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Monti Ritornello e Brecciaro

Monte Ritornello (1874 m slm) e Monte Brecciaro (1954 m slm) - Recensione

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Mentre la Domenica del 25 Maggio per molti ha significato solo andare alle urne per votare o poltrire su un divano per noi ha significato salire di nuovo, stavolta affrontando le cime del Monte Ritornello (1874 m slm) e del Monte Brecciaro (1954 m slm).
La partenza la mattina alle 6.00 è stata accompagnata da un piacevole sole primaverile che ci ha accompagnato fino a Sigillo da dove è iniziata la salita, rivelatasi fin da subito poco agevole.
Dopo le prime difficoltà per guadare un torrente che attraversa il sentiero ci addentriamo nel fitto bosco da dove il sentiero diventa molto scosceso e scivoloso e come se non bastasse grossi massi impediscono di salire facilmente. Ma superati con tenacia anche questi ostacoli ci ritroviamo su un prato da dove possiamo scorgere il maestoso paesaggio di Valle Scura.
Da questo punto in poi nonostante la pendenza si sia fatta più impegnativa e la salita è continuata sotto un cielo che andava gradualmente coprendosi di nuvole, dopo circa tre ore di cammino giungiamo sulla cima del monte Ritornello a quota 1874m dalla quale possiamo scorgere la suggestiva sagoma del Monte Elefante. Da qui, dopo una breve pausa, ripartiamo tutti insieme verso la vetta.
La vetta del Monte Brecciaro dista da questo punto solamente una mezz’ora di cammino che, anche se dura, abbiamo affrontato con decisione.
Giunti in vetta a quota 1954m sotto un cielo che promette pioggia, abbiamo giusto il tempo per un pranzo leggero e veloce e per ammirare il volo di un rapace che volteggia in cielo sopra di noi, quasi a salutarci, per poi ripartire nuovamente e discendere il monte e concludere l’anello.
Durante la discesa costeggiamo la parete nord dell’imponente Monte Elefante, che ci mette alla prova con le sue distese di ghiaia, quando le prime gocce di pioggia iniziano a farsi sentire.
Terminata la discesa, dopo un breve tratto di bosco arriviamo sulla mulattiera che dopo una dura camminata, affrontata a passo veloce e sotto grandine e pioggia, ci ha riportato alle auto.
Verso le 18.00 ci siamo diretti nuovamente verso Roma, stanchi e completamente bagnati , ma felici di aver vissuto un’esperienza che solo la montagna può far provare. Felici di esserci astenuti, come sempre, dai “ludi cartacei” per vivere qualche ora oltre l’orizzonte dell’umano troppo umano.

 
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Monte Bicco

Monte Bicco - Recensione

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Sul calendario è ancora inverno ma le temperature sono già primaverili. L’appuntamento è alle 6.00 a Montelibretti dove, dopo rapidi saluti, saliamo su un’unica auto per dirigerci a Borgo Cerreto. Nel piccolo paese ci incontriamo con la nostra guida P. Caruso e, fatta la classica colazione con cornetto e caffè, partiamo alla volta dei monti Sibillini. Raggiungiamo verso le 8.30 gli impianti sciistici di Ussita Frontignano dove prendiamo una vecchia seggiovia monoposto che ci porta a quota 1830 m s. l. m. al rifugio Cristo delle Nevi.

Solo a questo punto la nostra guida ci comunica l’intenzione di scalare la cresta NE del monte Bicco  poiché le alte temperature hanno reso insicuri i vari canalini ancora colmi di neve. Noi, seppur un po’ titubanti, accettiamo. Iniziamo a camminare e dopo un breve pendio arriviamo ad un masso dove facciamo prove di arrampicata prima con gli scarponi e poi anche con i ramponi. Superato da tutti questo piccolo test, continuiamo a camminare fino alla base della cresta dove formiamo le cordate.

Attacchiamo subito la via che si inerpica ripida e stretta tra roccia e neve ma senza presentare particolari difficoltà. Dopo breve tempo incontriamo il punto più difficile della via che consiste in un passaggio di quinto grado. Questo dà a tutti, a chi più e a chi meno, qualche problema ma in breve tempo viene superato.  Quando il peggio sembrava oramai alle spalle accade un imprevisto: una pietra rotola giù finendo sulla testa di uno di noi provocandogli un taglio. Per fortuna niente di grave e dopo una “medicazione “ con la neve si decide di continuare.

Il resto della salita, anche se molto faticosa, prosegue senza altri intoppi. Raggiunta la vetta e fatte le foto di rito, riscendiamo per un semplice pendio nevoso. Giunti alle macchine decidiamo di andare al pronto soccorso di Spoleto per medicare la ferita e sincerarci che non sia effettivamente nulla di grave. Dopo il buon esito della visita ci salutiamo davanti ad una fresca birra con la promessa di nuove uscite.

 
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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

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