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Monte Lupone
Monte Lupone [1378 m s.l.m.] - Recensione
 
 
Per l’escursione autunnale di domenica 9 novembre, la meta è il monte Lupone, facente parte della catena montuosa dei Lepini, che dai Colli Albani si estende verso Sud fino ai Colli Seiani, ad Est hanno la Valle del Sacco, e ad Ovest si affacciano sulla pianura Pontina. Numeroso il gruppo che ancora una volta decide di staccare per un giorno dalla vita cittadina per mettersi alla prova e arricchirsi attraverso la salita in montagna: l’appuntamento per la partenza è fissato per le 7.00. Già dal viaggio in auto abbiamo la possibilità di ammirare uno splendido panorama, con i tipici colori autunnali dai toni rossastro-castani, che avvolgono gli splendidi paesi arroccati nel versante montano. Si giunge dunque al punto di partenza, sopra a Rocca Massima: si salirà infatti dal lato nord e in cresta si proseguirà verso sud fino alla cima. Si parcheggiano le auto, ci si infila gli scarponi e si inizia con volontà ed entusiasmo la salita.
L’escursione comincia con una pendenza non eccessiva, immersi in uno splendido bosco, quasi fiabesco per le splendide tinte delle foglie che ricoprono il suolo e per le strane forme assunte dai tronchi di castagno circostanti. Proseguiamo senza riscontrare particolari difficoltà, fino a quando due componenti del gruppo sono costretti a fermarsi e riscendere subito all’auto causa un problema fisico già presente e riacutizzatosi durante il primo tratto di salita. La fitta nube che ci avvolge una volta raggiunta la cresta non ci permette inizialmente di godere il panorama circostante ma dona comunque una splendida atmosfera all’ambiente rendendolo quasi surreale, ma non per questo meno affascinante. Dopo un tratto in cresta, si rientra nel bosco per poi uscirne ed affrontare l’ultimo tratto in salita, che presenta difficoltà maggiori dovute alla gran quantità di piccole rocce e sassi di cui è disseminato il terreno. Il gruppo nonostante questo avanza quasi sempre compatto, senza eccessivi sfilacciamenti, con passo regolare e sicuro. La ferma volontà di raggiungere la vetta ha dunque ancora una volta la meglio sul “nemico” interiore e non ci lasciamo in alcun modo sopraffare da stanchezza e sforzo fisico. Raggiungiamo quindi la cima del monte Lupone (1378 m.s.l.m.) dopo poco più di tre ore di cammino, intorno alle 12.30, coprendo un dislivello di 600 mt., ma che tra i sali e scendi affrontati in cresta divengono all’incirca 800. Giusto in tempo di rifocillarci e riposare un po’ e si riparte subito per la discesa. Le nubi nel frattempo si sono alzate e lungo il ritorno abbiamo modo di ammirare il panorama circostante, bellissimo in particolar modo lo scenario che si apre alla nostra sinistra, dove si estende la pianura Pontina, con lo sguardo che giunge fino al Circeo più a sud e le isole Pontine all’orizzonte.
Arriviamo così alle auto intorno alle 16 passate, dopo 6 ore e 18 km circa di cammino. Un’ultima sosta in paese per i saluti conclude una splendida escursione, e riscendendo a valle, mentre cala la sera, ci sentiamo rigenerati. Lontani dal caos e dalla frenesia della città, rientriamo sì stanchi ma rinnovati interiormente e rinfrancati nello spirito, portando dentro gli impagabili colori e la magica atmosfera che la natura ci ha offerto.
 
Escursione GEO - Domenica 9 novembre
 
Monte Guadagnolo

Monte Guadagnolo [1218 m s.l.m.] - Recensione

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Inizi di ottobre nella provincia romana. Bel tempo e temperatura mite, molto mite.
Siamo diretti a San Gregorio da Sassola. Da lì inizieremo un’escursione sui monti Prenestini sicuramente non impegnativa, anche se comunque cammineremo per parecchie ore percorrendo un anello con un dislivello di 800 m.
San Gregorio è una sorpresa. Dei numerosi presenti solo uno vi era già stato. Ci arriviamo attraversando una parte di campagna romana dove un tempo passavano numerosi acquedotti romani. In questa zona sono stati dipinti parecchi di quei quadri dell’ottocento che illustravano l’atmosfera bucolica laziale. Quindi l’avvicinamento in auto è già di per sé piacevole.
A San Gregorio è il castello Brancaccio a sorprenderci. E’ imponente, ben conservato e dà una forte suggestione a tutto l’abitato.
Ci avviamo a piedi. Attraversando tratti di bosco dove i colori iniziano ad assumere le tonalità autunnali (anche se il meglio i boschi lo daranno tra qualche settimana), ci rallegriamo della compagnia. L’assenza di fatica vera facilita la conversazione.
Le radure a pascolo abbondano di rovi carichi di more. Ce ne sono tante e sono squisite. L’abbondanza di more in questo periodo testimonia di una scarsissima affluenza su questo percorso.
Mucche e cavalli bradi a pascolo libero sono sempre un bello spettacolo, specialmente i cavalli, che quando nitriscono e si allontanano al galoppo emozionano sempre. Dal vivo è certo meglio che al cinema.
Dopo tre orette, uscendo da una curva del sentiero boscoso, scorgiamo il Santuario della Mentorella. Il bosco copre la strada e il parcheggio, vediamo solo l’antico Santuario arroccato sulla rupe. La visione ci fa sentire un po’ come viandanti nel Medioevo. Una breve visita incrociando pellegrini e scalatori che arrampicano sulle pareti della rupe e si prosegue verso Monte Guadagnolo.
È nei giardini in cui sorge il monumento ai Caduti che ci fermiamo per mangiare. Siamo accanto alle falesie di Monte Guadagnolo e qualcuno dei presenti torna indietro con la memoria a quando praticò quelle vie.
Sulla via del ritorno assaporiamo le atmosfere che le medie altezze delle catene preappenniniche offrono. Anfratti boscosi, radure e passaggi in crinale che, più dello slancio tipico delle grandi altezze, suggeriscono il raccoglimento interiore.
Una buona domenica è passata. Ci siamo divertiti ed abbiamo respirato storia e natura della nostra terra.

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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