuvole disturbano il sole ma senza minacciare pioggia, un vento costante ci accompagnerà per tutto il giro ad anello che ci siamo programmati. Dicevamo, gita paesaggisticamente remunerativa, per la prima parte quasi completamente in cresta, mentre al ritorno, a chiusura dell’anello, tra boschi e pascoli di media montagna: Forca di Castiglione, Monte La Piaggia, Valforana, Forca di Castiglione, ovvero una decina di km con un dislivello complessivo di circa 500 metri per complessive 4.30 ore di cammino, a ritmo regolare senza particolari strappi.
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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