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Ripa Majala
Nonostante le avverse previsioni metereologiche la mattina del 28 settembre si è mostrata soleggiata e dal cielo limpido e insieme allo splendido paesaggio della Maremma laziale hanno fatto da cornice all’arrampicata svolta presso la falesia di Ripa Majala. Si arriva sul posto la mattina e preparate le attrezzature si da subito il via all’arrampicata, le varie vie sulla parete mettono alla prova i più esperti e servono da scuola per quelli che invece muovono i primi passi in questa attività. Anche se i vari percorsi, più o meno impegnativi, provano il fisico e la mente di ognuno dei partecipanti i paesaggi e tutta la natura circostante ripagano appieno lo sforzo compiuto. Arrivati a mattinata inoltrata ci si ripara sotto l’ombra degli alberi per poter pranzare tutti insieme, è proprio il pranzo che aggrega tutto il gruppo e che permette di poterci scambiare consigli ed impressioni sull’arrampicata e soprattutto di poterci confrontare per poter affrontare il prossimo appuntamento in modo ancora migliore.
 
 
  
 
Geo - Arrampicata
 
Monte Etna 2013 - Recensione
 Mercoledì 7 agosto, si è svolta la tradizionale e sempre ardua escursione sull’Etna, e come lo scorso anno, essa prevedeva la scalata completa fino in sommità, al cratere principale. Alla partenza non siamo esattamente, come si suol dire, freschi come le rose: l’orario di ritrovo è fissato alle 15.30 del pomeriggio, dopo già qualche giorno di campeggio sotto il secco clima siciliano.
Lo zaino risulta parecchio appesantito dall’equipaggiamento che deve fornire il necessario per passare anche la notte all’aria aperta, e comprende, tra l’altro, un kit di sopravvivenza “razionato” con acqua e cibo limitati. Un ulteriore fattore che contribuisce a porci di fronte alla nostra capacità di tenuta non solo fisica ma anche mentale: occorre infatti una buona capacità di autogestione per far sì che i viveri  bastino per l’intero arco delle quasi 22 ore totali di assenza dal campo-base. Consapevoli di ciò ci raduniamo compatti e, con spirito e buona volontà, cominciamo la salita. Il passo dettato dal gruppetto di testa è serrato, il ritmo intenso, e nonostante la pendenza non sia elevata, già prima dell’arrivo alla consueta tappa del rifugio Galvarina (1878 m s.l.m.), dopo circa 3 ore di cammino, avvertiamo i primi segnali di stanchezza. Il gruppo che, nonostante un paio di rocambolesche soste (impreziosite dalla presenza di non proprio amichevoli insetti), si è comunque sfaldato in gruppetti, si riunisce nella pianura sottostante l’oramai incombente dimora del dio del fuoco. La piana diviene l’accampamento di chi, non sentendo la forza sufficiente per andare avanti, decide di fermarsi: il resto della truppa continua con tenacia l’escursione, consapevole di dover percorrere almeno ancora 900 m di dislivello prima di accamparsi per la notte e deciso a spuntarla in questa lotta sia con sé stesso che con il maestoso monte (il più alto vulcano d’Europa nonché tra i più grandi al mondo).
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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