![]() Abbi massimo rispetto per questo luogo e per tutto ciò che quassù trovi, se tu non l’hai portato con fatica qualcun altro l’ha fatto. Se tu essere vivente non credi in un Essere Supremo guardati attorno e pensa se tu saresti in grado di fare tutto ciò che il tuo occhio vede. Amami e io non ti tradirò. Sii coraggioso e mi vincerai. Attento a dove posi il piede, per colpa tua qualcun altro più in basso può lasciarci la vita. Ai 1500 metri dimentica chi sei, con persone di differente età usa il voi, con persone della stessa età usa il tu. Ai 2000 metri dimentica il mondo, gli affanni, le tasse e goditi la vera pace. Ai 2500 metri dimentica il tuo io, la boria, la cultura, la forza fisica, perché se quassù sei giunto sei in tutto e per tutto uguale agli altri che quassù stanno. Non credere piccolo uomo di essere chissà chi, perché prima che tu esistessi io già c’ero e quando tu non esisterai più io ancora ci sarò. Firmato La Montagna
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Pizzo Deta (Monti Ernici) - 10.05.2009 |
 Giunti a Prato Campoli (quota 1134 ), siamo colti dalla maestosità dell’ambiente circostante, le giovani foglie di primavera colorano di un verde quasi fluorescente le fronde degli alberi, creando un bellissimo contrasto con l’intenso cielo azzurro di una splendida giornata di sole. Il percorso stabilito non prevede la classica salita per la direttissima (sentiero n. 16), preferiamo un circuito ad anello che ci porterà a percorrere il tratto iniziale del sentiero n. 19 fino al Vado della Rocca per poi proseguire in direzione Pizzo Deta (quota 2041), infine il ritorno a Prato Campoli scendendo per la direttissima. Iniziamo la nostra escursione percorrendo in direzione nord/est il vasto pianoro erboso contornato da splendide faggete, lo attraversiamo quasi interamente e poco prima della fine, sul lato destro c’inoltriamo nella faggeta. Dopo un primo tratto non faticosissimo raggiungiamo un cippo risalente al 1847 che marcava l’antico confine tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie, odierno confine tra Lazio e Abruzzo. Ci troviamo esattamente sulla linea spartiacque (tipico dei confini naturali) del costone di Pizzo Deta che degrada a Sud, procediamo facilmente verso Nord in una debole salita, facendo attenzione a mantenerci su questa schiena d’asino. |
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 Con questo termine ci si riferisce ad una complessa sintomatologia che può verificarsi in chi si spinge in alta quota. I sintomi I sintomi più comuni sono il senso di stordimento, mal di testa, debolezza o, al contrario, euforia, inappetenza, insonnia. La sintomatologia può complicarsi con cefalea resistente agli antidolorifici, nausea e vomito. L’ulteriore e drammatico decorso può essere rappresentato da edema polmonare e cerebrale. L'"ipossia" Tutte queste manifestazioni rispecchiano sostanzialmente la sofferenza dei tessuti esposti all’ipossia, cioè la condizione di scarsa disponibilità di ossigeno tipica dell’alta quota. Si comincia a parlare di ipossia sopra i 3500 metri. La sintomatologia è molto variabile tra i soggetti e questo riflette la diversa suscettibilità individuale. Tuttavia quasi tutti accusano qualche sintomo se ci si spinge verso i 5000 metri. Sulle Alpi queste quote sono meta di alpinisti in genere esperti, nel senso che richiedono buon allenamento e capacità tecniche. |
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